Accaventiquattro

April 8, 2008

Orbene, amiche ed amici, la novità è la seguente.
La Ministra Turco deve essersi resa conto (bontà sua) che la prescrizione della pillola del giorno dopo sta diventando un problema (un problema mica da ridere, tra l’altro); così ha deciso di mettere a disposizione l’URP (Ufficio per le Relazioni con il Pubblico) del Ministero per raccogliere le denunce di eventuali difficoltà, assicurando che si potrà telefonare delle 9:00 alle 12:00, oppure scrivere una e-mail, nel qual caso le segnalazioni saranno esaminate entro 24/48 ore.
Ora, lungi da me l’idea di criticare un’iniziativa del genere: sta di fatto, però, che noi, senza avere l’URP, ‘sta cosa la facciamo già da qualche mese, 24 ore su 24, e oltre a raccogliere le segnalazioni diamo una mano a chi vuole sporgere denuncia.
In buona sostanza: se trombate in orari di ufficio, e volete limitarvi a raccontare che vi hanno negato il Norlevo, scrivete al Ministero; se invece (come pare capiti più di consueto) il guaio vi succede di notte, vi fanno fare una via crucis prima di darvi ciò a cui avete diritto, e la cosa vi fa incazzare al punto che volete denunciare tutti, fate un salto su Soccorso Civile.
Quando si dice la sussidiarietà, eh?

Per gli amanti del genere, qua la versione ufficiale.

Tortura genetica

March 26, 2008

L’atrofia muscolare spinale colpisce un bambino ogni seimila nati vivi.
Nella sua forma più grave, nota come atrofia muscolare spinale di tipo 1 o malattia di Werdnig-Hoffmann, essa causa la paralisi dei muscoli del tronco e l’immobilità della gabbia toracica: nella maggior parte dei casi, quindi, si rendono necessarie la tracheostomia, la ventilazione assistita e la nutrizione artificiale, effettuata con tubi collocati nel naso o direttamente nello stomaco del neonato.
A causa della paralisi dei muscoli respiratori, inoltre, qualsiasi banale infezione bronco-polmonare si trasforma in un vero e proprio evento fatale; la malattia, pertanto, ha generalmente un decorso assai rapido: la morte interviene di solito entro 6 o 7 mesi (caratterizzati dal calvario appena descritto), e assai raramente il neonato supera l’anno di vita.
L’atrofia muscolare spinale è una malattia genetica: il che implica che è possibile individuarla direttamente nell’embrione, attraverso la diagnosi pre-impianto.
Orbene, può accadere che due genitori, avendo già perduto un figlio a causa di quella malattia terribile, si decidano a fare gli esami, scoprano di essere portatori sani e decidano quindi di affidarsi alla fecondazione assistita, in modo da poter accertare se l’embrione sia affetto da quella patologia prima ancora di impiantarlo nell’utero.
Si dà il caso, tuttavia, che nel paese in cui quei genitori hanno la sventura di vivere la diagnosi pre-impianto sia vietata da una legge proibizionista e confessionale che neanche i membri dell’Inquisizione Spagnola avrebbero saputo scrivere meglio di così, e che il Ministro della Salute di quel paese, teoricamente obbligato già da sette mesi ad emanare le linee guida che potrebbero limitare gli effetti disastrosi di quella legge, faccia orecchie da mercante, terrorizzato dagli anatemi degli immancabili integralisti di turno.
Il risultato di questa singolare congiuntura è che i portatori di malattie genetiche, se non hanno i soldi per andare a fare all’estero quello che non possono fare in Italia, hanno di fronte una simpaticissima alternativa: o rinunciano a fare figli, oppure si rassegnano a correre il rischio di vederli nascere, agonizzare qualche mese tra tubi, tubicini e ventilatori, e infine morire.
Il tutto, si badi, in nome della dignità della vita umana.
E poi dicono che questo paese ripudia la tortura…

Nomenclatore o silenziatore?

