Libertà obbligatoria

May 16, 2008

Marina Corradi su Avvenire:

Perché in realtà di destra, di sinistra, di ideo­logia e anche di politica, almeno così com’è, agli italiani oggi non importa molto. Forse ci vuole qualcosa di con­creto per tornare a crederci: iniziare a dire che i figli sono un patrimonio co­mune, da riconoscere e sostenere. Da­re coraggio, a chi trova il coraggio di a­vere figli. Ricominciare, in quest’Italia stanca, dai bambini: o, almeno, dalla libertà di averne.

Sbaglio, o la libertà di avere figli implica necessariamente la libertà di non averne?
Qualcuno, per pietà, glielo spieghi.

Uno, due, tre, stella!

April 17, 2008

Su Avvenire di oggi Marina Corradi firma un articolo intitolato “Quel vizio antico di ritenersi migliori”.
Il titolo mi fa già incazzare abbastanza da indurmi a non leggere il resto.
Saluti.

Abrogazione assistita

March 3, 2008

Da Alice notizie:

In presenza di segni di vitalità, il feto venuto alla luce va sempre rianimato, anche col no dei genitori. Lo dice il Comitato Nazionale di Bioetica.

Dal programma elettorale della lista Pro-Life di Giuliano Ferrara:

I nostri candidati si impegnano a promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo.

Marina Corradi su Avvenire:

Scopriranno con un sussulto di aspettare un figlio che non vogliono, e si rincuoreranno: beh, c’è la pillola, ora. Una pillola semplice, e nessun complicato pensiero. (…) Quello che però torna tagliente come una lama di coltello il giorno in cui stringi felice fra le braccia un figlio (in un pensiero lacerante: il figlio che non è nato, era come lui). Quello che rode dolorosamente se poi nessun figlio, quando lo vuoi, arriva, e tu continui per sempre a ricordarti di ‘lui’.

Mi sembra che non ci siano più dubbi. Il disegno è chiarissimo, l’operazione culturale fin troppo scoperta: prendi le donne che abortiscono e poi lavoratele, con pazienza e cinismo, facendo tutto quello che è possibile fare per accentuare il suo senso di colpa e portarlo ben oltre il limite che è umanamente possibile sostenere.
Mostrati accogliente, ma fai in modo che quel feto debba essere rianimato o seppellito, così che resti al suo posto, nei panni di un individuo drammaticamente disabile o di una piccola croce bianca, a ricordare il peccato commesso; non smettere di sorridere, ma ricorda con un sospiro i laceranti rimorsi da cui quelle donne dovranno difendersi; dichiarati solidale, ma lasciati scappare due o tre parole sulla possibilità che dopo aver abortito non riescano più ad avere figli, nemmeno se lo vorranno.
Dicono che non la vogliono toccare, la 194: e io, che fino a qualche giorno fa scuotevo la testa scettico, adesso ci credo davvero.
Non la vogliono toccare (e io ci credo) perché non avranno alcun bisogno di farlo: di questo passo (è un passo veloce, badate) saranno proprio loro, le donne, a implorare di abrogare quella legge, in modo da poter tornare ad abortire dalle mammane, proprio come quarant’anni fa.
E, finalmente, non dover più sopportare questo stillicidio.

Se questo è un uomo

December 30, 2007

Marina Corradi su Avvenire:

Quell’immagine al terzo mese di gravidanza – quando l’aborto è perfettamente legale – è un fatto: non è cattolica nè integralista, non è ideologica. È oggettiva: così è un uomo, a dodici settimane (e se qualcuno non vuole farlo vedere, dovrebbe per onestà domandarsi perchè). Se questo è un uomo, dunque, prima di ogni altra discussione filosofica o etica, potremmo cominciare a guardarlo, a farlo guardare ai nostri figli, e a onestamente riconoscere ciò che è.

