Dal sito “Otto per Mille” della CEI:

Il sistema prevede un periodo di tempo pari a tre anni per contare le scelte espresse dai contribuenti. In attesa di conoscerle in dettaglio, e di operare in base a queste la relativa suddivisione dell’otto per mille, lo Stato anticipa ogni anno alla Chiesa Cattolica una somma, successivamente precisata tramite conguaglio nel momento in cui le scelte saranno note.

Sarebbe interessante sapere per quale motivo la Chiesa percepisce i soldi dell’otto per mille in anticipo, mentre le Associazioni di Volontariato, le Onlus, le Associazioni di Promozione Sociale e gli Enti di Ricerca debbono ancora ricevere i quattrini del 5 per mille relativi al 2005.
E poi insistono a dire che i privilegi del Vaticano sono una farneticazione dei laicisti come me…

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Porno per mille

March 28, 2008

Dal sito “8xmille” della CEI:

I sacerdoti che si dedicano a una parrocchia vivono a tempo pieno per l’annuncio del Vangelo e per il servizio alla comunità loro affidata. In seguito alla revisione del Concordato tra Stato e Chiesa Cattolica, i sacerdoti non hanno più alcuna garanzia automatica e non ricevono più la congrua (una specie di “stipendio”) direttamente dallo Stato. Ma restano pur sempre i sacerdoti che noi vogliamo avere a disposizione, sempre, quando abbiamo bisogno di loro. Ma in quale modo oggi i sacerdoti vengono remunerati?
C’è chi gode di uno stipendio, magari di insegnante, e chi è sostenuto dalla propria comunità. Ma c’è anche chi non può contare su queste fonti e che quindi riceve una remunerazione integrativa dall’Istituto Centrale Sostentamento Clero, che utilizza a tale scopo, in prima battuta, i fondi raccolti con le Offerte deducibili per il sostentamento del clero. Qualora queste offerte non fossero sufficienti, si interviene con una parte dei fondi 8xmille destinati alla Chiesa Cattolica. La tua firma ha dunque anche contribuito a sostenere i nostri trentanove mila sacerdoti diocesani impegnati in Italia e nelle missioni nei paesi più poveri del mondo.

Dal Corriere.it di oggi:Così, tanto per darvi un’idea di dove vadano a finire i vostri soldi…

L’otto per mille è il meccanismo con cui lo Stato italiano, attraverso la scelta dei contribuenti, devolve una percentuale del gettito fiscale IRPEF (pari, appunto, all’8‰) allo Stato, alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose.
Il meccanismo fu messo a punto a seguito del nuovo Concordato del 1984, con il quale la religione cattolica cessò di essere religione di Stato, e quindi per lo Stato stesso divenne impossibile pagare direttamente gli stipendi del clero cattolico, come invece avveniva a partire dal Concordato del 19291 (c.d. “congrua”).
Negli anni successivi lo Stato ha siglato analoghi accordi anche con le Assemblee di Dio, con la Chiesa Valdese e con i Luterani, con gli Avventisti e con le Comunità Ebraiche; nel 2000, inoltre, lo Stato ha firmato intese anche con l’Unione Buddista Italiana e con i Testimoni di Geova, ma queste non sono ancora state ratificate dal Parlamento.
Il meccanismo dell’otto per mille è apparentemente semplice: ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi sceglie se destinare l’8‰ della propria IRPEF allo Stato, alla Chiesa Cattolica, agli Avventisti, alle Assemblee di Dio, ai Valdesi, ai Luterani, agli Ebrei, ovvero se non operare alcuna tra queste scelte.
È proprio in quest’ultima possibilità che si annida la parte “non trasparente” della vicenda, perché l’8 per mille di coloro che non esercitano alcuna scelta (i quali, sia detto per inciso, sono la maggioranza), che a rigor di logica non dovrebbe essere destinato ad alcuno dei sette beneficiari, viene invece ridistribuito tra questi ultimi, nella proporzione corrispondente alle scelte effettuate da chi ha esercitato l’opzione.
Per chiarire il meccanismo potrà essere utile un esempio pratico, basato sui dati relativi ai redditi dell’anno 2000.