February 6, 2008

Sarò sintetico, per quanto la faccenda che debbo raccontarvi me lo consentirà.
Com’è noto, ci sono un sacco di malattie che costringono le persone alla quasi completa immobilità; com’è forse meno noto, tuttavia, esistono dei macchinari che potrebbero consentire a quelle persone di scrivere, parlare, navigare su internet, insomma di continuare a interagire con il mondo esterno, sfruttando alcune minime motilità residue (una mano, un dito, addirittura il movimento oculare).
Ovviamente, si tratta di strumenti che costano cari, e che non tutti (specie le persone malate e disabili, che probabilmente spendono già una quota considerevole del loro reddito per le necessarie terapie e misure di assistenza) possono permettersi: cionondimeno, il Servizio Sanitario non prevede il rimborso per l’acquisto di quei macchinari, condannando di fatto migliaia di malati ad una vera e propria sepoltura nel buio e nel silenzio.
La cosa, ne converrete, è già drammatica di per sé; se poi si analizzano i motivi per cui il rimborso non viene concesso, la vicenda diventa addirittura grottesca: il problema è che il Nomenclatore Tariffario, cioè l’elenco delle strumentazioni rimborsabili, non viene modificato dal 1999, nonostante la legge che lo istituva imponesse di aggiornarlo ogni due anni, e quindi non può contenere l’indicazione di macchinari e attrezzature che in quell’epoca non esistevano ancora.
Il Ministro Livia Turco, dopo aver creato due Commissioni che hanno portato a termine l’opera di aggiornamento del Nomenclatore Tariffario, non si decide a firmare il provvedimento che è già pronto sulla sua scrivania: le persone malate, quindi, rischiano di vedere ancora una volta calpestati i loro diritti, se quella firma (una firma, gente, una cazzo di firma) non verrà apposta prima della fine della legislatura. Alla quale, com’è noto, manca pochissimo.
Cosa si può fare?, direte voi.
Tanto per cominciare, si può scrivere a Livia Turco, unendosi all’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni, cliccando qua. Vuoi vedere che, a forza di ricevere mail, la nostra amica si convince a fare quel ghirigoro su un foglio di carta?
Siamo agli sgoccioli, Ministro: lei che ne dice, restituire la libertà di parola ai malati e ai disabili rientra negli affari correnti?

[È sera. L’incontro si svolge nelle stanze particolari della Sen. Binetti. Pesanti crocifissi, rosari, caciocavalli, cilici e fruste di velluto pencolano silenziosi dal soffitto. Nel momento in cui l’On. Turco varca la soglia, si ode solo il salmodiare sicuro della Sen. Binetti che recita le orazioni, e l’affaccendarsi operoso della servitù in cucina].

Livia: Allora Paola, hai visto eh, come sono stata brava con quella storia degli embrioni, la vita, tutti fratelli e sorelle, il Santo Padre è contento, nessuno che abbia fatto volare una mosca…
Paola: (distratta, assente gelida) Mah, beh, sì…
Livia: (piccata) E allora?
Paola: (ecumenica, severa ma con un bellissimo sorriso cattolico fatto di severità ma anche sublime bontà e comprensione): Non è abbastanza…
Livia: In che senso non è abbastanza?
Paola: (gasata, si dà un giro al cilicio) Noi cattolici siamo sempre pronti a riaccogliere chi sbaglia: e – credimi – benché solo doverose, le retromarce su droga ed embrione ci hanno soddisfatto, però è ora di affrontare anche altri temi, altri problemi…
Livia: Intendi nuove linee guida per l’aborto e in generale piccole restrizioni che poi piano piano vadano a minare l’impianto stesso della 194, con successive modifiche e restrizioni che immancabilmente portino alla “verifica” e conseguente abolizione del diritto stesso ad abortire?
Paola: Esatto, anche se avevo un po’ paura della reazione del tuo partito – oh scusa, del tuo ex-partito…
Livia: Paola, qui sono io che ti devo bacchettare: noi del PCI…
Paola: (estasiata, si dà un altro giro al cilicio): Sì, bacchettami, bacchettami tutta, dammi una bella bacchettata sul…
Livia: (la interrompe, interdetta) Dicevo, Paola, che commetti un peccato di leggerezza se trascuri…
Paola: (ennesimo giro al cilicio, trasfigurata dalla foia): Io un solo peccato? Ma io di peccati ne commetto tanti, sempre, e devo essere punita, battuta, ancora… – dai, battimi qui, poi battimi lì, poi sbattimi sulla panca…
Livia: (spazientita) Paola, PORCA MADONNA!!!
Paola: (si calma un po’): Allora dicevi?
Livia: Allora dicevo che non puoi trascurare la nostra storia cinquantennale di opportunismo, ti rinfresco velocemente la memoria: nel 1974 abbiamo cavalcato il divorzio, ma solo all’ultimo momento perché abbiamo capito che si vinceva e noi comunque non volevamo sciogliere le camere; abbiamo marciato col pauperismo per tamponare a sinistra quando Occhetto e D’Alema andavano a fare le regate coi 12 metri, le cooperative stanziavano fondi neri tipo maxitangente Enimont e Consorte si scalava anche la mamma; l’ambientalismo l’abbiamo messo nelle tesi congressuali dai ’70 in poi perché piaceva a quegli imbecilli delle sagre paesane – insomma, in quanto a compromessi osceni in pura funzione di potere i democristiani veri siamo noi, figurati se ci fermiamo davanti all’embrione, all’aborto e ai diritti dei gay, …
Paola: (severa): Si dice froci!
Livia: (risoluta, spedita, raccogliendo le fila del discorso) Sì vabbeh, dicevo, figurati che cazzo ce ne frega a noi di quattro stronzi sterili e due froci! Avendo cavalcato tutto e il contrario di tutto solo per opportunismo, figurati se ci spaventa spostarci verso l’integralismo cattolico. “Cavalcare tutto per condividere e socializzare”, ecco il nostro motto: Che Guevara e Kennedy, Gramsci e Don Sturzo, liberalismo e sindacati, Pippo e Gambadilegno, Milan e Inter… Che ‘sta roba non sta in piedi e pigliamo per il culo la gente, in un paese normale lo capirebbe anche uno studente delle medie, ma noi lo vogliamo cambiare o no questo paese?! Come hanno detto Fassino e l’Anna: “Con i teo-dem ci metteremo d’accordo, il dialogo è importante”.
Paola: (con negli occhi lo sguardo da Terminator della fede) Certo che lo vogliamo cambiare.
Livia: Bene, allora d’accordo. (Tossendo) Scusa Paola, non hai qualcosa da bere?
Paola: Certo, facciamo la pausa per il tè. (Chiama il cameriere suonando un campanellino) Bane! Bane Kalla!