Sarò pure un miscredente, io, però conosco l’italiano; e dove non arrivo (per ignoranza, per dimenticanza, per l’età che avanza, così facciamo una bella rima tripla) mi aiuto con gli strumenti che mi vengono messi a disposizione dalle case editrici o, male che vada, dalla rete.
Consultando uno dei tanti dizionari online, per esempio, ho la conferma del fatto che le parole “uomo” e “feto” non sono sinonimi; il che vuol dire, a occhio e croce, che esse sono state coniate allo scopo di significare due cose diverse.
Ciò non implica, ovviamente, che della circostanza non si possa discutere; sta di fatto, tuttavia, che qualsiasi dibattito sull’argomento, ove si fondi su basi vagamente scientifiche, condurrebbe a risultati a dir poco mortificanti per chi, come la Corradi, attribuisce la qualifica di uomo a un feto di tre mesi; da ciò si desume, a meno che non mi sfugga qualcosa, che la disinvoltura con cui (non soltanto nel caso di specie) la discutibile operazione di identificazione viene posta in essere sia ispirata non tanto dalla sicurezza in ciò che si afferma, ma piuttosto dalla necessità di saltare a pie’ pari un passaggio logico del quale si conosce benissimo la debolezza. Il che, adoperando la proprietà di sintesi tanto invocata dalle nostre maestre elementari, è a un tiro di schioppo da ciò che correntemente viene definito come malafede.
Ma c’è di più.
Se l’attribuzione della qualifica di uomo a un feto di tre mesi può essere considerata (compiendo uno sforzo immane per amor di discussione) controversa (ce lo concederà, almeno questo, la Dottoressa Corradi?), essa deve invece ritenersi perfettamente appropriata in relazione a un africano che muore di AIDS: perché, dunque, le immagini di quegli uomini agonizzanti non vengono mostrate ai nostri figli, in due o tre dimensioni, con le stesse modalità che la Corradi invoca per i feti?
Sarebbe uno spettacolo altrettanto istruttivo, credetemi: un esempio di oggettività di fronte al quale domandarsi, tutti insieme, perché mai le discussioni etiche e quelle filosofiche non vengano messe da parte, consentendo ai quei disgraziati di infilarsi un preservativo, invece di scagliare anatemi e prospettare ai contravventori le fiamme dell’inferno.
Oppure, Dottoressa Corradi, dobbiamo concludere che un africano (magari uno ancora piccolo come quello della foto, per usare il metodo delle immagini strazianti che sembra esserle tanto caro) sia meno uomo di un feto?

Nostalgia canaglia (reprise)

December 19, 2007

Marina Corradi su Avvenire:

Un dirigente del ministero spiega quasi con un velo di imbarazzo che della ‘norma’ fa parte anche un 10 per cento di casi il cui il meningococco è fulminante, gli antibiotici impotenti, e l’organismo si arrende. Non restiamo anche noi stupiti all’annuncio di questa non lieve percentuale di sconfitta? Come quando, in un vecchio cimitero di montagna, ti imbatti ancora in quegli angoli di antiche piccole tombe, allineate e dello stesso anno, e i figli ti chiedono attoniti come è possibile che morissero insieme tanti bambini, e tu gli spieghi che prima degli antibiotici, cioè appena sessanta anni fa, si moriva anche di scarlattina. Già, prima degli antibiotici, anni luce fa. Quando perdere un figlio era normale, e diventare vecchi una rarità. Quante cose ci siamo scordati in sessant’anni. La precarietà come costante di vita, la paura del contagio che poteva farsi rapidamente violenza verso poveri fasulli untori. Le pesti collettive che cancellavano anche la pietà. Poi, è stata scoperta la penicillina. Salvo che dal cancro e dall’infarto, in Occidente siamo un’umanità pressoché garantita. Fino a quando un meningococco maligno si accanisce in una festa di ragazzi nella Marca trevigiana. La cosa non alterererà le statistiche nazionali, ma per tre giorni avrà aperto fra quelle terre pacifiche una crepa sottile e profonda, che oscura di ricordi gli sguardi dei vecchi, e sbalordisce i più giovani: così vivevano gli uomini una volta, quando non credevano di essere immortali.