Importo complessivo dell’8 per mille:
€ 897.077.477

Contribuenti che hanno espresso la scelta:
39,62%

Contribuenti che non hanno espresso la scelta:
60,38%

Gettito IRPEF corrispondente alle scelte espresse:
€ 355.422.084

Gettito IRPEF corrispondente alle scelte non espresse:
€ 541.655.363

Come dicevamo, questi ultimi cinquecento e passa milioni, provenienti da coloro che non hanno espresso alcuna volontà, vengono ridistribuiti tra i sette beneficiari in base al calcolo che si va qui di seguito ad illustrare.
Tanto per iniziare, si prendono in esame i contribuenti che hanno scelto esplicitamente la destinazione del proprio otto per mille, calcolando quale percentuale abbiano ottenuto, tra quei soli contribuenti, i sette possibili beneficiari. Qui di seguito si riportano le percentuali in questione, espresse in rapporto alla sola quota dei contribuenti che hanno esercitato l’opzione (in verde) e in rapporto al totale dei contribuenti (in rosso):

Chiesa Cattolica:
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 87,25%
Percentuale ottenuta sul totale: 34,57%

Stato:
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 10,28%
Percentuale ottenuta sul totale: 4,08%

Valdesi :
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 1,27%
Percentuale ottenuta sul totale: 0,51%

Comunità Ebraiche:
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 0,42%
Percentuale ottenuta sul totale: 0,16%

Luterani:
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 0,31%
Percentuale ottenuta sul totale: 0,12%

Avventisti:
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 0,27%
Percentuale ottenuta sul totale: 0,10%

Assemblee di Dio:
Percentuale ottenuta sui contribuenti che hanno scelto: 0,20%
Percentuale ottenuta sul totale: 0,08%

A questo punto si prende il totale dell’8 per mille non optato (pari, come si è visto, a cinquecento milioni di euro abbondanti) e lo si ripartisce tra i sette beneficiari, nelle stesse percentuali risultanti dalle scelte di chi ha esercitato l’opzione: alla Chiesa Cattolica, quindi, andrà l’87,25% di quell’importo, allo Stato il 10,28%, e così via, con le sole eccezioni dei Valdesi e delle Assemblee di Dio, che non partecipano a questa seconda distribuzione poiché devolvono la loro quota allo Stato.
L’effetto paradossale di questo meccanismo sta nel fatto che i beneficiari dell’8 per mille (e in particolar modo la Chiesa Cattolica) si vedono distribuire non solo i fondi di coloro che hanno scelto a chi erogarli, ma anche il denaro di quelli che non hanno espresso alcuna scelta. Per dirla con semplicità, non c’è scampo: l’8 per mille dell’IRPEF di ogni contribuente deve per forza essere destinato a uno o più di questi sette soggetti, che lo si voglia o no.
Il che produce, dati alla mano, ulteriori effetti ancora più paradossali.
Proviamo, infatti, a leggere un’altra serie di dati: per ogni beneficiario sono evidenziati in verde i fondi erogati in base alle scelte esplicite dei contribuenti, e in rosso i soldi ricevuti da coloro che non hanno esercitato alcuna scelta:

Chiesa Cattolica
Fondi erogati da chi ha scelto: 310.105.768
Fondi erogati da chi non ha scelto: 472.594.304

Stato
Fondi erogati da chi ha scelto: 36.537.390
Fondi erogati da chi non ha scelto: 63.644.505

Valdesi
Fondi erogati da chi ha scelto: 4.513.860
Fondi erogati da chi non ha scelto: 0
Comunità Ebraiche
Fondi erogati da chi ha scelto: 1.492.773
Fondi erogati da chi non ha scelto: 2.274.953

Luterani
Fondi erogati da chi ha scelto: 1.101.808
Fondi erogati da chi non ha scelto: 1.679.132

Avventisti
Fondi erogati da chi ha scelto: 959.640
Fondi erogati da chi non ha scelto: 1.462.469

Assemblee di Dio
Fondi erogati da chi ha scelto: 710.844
Fondi erogati da chi non ha scelto: 0

