Allora, gente, ho un po’ di cose da dirvi. Tanto per cominciare, il primo sondaggio del Premio Giornalistico “Un uomo, un perché”, quello dedicato all’ineffabile Davide Rondoni, si è concluso con la schiacciante vittoria del seguente brano:

«Mentre scrivo non ho ancora ovviamente i dati sull’ascolto del dibattito televisivo voluto da Michele Santoro intorno a un discusso filmato Bbc preti sui pedofili. Ma comunque vada, una cosa è certa: la Chiesa esce da questa faccenda a testa alta».

Ciò premesso, veniamo al sondaggio odierno (il secondo delle eliminatorie), che ha per oggetto le esternazioni di una coppia di giornalisti: Alessandro Gnocchi (saggista e scrittore) e Mario Palmaro (Docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma). La combinazione tra i due, che sono soliti scrivere insieme sulle colonne del Giornale, è davvero esplosiva: anche stavolta, insomma, avrete l’imbarazzo della scelta.
Perciò votate, votate, votate.
E ricordate: come in ogni gara che si rispetti, il bello deve ancora arrivare…

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Sotto il vello di pecora si nasconde il solito vizio della sinistra radical chic, che drena voti dai moderati per perseguire la trasformazione in senso nichilista della società. (Il Giornale, 6 ottobre 2007)
Dunque non è stato Bagnasco ad entrare in tackle scivolato sulla politica. Il Presidente della CEI, per continuare con il paragone calcistico, è stato fermo al centro della sua area ed è entrato pulito sul pallone. (Il Giornale, 18 settembre 2007)
Era ora di finirla con quei sacerdoti in jeans e chitarra che pensavano di essere più vicini ai loro fedeli e, invece, erano solo più lontani dal Cielo. (Il Giornale, 16 settembre 2007)
L’aborto è innanzitutto il prodotto di una cattiva cultura. (Il Giornale, 9 settembre 2007)
La cosa più importante per un politico è la capacità di pensare e agire secondo categorie cristiane, anche senza esserlo. (Il Giornale, 30 giugno 2007)
Il concepito d’uomo minacciato di aborto procurato sarebbe il destinatario perfetto delle preoccupazioni filantropiche di Amnesty, che preferisce stare dalla parte dei più forti quando in gioco c’è la vita di un essere umano innocente, ma invisibile. (Il Giornale, 21 giugno 2007)
Maschio e femmina sarebbero solo delle categorie culturali, che debbono essere superate dalla libera determinazione del singolo. Dai post-comunisti siamo approdati ai trans-comunisti. (Il Giornale, 9 giugno 2007)
I nostri nonni avevano magari dieci o quindici figli, ma non li avevano messi al mondo con il miraggio del tesoretto procuratogli dallo Stato. Li avevano messi al mondo per la certezza della loro fede. (Il Giornale, 27 maggio 2007)
Il matrimonio e la famiglia sono un bene oggettivo, patrimonio di tutti gli uomini, credenti e no. (Il Giornale, 15 maggio 2007)
Cominciò con il divorzio, invocato solo per i casi drammatici: e oggi siamo alla parificazione delle coppie omosessuali al matrimonio. (Il Giornale, 4 febbraio 2007)
Ma compulsare il catalogo online alla ricerca dell’ovulo migliore significa proprio questo: ridurre l’uomo a una cosa. (Il Giornale, 1° febbraio 2007)
Non esiste affatto un principio giuridico che riconosca agli uomini il diritto a qualsiasi cosa desiderata. C’è sempre un giudizio sulla accettabilità, sulla bontà del contenuto della richiesta: e questo è, a ben guardare, il nodo da sciogliere quando si parla di eutanasia. (Il Giornale, 19 dicembre 2006)
Povero uomo occidentale, che buttando dalla finestra dei grandi magazzini le statuette del presepe si illude magari di essere veramente civile e tollerante. (Il Giornale, 30 novembre 2006)

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