L’animaletto nella foto si chiama Yersinia pestis, ed è l’agente eziologico della peste: la malattia, che oggi (nell’epoca in cui gli uomini credono di essere immortali) uccide ancora due o tremila esseri umani l’anno, ha fatto secche 25 milioni di persone tra il 541 e il 542 (Peste di Giustiniano), 75 milioni tra il 1347 e il 1351 (Peste Nera), 20 milioni tra il 1855 e il 1950 (Terza Pandemia).
Bei tempi, eh, Dottoressa Corradi?

Cari amici,
la seconda tappa del Premio Giornalistico “Un uomo, un perché”, dedicato alla strana coppia Gnocchi-Palmaro, ha registrato un vero e proprio plebiscito in favore della seguente frase:

«La cosa più importante per un politico è la capacità di pensare e agire secondo categorie cristiane, anche senza esserlo.».

Non c’è che dire, stiamo mettendo insieme un bel campionario di amenità: roba da lasciar presagire, dopo le eliminatorie, una votazione finale pirotecnica.
Questo fine settimana, per la terza puntata del nostro concorso, vi lascio in compagnia di un vero e proprio pezzo da novanta: sto parlando dell’inimitabile Marina Corradi, incisiva ed appassionata editorialista di Avvenire. Anche in questo caso, ne sono certo, scegliere sarà un problema:
d’altra parte ve l’avevo detto, che stiamo parlando di fuoriclasse, no?
Stavolta avete tutto il fine settimana, per esprimervi: perciò votate, votate, votate.
E confessatevi, domenica.

.q_dB2jnH_c_t { background-color:#ecf7fd ! important; width:85%; font-family:Arial, Helvetica, sans-serif; border: 1px solid; text-align: left; border-color:#414d5a ! important; } .q_dB2jnH_h_t { margin: 1px; padding:5px; background-color:#c7eafd ! important; font-size:13px ! important; } .q_dB2jnH_h_t a { color:#f7381c ! important; text-decoration: none; font-weight: bold; } .q_dB2jnH_m,.q_dB2jnH_r { color:#0a0a0a ! important; padding:5px; font-size:12px ! important; } .q_dB2jnH_q { margin-bottom: 5px; } .q_dB2jnH_m a,.q_dB2jnH_r a{ color:#f7381c ! important; } .q_dB2jnH_fm { margin:0px; } .q_dB2jnH_fm label { } .q_dB2jnH_b { margin:10px 0 5px 0; text-align:center; font-size:12px ! important; } .q_dB2jnH_b input { padding: 2px 4px; } * .q_dB2jnH_b input { overflow: visible; } #q_dB2jnH_bt p { display: block; font-size: 11px !important; margin: 5px 0 10px; } .q_dB2jnH_f_t { text-align:center; margin: 1px; padding: 5px; font-size:10px ! important; background-color:#c7eafd ! important; } .q_dB2jnH_f_t a { color:#b60000 ! important; font-size:10px ! important; } .q_dB2jnH_a_c { background-color:#c7eafd ! important; padding:4px; margin-bottom:5px; } .q_dB2jnH_a_b { background-color:#f7381c ! important; height:10px; } .q_dB2jnH_c_t table { border-collapse: collapse; border-spacing: 0; margin-top: 5px; } .q_dB2jnH_c_t table td { vertical-align: top; padding: 1px 3px; } .q_dB2jnH_c_t table td.ans { vertical-align: middle; text-align: left; }