Com’era ovvio aspettarsi (il numero di contribuenti che non esercitano l’opzione è di gran lunga superiore al numero di coloro che optano), ciascuno dei sette beneficiari (con le due eccezioni di cui si è detto) percepisce la maggior parte dei fondi non da chi ha voluto destinarglieli, ma da coloro che non hanno espresso alcuna intenzione in tal senso.
E’ altrettanto evidente in base a questo meccanismo è proprio la che la Chiesa Cattolica, che raccoglie il maggior numero di consensi tra coloro che scelgono, ad avvantaggiarsi più di tutti dei soldi di chi non ha esercitato l’opzione.
Orbene, muovendo dal presupposto (ovvio, per la verità) che chi desidera destinare l’otto per mille della sua IRPEF alla Chiesa non deve fare altro che apporre una firma sul frontespizio della dichiarazione, si può desumere che chi non firma non desidera che quella destinazione abbia luogo: cionondimeno, circa l’85% del suo otto per mille viene comunque destinato alla Chiesa Cattolica, in base al meccanismo di ridistribuzione di cui si è detto sopra.
La conseguenza di tutta questa pappardella è che un mucchio di gente regala i propri soldi alla Chiesa Cattolica senza saperlo, e la Chiesa, da parte sua, accetta di buon grado senza battere ciglio.
Che ne dite, gente, dalla prossima dichiarazione dei redditi vogliamo stare attenti a dove finiscono i nostri quattrini?

Clerical typo (reprise)

March 17, 2008

Allora, gente, pare che l’arcano sia stato svelato.
Facciamo un passo indietro: in un post di ieri rendevo conto del fatto che digitando nella barra del browser l’indirizzo del mio blog, e dimenticando la “s” di “blogspot”, veniva fuori un bel sito di apologetica biblica.
Non nascondo che per qualche minuto ho coltivato l’illusione di essere diventato tanto inviso agli integralisti da indurli a procurarsi una sorta di rendita parassitaria a mio carico: cercano di redimere ogni miscredente che viene da me, ho pensato, contando sul fatto che potrebbe sbagliare a scrivere l’indirizzo.
La realtà, come spesso accade, è invece assai diversa dall’immaginazione: così, si è scoperto che i nostri amici hanno attivato uno script (credo si dica così) che dirotta i navigatori sul loro sito ogni volta che digitano un nome compreso nel dominio “blogpot” (vale a dire il famoso “blogspot” senza la “s”), anche se quel dominio, in effetti, non esiste. Per verificarlo, è sufficiente digitare un pugno di lettere a caso, seguite dal dominio in questione, come ad esempio:

http://qazwsxedcrfv.blogpot.com

In buona sostanza, quindi, il meccanismo è il seguente: costoro si beccano non solo le visite di tutti quelli che vogliono venire da me (lo so, sono un egocentrico e ben mi sta), ma anche quelle di ogni persona che, cercando di accedere ad un blog qualsiasi di blogspot, ometta di scrivere la “esse” incriminata; perfino nel caso in cui, oltre a dimenticarsi quella lettera, sbagli a digitare anche il nome del blog.
Il che, in estrema sintesi, può tradursi così: prenditi tutto quello che puoi, anche se proviene da chi non ha la minima intenzione di dartelo.
Ebbene, io sarò uno che pensa sempre male, ma la cosa, debbo dirlo, mi ricorda in modo inquietante il meccanismo dell’otto per mille: ripassatevelo qua, e ditemi voi se il principio non è lo stesso.
O sbaglio?

Clerical buyout

January 31, 2008

Da Wikipedia:

I finanziamenti alla Chiesa cattolica italiana da parte dello Stato italiano comprendono finanziamenti diretti ed altri tipi di oneri economici e finanziari:
– l’otto per mille (quote assegnate e ripartizione di quelle non assegnate)
– finanziamenti a scuole ed università private cattoliche
– contrattualistica differenziata per gli insegnanti di religione cattolica nella scuola pubblica
– finanziamenti a mezzi di comunicazione cattolici
– finanziamenti per infrastrutture di proprietà dello Stato Vaticano
– finanziamenti per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici
– esenzioni fiscali

Ottima esposizione, non c’è che dire: cionondimeno, mi punge vaghezza che sarebbe il caso di aggiungere una voce.
Vedete un po’ voi…

Invasione di campo

October 11, 2007

In estrema sintesi, la vicenda si può riassumere nel modo che segue.
La CEI (Conferenza Episcopale Italiana) controlla il CSI (Centro Sportivo Italiano); il CSI, a sua volta, ha recentemente acquisito la gestione dell’Ancona Calcio, attualmente militante in serie C/1, Girone B.
Stante quanto sopra, preparatevi a sorbirvi una nuova serie di pistolotti, quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo:

  • difesa della dignità umana del pallone;
  • intangibilità delle partite dal concepimento fino al fischio naturale;
  • immoralità della prevenzione degli infortuni attraverso i parastinchi;
  • condanna della moviola quale strumento scientista e relativista.

