Centimetri

August 1, 2008

Il primo giorno di mare è ogni anno lo stesso.
Suo fratello si ferma sulla striscia di mattonelle che attraversa la spiaggia e porta agli ombrelloni, senza andare né avanti né indietro; schifo della sabbia, dicono alcuni, paura di camminare su qualcosa di non perfettamente stabile, rispondono altri, forse non gli piace stare al mare, suggeriscono altri ancora, si diverte a prenderci per il culo come sempre, sostiene una corrente di pensiero decisamente minoritaria ma non per questo meno autorevole.
Sia come sia, suo fratello si blocca, e non c’è più verso di fargli fare un passo che è uno: è da quel momento esatto che inizia la kermesse annuale necessaria per convincerlo a camminare sulla sabbia e a raggiungere l’agognata postazione balneare.
Sono solo pochi centimetri fino all’ombrellone, che la titolare dello stabilimento avvicina ogni anno a quella striscia di mattonelle, cercando di agevolare l’operazione e violando le gerarchie che la spiaggia ha maturato in quarant’anni di storia (“Ti darei proprio quello vicino alla passerella, credimi, ma quello è il posto dell’ingegnere dal 1979, chi glielo dice che quest’anno deve cambiare? Però stavolta abbiamo preso il terzo della fila, ché l’avvocato viene poco e l’altro giorno mi ha detto che non ci tiene”): eppure quei pochi centimetri sono tutt’altro che uno scherzo.
Nel corso degli anni la squadra incaricata di portare a termine la missione è andata via via aumentando di numero: prima era composta solo dalla ristretta cerchia dei familiari, ma col tempo si sono aggiunti gli amici, i vicini di ombrellone, le loro mogli e i loro figli, i volenterosi semisconosciuti o sconosciuti del tutto che propongono soluzioni alternative, i bagnini, le loro abbronzate ammiratrici, a volte persino qualche occasionale venditore maghrebino che propone imprevedibili soluzioni islameggianti con accento non sempre intellegibile.
Una task force bella e buona, impegnata ogni anno in quella che è diventata una specie di consuetudine, di rito, di liturgia: convincere suo fratello a mettere i piedi nella sabbia e a poggiare il culo su quella che diventerà la sua postazione fissa per tutta l’estate.
Un mucchio di gente, per coprire un pugno di centimetri.
Per azzerare una distanza, si direbbe, piccola ma apparentemente insuperabile, che invece ogni anno finisce per essere colmata grazie alla cazzata di turno: la cazzata geniale che convincerà suo fratello a recedere da ogni proposito di immobilità marittima (una cazzata sempre diversa, ché suo fratello avrà pure la Sindrome di Down, ma è rigorosissimo e non accetterebbe di lasciarsi irretire due volte dallo stesso espediente).
Qualcuno dei vicini di ombrellone dà la sensazione di pensarci tutto l’anno, allo stratagemma che proporrà ad agosto, nella speranza di risultare l’autore dell’idea decisiva e raccogliere compiaciuto le congratulazioni degli altri (“bella dritta, sai che nun ciavevo penzato a dije che da là er gelato fa prima a arriva’ dal bar?”), non prive di una punta di invidia (“ce potevo penza’ io, porcatroia, mo me tocca aspetta’ ‘n anno”), guardandosi intorno soddisfatto con la faccia di quello che la sa più lunga di tutti (“aho, quest’anno se nun c’ero stava ancora là fermo!”).
All’inizio si vergognavano un po’, quelli della famiglia, di coinvolgere tanta gente in una questione che alla fine della fiera riguardava solo loro: una questione delicata, la definivano, e intanto minimizzavano e rifiutavano gentilmente le prime offerte d’aiuto con l’aria di chi non ne ha per niente bisogno.
Poi, col tempo, hanno imparato.
Hanno imparato che forse quei centimetri potevano diventare un obiettivo anche per gli altri, che per potersi dire davvero generosi bisogna evitare di essere parsimoniosi nel chiedere, oltre che nel dare, che tutto sommato ci si può fare pure una risata, invece di farsi spuntare la solita lacrimuccia, e cercare una strada diversa, magari insieme a qualche sconosciuto.
Così gli anni passano, e si portano dietro un mucchio di cose che vengono, rimangono quanto possono rimanere e poi se ne vanno, lasciando talvolta un senso di sollievo, talaltra un male da togliere il fiato; oppure, come succede spesso, tutti e due.
Tra le cose che restano, però, c’è sempre quella manciata di centimetri che separano la passerella dall’ombrellone.
A ricordare, se ce ne fosse bisogno, che vale sempre la pena di fare un pezzo di strada insieme.

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