Certa educazione sessuale, che pretende di spiegare il corpo e ignorare tutto il resto del desiderio dell’uomo, è invece un povero libretto di istruzioni messo in mano ai ragazzi. (Avvenire, 11 ottobre 2007)
Se l’embrione ibernato è portatore di dignità umana tanto da essere adottabile, come pensare di poter creare altri orfani? (Avvenire, 20 settembre 2007)
Che però ci si chini sul ventre di una donna, e diagnosticando una malattia si pratichi l’aborto affermando di difendere il figlio, è una notevole manipolazione della realtà. (Avvenire, 29 agosto 2007)
Pacs o Dico paiono nascere anche in questa logica: minore impegno, e facilità di scioglimento. (Avvenire, 27 giugno 2007)
L’idea di alterare le cellule che originano un uomo non piace alla gente semplice. Che avverte istintivamente il sapore, in queste manipolazioni, di un limite trasgredito. (Avvenire, 18 maggio 2007)
E se il matrimonio è regolato giuridicamente, lo è per la sua funzione sociale orientata ad avere ed educare figli. (Avvenire, 17 maggio 2007)
Che un medico, per quanto fautore dell’eutanasia, possa decidere quando è l’ora di dare la morte al paziente, appare difficilmente credibile. (Avvenire, 25 aprile 2007)
Rifiutando l’irrilevanza culturale che le si voleva imporre, e la pretesa che le cose di Dio fossero solo in cielo, la Chiesa ha abitato il campo di battaglia della modernità. (Avvenire, 20 marzo 2007)
Il presunto difetto intravisto fra le ombre dell’ecografia è un dubbio insopportabile, nel tempo in cui il diritto alla salute è dato per scontato, e si comincia a parlare di una eugenetica buona. (Avvenire, 8 marzo 2007)
La ratifica del documento da parte di quegli stati che ancora non ammettono l’aborto potrebbe introdurre nelle loro legislazioni le premesse perché la facoltà di abortire sia concessa a disabili e portatori di malattie ereditarie, in una opzione preferenziale che odora pesantemente di eugenetica. (Avvenire, 2 febbraio 2007)
Sotto le apparenze democratiche, l’ideologia del gender è totalitaria. (Avvenire, 31 gennaio 2007)
Se, poi, a invocare l’eutanasia legale sono gli stessi che sostengono lo scarto degli embrioni difettosi, o l’utilizzo della vita nascente nella tentata terapia dei già nati, in una logica in fondo efficientistica, non si può evitare il dubbio che questa loro pietà sia una strumentalizzazione dei sentimenti comuni, ai fini di un mondo più efficiente. (Avvenire, 26 settembre 2006)
Tocca al Papa difendere i fondamenti della civiltà. (Avvenire, 19 settembre 2006)

Sgomento differenziato

September 13, 2007

Marina Corradi su Avvenire:

È un libro, anzi una enciclopedia il Dna, che racconterà a chi sappia leggerla davvero molto di noi.
(…)
E dunque perché innervosirsi, che cosa temere? Semplicemente, uno Stato che pretenda di schedarci nei segreti anche a noi sconosciuti, ci sgomenta.

Ah, ecco. Invece uno che ci guarda dall’alto e ci giudica anche se ci frulla per la testa un pensiero qualsiasi, quello non la sgomenta.
Questione di punti di vista…

Si dà il caso che

May 30, 2007

Si dà il caso che una donna incinta all’ottavo mese venga trovata uccisa nella propria abitazione, e che l’omicidio venga unanimemente ritenuto il drammatico esito di una rapina.
Si dà il caso che una illustre editorialista dell’Avvenire scriva un articolo in cui imputa la responsabilità dell’efferato delitto, oltre che al suo materiale esecutore, al laicismo dilagante, per colpa del quale, a suo dire, il valore della vita umana è andato via via diminuendo nella considerazione generale.
Si dà il caso che l’ineffabile commentatrice, nelle conclusioni dell’articolo in questione, contrapponga quella disumana indifferenza, che si concretizza quotidianamente nel sostegno ad analoghi attentati contro la vita quali l’aborto, la pillola del giorno dopo, l’eutanasia, la ricerca scientifica sugli embrioni, alla letizia e alla fecondità della famiglia naturale, simbolo di serenità e amore, affermando che a quest’ultima, la famiglia, andrebbero destinate cura e attenzione, anziché ai diabolici argomenti dei relativisti, che minano le fondamenta della collettività.
Si dà il caso che il giorno dopo, per l’omicidio della donna, venga arrestato il marito.
Si dà il caso che io attenda con viva curiosità un cenno qualsiasi da parte della illustre editorialista.
Tanto per vedere, adesso, come la mette.