Come se non bastasse, ogni volta che la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) multerà la società perché i suoi tifosi hanno scritto su uno striscione che l’arbitro è un gran figlio di troia, saprete che fine ha fatto una parte del vostro otto per mille.
Buon campionato.

Volontà obbligatoria

August 6, 2007

Sul sito di Avvenire, in un corsivo suggestivamente intitolato “Ristabiliamo la verità”, Monsignor Giovanni Nervo ci regala una pittoresca interpretazione del meccanismo dell’otto per mille:

«Il cittadino italiano sceglie liberamente, se vuole, di destinare l’8 per mille delle tasse che deve allo Stato a beneficio della Chiesa cattolica per il mantenimento del clero, per le iniziative pastorali e caritative, o di altre confessioni religiose, o alle iniziative assistenziali dello Stato».

Il quadro sarebbe davvero edificante, se non sorvolasse spudoratamente su alcuni aspetti essenziali della vicenda. Che ne dite se facciamo un istante mente locale?

  1. Il cittadino italiano dell’esempio, “se vuole”, sceglie liberamente di destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica: e fin qui, Monsignore, ci siamo.

  2. Il cittadino italiano, sempre “se vuole”, sceglie liberamente di destinare l’otto per mille ad altri soggetti (Comunità Ebraiche, Valdesi, Assemblee di Dio, Avventisti, Stato Italiano, Luterani): anche questa, ne convengo, è una scelta che può vagamente configurarsi come libera (anche se ci sarebbe da chiedersi perché l’otto per mille non si possa dare ai musulmani, ai Testimoni di Genova, agli adoratori di Manitù, etc. etc.: ma questi, a quanto pare, sono dettagli).

  3. Ciò che il buon Nervo sottace, tuttavia, è quello che accade al cittadino italiano “se non vuole” dare l’otto per mille ad alcuna delle suddette organizzazioni: in questo caso, com’è ormai noto, la sua quota si ripartisce tra tutti i possibili beneficiari, nella proporzione corrispondente alle scelte effettuate da chi ha esercitato l’opzione.

Per farla breve, non si può non volere: o vuoi, e allora ti è consentito scegliere, oppure non vuoi, e allora devi adeguarti a quello che hanno deciso coloro che vogliono, i quali, quindi, finiscono per disporre dei tuoi soldi come meglio credono.
Che ne dice, Monsignor Nervo, cancelliamo quel “liberamente”, oppure vogliamo continuare a prenderci allegramente per i fondelli?

Italia, una famiglia qualsiasi, un pomeriggio di luglio:

«Mamma?»
«Dimmi, Angelo».
«Dovrei comperarmi le scarpe nuove».
«Di nuovo? E quanto costano?»

«Centocinquanta euro, ma’».
«Caspiterina! Evvabbe’, vorrà dire che adesso ti do i soldi e… ma scusa, Angelo, tu non avevi giusto centocinquanta euro da parte, quelli che ti avevo regalato a Natale?»

«In effetti, sì».
«E allora comprale con quei soldi le scarpe, no?»

«Va bene. Allora me li dai tu i centocinquanta euro che devo dare a Giacomo perché me li ha vinti a poker?»
«Eh no! Io coi miei soldi i debiti di gioco non te li pago, eh! Arrangiati da solo, te l’ho detto mille volte, di lasciar perdere le carte!»
«Ok. Allora, guarda, i centocinquanta euro miei li metto nella tasca sinistra, vedi? Invece quelli che mi dai tu li metto nella destra: stai pur certa che le scarpe le pago coi centocinquanta euro tuoi, prendendoli dalla tasca destra, e quando vado da Giacomo a saldare il debito del poker, invece, pesco dalla sinistra, così sono sicuro di dargli i miei. Sei contenta adesso?»

Dopo aver letto attentamente questo esempio, fate un salto sul Corriere: e ditemi voi se Don Domenico Pompili, affermando che l’8 per mille non verrà destinato al risarcimento delle vittime dei preti pedofili, non ci prende un po’ per il culo.

