Buio, controbuio, over /4

October 3, 2008

Quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni, va verso la libertà. Ma il razzista non vuole la libertà. Ne ha paura. (Tahar Ben Jelloun)

Cliccare qua per un’adeguata colonna sonora.

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Buio, controbuio, over /3

October 1, 2008

Dalla Repubblica.it:

L’hanno fermato all’uscita da scuola, braccato, pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all’interno della macchina di servizio. Sette agenti della polizia municipale di Parma – questa la denuncia fatta in mattinata ai carabinieri del Comando locale – hanno aggredito alle 18,25 di ieri al parco cittadino ex Eridania Bonsu Emmanuel Foster, giovane studente ghanese di 22 anni – riducendolo con un occhio nero, una gamba malmessa (il ragazzo zoppica) e diverse lesioni, come testimonia il referto ospedaliero.
(…)
Il giovane racconta di essere stato insultato: insulti razzisti. Gli è stato negato il permesso di telefonare a casa: solo alle 23 è arrivato il padre dello studente. Senza spiegazioni plausibile davanti a quell’occhio nero “mi hanno detto che era caduto ed era stato fermato perché non voleva dare le sue generalità” ha detto il padre, il giovane è stato rilasciato. E la polizia ha consegnato alla famiglia Bonsu una busta del Comune di Parma contenente i verbali con scritto sopra: “Emmanuel negro”.
(…)
Emmanuel chiede più volte di telefonare. “Mi è stato negato, ma sono maggiorenne e ne avevo diritto. Mi dicevano “negro muoviti” e poi…poi alle 22 hanno chiamato mio padre.

Mi sono permesso di incollare gli stralci più significativi, ma credetemi: vale la pena di leggerla tutta, questa edificante impresa dei vigili urbani di Parma.
Qualche giorno fa mi chiedevo quante volte dovrò ancora vergognarmi, per essere nato in un paese che si è ridotto così.
Mi punge vaghezza, tuttavia, che farei prima a contare quelle in cui non sarò costretto a farlo.

(Prostituta nigeriana, Parma, comando dei Vigili Urbani)

Devastazione monocratica

August 6, 2008

Dal sito di Luca Volontè:

Per il deputato dell’Unione di Centro Luca Volontè la decisione con cui il Tribunale di Bologna ha stabilito l’affidamento condiviso di una bimba di 10 anni ai genitori con il padre dichiaratamente omosessuale, devasta i diritti dell’infanzia.
La decisione, spiega, “non contrasta certamente con il diritto del minore a ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi i genitori, ancorché separati”. Ciò che per Volontè solleva contrarietà è “il contesto nel quale il figlio può essere inserito in conseguenza della decisione e che dovrebbe essere valutato caso per caso”. Un bimbo, per il deputato, “non può crescere in maniera equilibrata e serena con molteplici figure maschili che si scambiano il ruolo di padre”.
La sentenza quindi “devasta il diritto del bambino a vivere un’infanzia o un’adolescenza normale“.

Dal Corriere di oggi:

VIBO VALENTIA – È stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Vibo Valentia un agricoltore 40enne che, da oltre 14 anni, malmenava e segregava in casa la moglie e le 5 figlie minorenni, impedendo loro di uscire se non in sua compagnia e costringendo giornalmente la propria consorte a sottostare ad ogni sorta di violenza sessuale, anche in presenza delle bambine.

Può darsi che Volontè abbia ragione: per il ruolo di padre i bambini hanno bisogno di una figura maschile unica.
Volete mettere, la soddisfazione di farsi devastare l’infanzia in modo normale?

Dalla Stampa.it:

Non è detto che una donna che indossa un paio di pantaloni jeans non possa essere violentata: infatti «questo indumento non è paragonabile ad una specie di cintura di castità». Lo ha stabilito la Cassazione, che con sentenza 30403 di oggi ha confermato la condanna nei confronti di un 37enne che aveva molestato la figlia ancora adolescente della sua compagna infilandole le mani sotto i jeans.
(…)
La Terza Sezione Penale ha respinto questa tesi soprattutto sul punto dei jeans: infatti, aderendo alla pronuncia della Corte territoriale ha messo nero su bianco che «il fatto che la ragazza indossasse pantaloni di tipo jeans non era ostativo al toccamento interno delle parti intime, essendo possibile farlo penetrando con la mano dentro l’indumento non essendo questo paragonabile ad una specie di cintura di castità».

Perdonate la mia pignoleria, ma a ben guardare la questione è seria.
Il punto, secondo la Cassazione, sembra consistere nella circostanza che sia possibile o non sia possibile introdurre una mano nelle parti intime di una donna da dentro l’indumento che indossa; nel senso che, a quanto è dato comprendere, il reato di violenza sessuale è configurabile nella sola ipotesi in cui tale operazione sia stata portata a termine con successo, mentre deve ritenersi escluso nel caso contrario.
Converrete con me che il criterio è a dir poco singolare, e che conduce, a rigor di logica, a conseguenze decisamente aberranti: a sentire la Cassazione, infatti, si dovrebbe concludere che palpeggiare una donna a proprio piacimento (contro la sua volontà, s’intende) non costituisce violenza sessuale se solo si usa l’accortezza di non infilarle una mano nelle mutande.
In ragione di quanto sopra, mi corre l’obbligo di comunicare ai funambolici palpeggiatori da autobus, agli arditi esibizionisti con impermeabile annesso, ai subdoli sfioratori di tette, ai professionisti del palpeggio attraverso il tessuto, nonché ai segaioli, molestatori e manomortisti di ogni ordine e grado che possono dormire sonni più che tranquilli: fate pure ciò che più vi aggrada, con le malcapitate che vi capitano a tiro, ma non toccate loro la pucchiacchella. A quanto pare, non vi sarà giuria disponibile a condannarvi.
Adesso vi saluto, ché vado a toccare il culo della barista qua sotto.

C’è chi si ostina a ripetere che per un figlio sarebbe nocivo avere un padre gay.
Quello che è certo, tuttavia, è che per certi figli gay è nocivo avere un padre.

Dopo “meglio fascista che frocio” e “meglio malata che troia“, ecco a voi un’altra versione remixata dell’adagio.

Nel nome del padre

May 14, 2008

Assuntina Morresi su Avvenire:

Consentire a coppie lesbiche l’accesso alla procreazione in vitro, invece, significa cancellare il padre, con tutto quello che ne consegue sul piano simbolico e concreto.

Non si può negare che “concreto”, in certi casi, sia la parola giusta.

«Dietro l’aggressione non c’è alcun riferimento ideologico». (Gianfranco Fini)

A seguire, una simpatica canzoncina non ideologica.

Dal Corriere del 24 novembre 2007:

I dati smentiscono lo stereotipo secondo il quale la violenza alle donne è un fenomeno che avviene per strada e commesso da stranieri: sette casi di violenza su 10 avvengono fra le mura domestiche per opera del partner o dell’ex partner.

Foto scattata stamattina con il cellulare, Roma, Piazzale di Porta Pia, ore 08:45, previa puntuale segnalazione.