Non è la prima volta che il mio amico Alessandro mi manda per mail quella che lui ritiene una semplice segnalazione, ma in realtà è un post bello e buono: come l’altra volta, mi limito a copiare e incollare.

Leggo sulla Stampa:

«La sentenza del Tribunale di Cagliari appare in netto contrasto con la legge 40 e l’interpretazione della Corte Costituzionale: un giudice non può emettere un giudizo che smentisce la legge e la Consulta». Il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, ha commentato così la decisione del Tribunale di Cagliari in merito alla diagnosi pre-impianto.

Poi leggo sull’Espresso:

(Giovanni Paolo II) nel 1995, nell’enciclica “Evangelium Vitae”, arrivò a reclamare la pubblica disubbidienza a Cesare, in nome di Dio: “Quando una legge civile legittima l’aborto o l’eutanasia, cessa, per ciò stesso, di essere una vera legge civile, cioè moralmente obbligante”; è “del tutto priva di autentica validità giuridica”.

Insomma, come dire, con la legge fanno un po’ come cazzo gli pare…

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Mentre sto guidando verso casa il mio amico Alessandro mi telefona e mi dice che mi ha appena inviato una notizia via mail: «Appena arrivi a casa leggila», mi fa, «devi assolutamente scriverci un post!»
Quando controllo la posta, tuttavia, mi rendo conto che non sarei capace, neanche impegnandomi al massimo, di commentare il fatto meglio di quanto non abbia già fatto lui stesso segnalandomelo; così, risparmiando tempo e fatica, vi giro le direttamente le sue considerazioni così come le ho ricevute.

Da Repubblica del 29-06, pag 16:
KUBICA SALVO DOPO LO SCHIANTO, UN MIRACOLO DI WOJTYLA
Robert Kubica, 22 anni, pilota polacco che corre con il nome di Giovanni Paolo II stampato sul casco, non se la sente di giudicare. La chiesa invece vuole approfondire e ha inserito questo terribile incidente, il più spaventoso da dieci anni a questa parte in Formula 1 (ndr: non è vero per niente, te lo dice uno che guarda tutte le corse), nel dossier sul processo di beatificazione di Giovanni Paolo II (…) la Chiesa pensa che dietro a questo fortunato epilogo ci possa essere la protezione divina del santo padre e ha dato incarico a Oder Slawomir, prete polacco, postulatore della causa di beatificazione per conto del Vicariato di Roma, di raccogliere documenti e testimonianze sull’accaduto (…)

Mi vengono in mente un po’ di cose:

  1. Il papa intercede per Kubica perchè è polacco e perchè c’ha il nome sul casco: invece per Senna, che pur essendo cattolico era stato così fregnone da non scriversi il nome del papa sul casco, non ha ritenuto di intercedere. Insomma: non mi hai scritto il nome sulla capoccia? Puoi pure andare alla malora, cazzi tuoi.
  2. Piu’ in generale, il buon Dio salva il giovane miliardario famoso e lascia schiattare gli altri. Leggo da Wikipedia:” Le ferite da incidenti di traffico uccidono quasi 350 persone al giorno, o più di 127.000 ogni anno nella regione europea monitorata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Anche qui, cazzi loro.

La mail di Alessandro, per la verità, comprendeva anche un punto 3), che però evito di riportare, ritenendolo più adatto a una conversazione tra amici che alla pubblicazione su un blog: mentre vi invito a immaginarne il contenuto, tuttavia, confermo ad Alessandro che anche su quel punto sono perfettamente d’accordo con lui.