Indignazione particolare

June 24, 2007

Ora, intitolare uno spettacolo “La Madonna piange sperma” potrà anche essere ritenuto di cattivo gusto; ciascuno è libero di esprimere il proprio punto di vista sulla questione, anche se è evidente che per farsi un’idea ragionevole sarebbe stato necessario vederla, la performance; cosa che evidentemente non è stata possibile, stante l’inevitabile retromarcia che è seguita alla valanga di lamentazioni piovute da ogni dove.
Sarebbe quantomeno dignitoso, tuttavia, che la schiera degli indignati si risparmiasse considerazioni simili a quelle che oggi è dato leggere sul sito Cultura Cattolica:

Quello che mi chiedo è se queste manifestazioni debbano essere patrocinate e finanziate con i nostri soldi. Se qualcuno vuole fare ”Arte” la faccia almeno a spese proprie, se piace, la gente pagherà il biglietto.

E’ decisamente paradossale, per usare un eufemismo, che un argomento del genere venga utilizzato da chi ogni anno incamera milioni di euro con l’otto per mille, più della metà dei quali all’insaputa dei donatori; da chi gode dell’esenzione sull’ICI, sulle imposte sulle successioni e sulle donazioni, sull’IRPEF, sull’IRES; da chi beneficia di contributi statali per finanziare l’attività delle proprie scuole confessionali; da chi ha il potere di scegliere gli insegnanti di religione da inviare nelle scuole della Repubblica e di farli assumere direttamente dallo Stato; da chi si avvantaggia delle risorse pubbliche in modi tanto disparati e fantasiosi che elencarli tutti sarebbe un’impresa di proporzioni enciclopediche.
Quindi indignatevi pure, se ritenete che il titolo di quello spettacolo offendesse il vostro buon gusto: troverete più di una sponda, anche nel mazzo dei laicisti più irrecuperabili; ma abbiate la decenza di non scandalizzarvi del fatto che quello spettacolo dovesse essere finanziato con i denari della collettività.
Voi, che nell’accaparrarvi i soldi pubblici per i vostri scopi particolari siete dei maestri provetti, non ve lo potete proprio permettere.

Ormai è diventato un appuntamento fisso: con l’inizio della primavera nei palinsesti televisivi cominciano ad apparire gli spot con cui la Chiesa Cattolica chiede agli italiani l’8 per mille dell’IRPEF, comunicando che utilizzerà i fondi ricevuti per l’assistenza ai disabili e agli anziani, per il recupero dei tossicodipendenti, per il sostegno ai paesi del terzo mondo, per l’accoglienza dei senza tetto e per analoghe opere di carità.

Tuttavia, se ci si prende la briga di verificare come la Chiesa, nella realtà dei fatti, impieghi effettivamente i denari, ci si imbatte in alcune sorprendenti circostanze.
All’indirizzo internet 8xmille.it la C.E.I. pubblica, tra le altre cose, i rendiconti di spesa dei fondi ricevuti con l’otto per mille: l’esposizione, per la verità, è piuttosto contorta e farraginosa, ma se ci si arma di carta e penna, di una calcolatrice e di un pizzico di pazienza se ne può venire a capo nel giro di un paio d’ore; tante ne ho impiegate io, per sintetizzare gli impieghi relativi all’anno 2005, che possono essere riassunti come segue:

Impiego dei fondi assegnati
Sacerdoti, euro 315 milioni
Culto e Pastorale, euro 271 milioni
Edilizia di culto, euro 130 milioni
Carità, euro 115 milioni
Terzo Mondo, euro 80 milioni
Beni culturali, euro 70 milioni
Fondo di riserva, euro 3 milioni.
Totale dei fondi assegnati, euro 984 milioni

Esaminando le voci appena elencate, si rileva che la più significativa (circa il 32% del totale) è quella relativa al sostentamento dei sacerdoti, che attraverso l’otto per mille viene sostanziosamente integrato dallo Stato italiano; nel sito Internet della C.E.I. è spiegato, infatti, che circa il 57% dei fondi necessari al sostentamento del clero deriva dall’otto per mille: si tratta quindi di un contributo piuttosto corposo, specie se si considera che un ulteriore 22% del fabbisogno viene finanziato attraverso gli stipendi dei sacerdoti che lavorano (ad esempio gli insegnanti di religione, pagati dallo Stato ma scelti dal Vaticano): in un modo o nell’altro, quindi, il denaro pubblico copre una quota che sfiora il 70% di quanto necessario a mantenere i sacerdoti.