Marina Corradi su Avvenire di ieri:

«Dopo l’omicidio Raciti allo stadio di Catania, compiuto – senza una ragione – da adolescenti, un intellettuale laico di quella città, Pietro Barcellona, ha detto: si gioca con la morte, quando la vita vale niente. Il dubbio è proprio questo. Che si uccida per pochi soldi o per dei rancori banali, che non si riconosca più, nella furia, un bambino, o il ventre colmo di vita di una madre, che continui a succedere, davvero è un caso, o il segno eclatante di una smemoratezza, di una crescente indifferenza sul valore assoluto di ogni vita? Forse è tempo di chiederselo, davanti a quella casetta col prato ben rasato violata, a quella giovane madre uccisa a botte. Erano in due. Sarebbe stata una bambina».

Dal volume «365 delitti: uno al giorno», Riva & Viganò, edito da Baldini & Castoldi:

  • 4 settembre 1910, Pellaro (RC): esponenti non identificati dell’organizzazione “Mano Nera”, per vendicare una delazione, uccidono a coltellate Giuseppe Ruvolino, la moglie Giuseppa Manara, nonché i loro sei figli di anni 14, 11, 10, 8, di mesi 10 e di mesi 4.

  • 20 novembre 1945, Villarbasse (TO): Giovanni D’Ignoti, Giovanni Puleo e Francesco La Barbera, a scopo di rapina, uccidono a bastonate Massimo Gianoli, avvocato, Antonio Ferrero, fittavolo, e sua moglie Anna Varetto, Teresa Delfino, domestica, Fiorina Maffiotto e Rosa Martinoli, donne delle pulizie, e i rispettivi mariti Gregorio Doleatto e Domenico Rosso, Renato Morra, agricoltore, e Marcello Gastaldi, Garzone.

  • 29 novembre 1946, Milano: Caterina Fort , commessa di pasticceria, massacra a colpi di spranga la moglie del suo amante, Franca Pappalardo, di anni 40, nonché suoi figli Giovanni, di anni 7, Giuseppina, di anni 5, e Antonio, di mesi 10.

L’elenco potrebbe continuare, ma non ho il tempo, né la voglia, di allungarlo: mi limito a segnalare a Marina Corradi che nel 1910, nel 1945 e nel 1946 l’aborto era considerato un reato, il testamento biologico non era che una locuzione senza significato, e la sperimentazione sugli embrioni era fantascienza allo stato puro.
Così, tanto per riflettere sulle cause dell’indifferenza al valore della vita.

Marina Corradi su Avvenire:

«Noi siamo liberi; ma in realtà, tra le barriere dei tempi del lavoro, del costo della vita, dei servizi mancanti, siamo liberi soprattutto di scegliere di “non” avere più di un figlio».

Che ne dice, Marina, ci vogliamo mettere anche la presenza di una legge illiberale e confessionale, tra quelle barriere? Così, tanto per essere esaustivi.

«Nella piazza del 12 maggio, davanti a un milione di persone, Eugenia Roccella ha insistito sul grave divario italiano fra la maternità e la sua realizzazione. Su quei due figli che diventano uno. L’essere madri è una questione di libertà, si è detto da quel palco, e il milione in piazza ha applaudito».

Strano, però: quando lo dicevamo noi, che essere madri è una questione di libertà, ci ridevate dietro. Oppure sono io che ricordo male?

«I figli in più, che in certi Paesi sono un reato, da noi vengono guardati come un lusso, un privilegio per benestanti».

Questo è vero: ma è ancora più vero da quando, per colpa vostra, le persone con problemi di fertilità possono sperare di avere un figlio solo se dispongono di risorse sufficienti per recarsi all’estero.

Non c’è altro da aggiungere, a onor del vero, se si eccettua una considerazione dal retrogusto piuttosto amaro: dopo averci imposto il loro punto di vista, costringendoci tutti ad adottarlo per legge, adesso si appropriano perfino delle nostre argomentazioni, spiegazzandole senza pudore per cercare di renderle funzionali ai loro scopi: manca poco che ci prendano fisicamente, uno per uno, e ci impongano di presentarci in televisione a giurare e spergiurare che hanno ragione loro.
A quel punto, quando l’opera sarà completata, forse ci lasceranno in pace.