[Entra un negro con una nerchia enorme, coperta solo da un gonnellino tipo “Arrapaho” degli Squallor. Serve il tè a Paola e all’ospite. Passa qualche minuto].

Livia: Dicevo, allora intesi Paola, e grazie per tutto quello che voi cattolici state facendo per noi, siamo commossi. Senza di voi, non so veramente dove saremmo, o dove si andrebbe a finire…
Paola: Dovere.
Livia: Allora ciao.
Paola: Ciao. (Alzando la voce, mentre Livia sta uscendo). Non dimentichi qualcosa?
Livia: (dall’altra stanza, presso la porta) Eh? Ah, sì, scusa: (a voce alta) E SEMPRE SIA LODATO!
Paola: (gemendo, con un tono di voce simile all’arrapamento di prima): E poi?..
Livia: (uscendo, a squarciagola): E SEMPRE SIANO FATTI I DISEGNI DEL SIGNORE!!!
Paola: (in estasi, mentre in sottofondo si ode distinto il fruscìo del cilicio): Vengo… vengo, cazzo, e dire che dovrei essere in chiesa adesso… VENGOOOOOO!!!!!!!!!!!!

(Postato da Anskji su accorato invito del padrone di casa)

E io che ancora me la prendo con la Binetti e con Volontè…

Intervento transcerebrale

April 26, 2007

Luca Volontè sul Resto del Carlino:

«L’ultima di Livia Turco è francamente esilarante. Il servizio sanitario pubblico dovrebbe farsi carico delle operazioni dei transessuali. La proposta viene da Vladimiro Guadagno, un signore che si ‘sente’ signorina e vorrebbe, non solo continuare ad andare nei bagni delle donne, ma pure aver il rimborso per le operazioni di lifting, di ingrossamento del seno, ditegli(*) zigomi etc. La signora Maria e sua figlia Filomena, invece non possono aver il rimborso per rifarsi né il seno, né il naso».

Non sarei tanto pessimista, Onorevole Volontè: stia pure certo che il trapianto (o l’impianto) del Suo cervello sarebbe interamente rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale.

Come tutte le prestazioni mediche da effettuarsi d’urgenza.

(*) Riporto fedelmente il testo: il refuso, “ditegli” anziché “degli”, è roba sua.

Déjà vu

January 17, 2007

Ellen Bergman: «Decidere della propria morte nella Svezia odierna viene considerato come qualcosa di vergognoso e di criminale. I medici hanno paura. Perché dobbiamo ucciderci soffrendo? La morte invece dovrebbe avere una bella fine».

(Piergiorgio Welby: «Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza».)

Il Ministro svedese Maria Larsson: «Anziché utilizzare questo metodo vorrei puntare a migliorare i sistemi per lenire i dolori e garantire una maggiore cura».

(Il Ministro italiano Livia Turco: «Vado da lui per capire se posso aiutarlo ad attenuare la sofferenza».)