La seconda voce di spesa (circa il 28% del totale), è denominata “Culto e Pastorale”: scartabellando sul sito internet della C.E.I. ci viene spiegato che in questa dicitura(dal significato piuttosto oscuro per un profano) è ricompreso il finanziamento delle opere pastorali (famiglie religiose e volontariato laicale), del fondo catechesi per l’educazione cristiana, dei tribunali ecclesiastici regionali, dei fondi attribuiti alle diocesi per la cura delle anime, la formazione del clero, la catechesi, le facoltà teologiche e gli istituti religiosi. E’ del tutto evidente che, se si eccettuano le opere pastorali, le altre attività finanziate hanno ben poco a che vedere con le generose opere di carità mostrate negli spot: si può affermare quindi, con un’approssimazione assai modesta, che circa l’80% di questa voce di spesa, corrispondente al 22% dei finanziamenti totali, viene destinata a finanziare il funzionamento interno della Chiesa Cattolica e dei suoi apparati.

Circa il 13% del finanziamento totale viene poi destinato alla cosiddetta “Edilizia di culto”, cioè agli interventi edilizi in favore delle parrocchie, delle case canoniche, delle aule per il catechismo (ma non dei parcheggi, delle palestre, degli impianti sportivi, delle aule scolastiche).

Dando per scontato che le voci “Carità” e “Terzo mondo”, pari complessivamente al 20% del totale, riguardino attività più o meno corrispondenti a quelle reclamizzate negli spot, che gli impieghi in favore dei “Beni culturali”, pari al 7% del totale, finiscano in qualche modo per arrecare dei benefici alla collettività, e trascurato il trascurabile accantonamento al “Fondo di Riserva”, si possono tirare le somme e tornare a riflettere, alla luce di questi numeri, sui messaggi pubblicitari di cui parlavamo all’inizio.

Ebbene, i risultati dell’elaborazione sono a dir poco sorprendenti: il 67% dei fondi ricevuti con l’otto per mille vengono destinati a utilizzi che non corrispondono affatto agli impieghi reclamizzati negli spot, ma che riguardano piuttosto il mantenimento dell’apparato della Chiesa Cattolica, dei suoi dipendenti, dei suoi fabbricati e delle sue infrastrutture; solo il residuo 33% dei fondi viene speso per attività in qualche modo corrispondenti a quelle mostrate nelle pubblicità televisive, su cui la Chiesa ha investito, negli ultimi anni, risorse ingentissime (probabilmente finanziate a loro volta con l’otto per mille degli anni precedenti).

Così, per ogni dieci euro di IRPEF che il contribuente versa nelle casse della Chiesa Cattolica con l’otto per mille, solo tre vengono effettivamente destinati alle finalità che, probabilmente, l’hanno indotto ad operare quella scelta.

A questi ragionamenti si potrebbe eccepire, come in effetti spesso viene fatto, che chi destina l’otto per mille alla Chiesa non lo fa tanto perché è stato convinto dal contenuto degli spot, quanto, piuttosto, perché intende finanziare la Chiesa Cattolica nel suo complesso; se così fosse, però, si dovrebbe concludere che quei messaggi pubblicitari non servono a niente, e che gli investimenti effettuati per realizzarli sono denaro buttato dalla finestra. A voi pare possibile, che la Chiesa ponga in essere con tanta disinvoltura un simile spreco?

Ma c’è di più. E’ ormai noto che gran parte dei fondi, in virtù del perverso meccanismo di redistribuzione dell’otto per mille per cui non è stata espressa alcuna scelta, pervengono alla Chiesa da contribuenti che non hanno manifestato alcuna volontà di darglieli: ebbene, anche quei denari, evidentemente, vengono impiegati nel modo che si è appena descritto, con conseguenze a dir poco paradossali.

Un esempio?

Monsignor Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, non perde occasione di ribadire che l’omosessualità è un comportamento perverso e deviato, ma che esso può essere corretto, a patto che non sia stato praticato troppo a lungo e non sia divenuto quindi irreversibile. Non me ne vorrete se mentre finisco di scrivere questo post immagino il monsignore che se ne torna a casa dopo l’ennesima intervista, mangia, finisce di leggere il giornale acquistato al mattino, si lava i denti e se ne va a dormire.

Non è bizzarro che buona parte di quella cena, di quel giornale, di quel dentifricio, siano stati stati inconsapevolmente pagati anche da coloro che ha appena finito di insultare?