1977

August 24, 2007


C’est que c’est. Far. Filastrocca psicotica, ballata morbosa, adorabile incalzare enfatico. New wave, ma non “intellettuale”, come dissero. Funky, bizzarro, ripudia urlante il 1977, dall’ufficio di un grattacielo di Manhattan. Propulsione di note. Basso e batteria. Attenzione. Crea dipendenza.

You start a conversation you can’t seem to finish it
You’re talkin’ a lot but you’re not sayin’ anything
When I have nothing to say my lips are sealed
Say something once why say it again!

Eno. NATO Rock and Roll. Musicista, scultore, pittore, cultore del “non”. Palindromo, eterna affermazione e negazione, perennemente ossessionato dal fare, dal voler penetrare espressivamente emozioni e percezioni, dal volerle a tutti i costi spiegare. Quintali, tonnellate di produzioni artistiche. Raffinatissime. Memorabile, un concerto con i Velvet Underground, e Hero, con David Bowie. Solo quello.

The boy who tried to vanish to the future or past
Is no longer here with his sad blue eyes.
Here he comes
He floated away and as he rose above reason…

Dial 99999. Punk begins, il messaggio dei Clash. Ma c’erano rockabilly, ska, R&B, una precisa linea politica e tanta cura nell’esecuzione, nel gruppo punkrock inglese più lodato dalla una critica. Se all’inizio compirono blandi gesti rivoluzionari (Sten Guns in Knightsbridge, Under Heavy Manners) nell’ostentazione di crimini minori per far arrivare la denuncia del vuoto e delle sofferenze, finirono per invocare una presa di coscienza della condizione proletaria dei kids. Un messaggio positivo, insomma, a differenza che per gli altri gruppi punk. Li definirono per questo “The only band that matters”. Si trovarono malissimo con i Sex Pistols. Nonostante questo, Strummer nel 1977:

“Valgono più due minuti di Johnny Rotten che due ore di 101′ ers”.

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