Vulgate

July 30, 2008

La vulgata numero uno è che i radicali vogliano morti stecchiti tutti i disabili; per questo, dicono alcuni, si battono per l’eutanasia, per l’aborto, per la diagnosi prenatale: allo scopo di creare un mondo orwelliano in cui non vi sia più posto per i malati, e nel quale solo gli esemplari sani, belli e forti abbiano qualche possibilità di sopravvivenza.
L’altra vulgata è che a prodigarsi in difesa dei deboli sia un nutrito gruppo di scalmanati, capitanati da un tizio vestito di bianco, che si oppone con instancabile tenacia alla galoppante deriva eugenetica e difende a spada tratta la dignità di ogni vita, sia essa perfettamente sana o malata all’ultimo stadio.
Poi capita che uno legga un paio di giornali, e allora viene fuori che i sanguinari persecutori dei derelitti sono i soli a farsi in quattro affinché lo Stato rimborsi ai disabili le macchine che consentirebbero loro di comunicare con gli altri; e che nessuno, men che meno i sedicenti difensori della vita col crocifisso in mano, si degni di dar loro una mano.
E salta anche fuori che l’organizzazione sotto la cui egida gli zelanti paladini della dignità umana si riconoscono, comunente denominata “Chiesa Cattolica”, se ne strafotte allegramente del fatto che nella città in cui verrà esposta la Sacra Sindone (recante, com’è noto, la fotocopia al negativo del Redentore in persona, mica cazzi) un mucchio di chiese siano inaccessibili ai disabili a causa di insidiose barriere architettoniche; il tutto, si badi, nonostante il fatto che qualche lavoretto di ristrutturazione potrebbe agevolmente essere finanziato dal miliardo e passa di euro che l’organizzazione stessa incamera ogni anno quale grazioso omaggio dello Stato che la ospita.
Allora, sapete com’è, uno si ritrova a chiedersi, non senza un crescente senso di angoscia, chi siano quelli che difendono davvero i malati e i disabili, e chi siano quelli che invece se ne sbattono il cazzo della loro dignità; e magari va a finire che una breve riflessione induca a ritenere le vulgate enunciate in premessa tutto sommato corrette, se si eccettua la trascurabile circostanza che i loro protagonisti andrebbero diametralmente invertiti.
Contorti sofismi da laicista, direbbero alcuni.
Che volete, saranno le cattive letture…

Qualche giorno fa vi raccontavo che nel nostro paese possono votare presso il proprio domicilio solo i malati e i disabili in dipendenza vitale da apparecchiature elettromedicali, mentre a tutti gli altri, anche se di fatto non riescono ad allontanarsi da casa per gravissimi motivi di salute, non è concessa la stessa possibilità.
Orbene, prima di tutto vi comunico che è stata elaborata una proposta di legge (che trovate qua) per estendere a tutti i malati e a tutti i disabili il diritto di votare standosene a casa propria.
In secondo luogo, vista l’imminenza delle elezioni, segnalo che le istruzioni dettagliate su come ottenere il voto domiciliare per coloro che attualmente possono usufruirne sono state pubblicate da Soccorso Civile e possono essere consultate a questo indirizzo.
Invito tutti gli interessati a procedere subito, giacché la procedura è complicatuccia e si rischia di non fare in tempo; per qualunque problema, richiesta o difficoltà si può scrivere a questa casella di posta elettronica.
Si pregano i blogger di diffondere l’annuncio, in modo che esso possa raggiungere quante più persone possibile.
Saluti.

Divieto di voto

February 20, 2008

Costituzione della Repubblica Italiana, articolo 48, comma 1:

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Mica vero, sapete?
Per esempio, supponiamo che il Signor Rossi sia affetto da una malattia, o sia portatore di una disabilità, e che tale circostanza gli renda particolarmente complicato qualsiasi spostamento.
Vi siete mai chiesti com’è possibile, per il Signor Rossi, andare a votare?
Perbacco, direte voi, potrà votare a casa sua: del resto il voto domiciliare, o per corrispondenza, è una realtà in molti paesi, e talora è possibile esercitarlo anche se non si soffre di alcuna malattia, ma semplicemente perché si preferisce così.
Invece, gente, non è così.
In Italia, amici miei, il voto a domicilio è stato previsto soltanto a partire dal 2006, e non è consentito a tutti i malati o disabili intrasportabili, ma esclusivamente a quelli che vivono “in dipendenza vitale da apparecchiature elettromedicali”.
Quindi, se il Signor Rossi è in carrozzina, se è allettato ma non è attaccato a una macchina, oppure se è semplicemente malato e uscire di casa potrebbe aggravare le sue condizioni, gli si prospetta una comodissima alternativa: o decide di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e di raggiungere in qualche modo il suo seggio elettorale, oppure rinuncia a votare.
Inutile precisare che anche i pochi malati e disabili astrattamente ammissibili al voto domiciliare non hanno vita facile: la legge, come accade di consueto nel nostro paese, impone loro una serie di adempimenti burocratici tanto complicati (e talmente oscuri da interpretare) che la maggior parte dei suoi destinatari finisce per rinunciare.
Orbene, non starò qua a tediarvi con una filippica sull’importanza del diritto di voto in un paese democratico (lo sapete già), né a sottolineare quanto sia ipocrita l’atteggiamento dei tanti baciapile che si stracciano le vesti per un embrione e poi se ne strafottono delle persone in carne e ossa (la loro ipocrisia, del resto, è circostanza ormai acclarata); anche se, ne converrete, sarebbe interessante chiedersi perché mai gli stessi signori che concepiscono titoli giornalistici del tipo “Napoli: ucciso bimbo perché malato”, non si adoperino con altrettanta lena a scrivere, magari il giorno dopo, “Italia: migliaia di persone private del diritto di voto perché malate“.
Ma lasciamo stare, altrimenti divago e perdo il filo.
Non starò qua, dicevo, ad annoiarvi con le mie menate; mi limito a ricordare che tra poco ci saranno le elezioni, e migliaia di cittadini, rebus sic stantibus, saranno di nuovo privati del loro diritto politico fondamentale: bella storia, non è vero?
Il comma 4 dell’articolo 48 della Costituzione, lo stesso articolo con il quale l’ho aperto il post, recita:

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Fatemi un cazzo di favore, signori miei: spiegatemi di quale indegnità morale sono colpevoli, le persone che stanno male.
Grazie.

Nomenclatore o silenziatore?

February 6, 2008

Sarò sintetico, per quanto la faccenda che debbo raccontarvi me lo consentirà.
Com’è noto, ci sono un sacco di malattie che costringono le persone alla quasi completa immobilità; com’è forse meno noto, tuttavia, esistono dei macchinari che potrebbero consentire a quelle persone di scrivere, parlare, navigare su internet, insomma di continuare a interagire con il mondo esterno, sfruttando alcune minime motilità residue (una mano, un dito, addirittura il movimento oculare).
Ovviamente, si tratta di strumenti che costano cari, e che non tutti (specie le persone malate e disabili, che probabilmente spendono già una quota considerevole del loro reddito per le necessarie terapie e misure di assistenza) possono permettersi: cionondimeno, il Servizio Sanitario non prevede il rimborso per l’acquisto di quei macchinari, condannando di fatto migliaia di malati ad una vera e propria sepoltura nel buio e nel silenzio.
La cosa, ne converrete, è già drammatica di per sé; se poi si analizzano i motivi per cui il rimborso non viene concesso, la vicenda diventa addirittura grottesca: il problema è che il Nomenclatore Tariffario, cioè l’elenco delle strumentazioni rimborsabili, non viene modificato dal 1999, nonostante la legge che lo istituva imponesse di aggiornarlo ogni due anni, e quindi non può contenere l’indicazione di macchinari e attrezzature che in quell’epoca non esistevano ancora.
Il Ministro Livia Turco, dopo aver creato due Commissioni che hanno portato a termine l’opera di aggiornamento del Nomenclatore Tariffario, non si decide a firmare il provvedimento che è già pronto sulla sua scrivania: le persone malate, quindi, rischiano di vedere ancora una volta calpestati i loro diritti, se quella firma (una firma, gente, una cazzo di firma) non verrà apposta prima della fine della legislatura. Alla quale, com’è noto, manca pochissimo.
Cosa si può fare?, direte voi.
Tanto per cominciare, si può scrivere a Livia Turco, unendosi all’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni, cliccando qua. Vuoi vedere che, a forza di ricevere mail, la nostra amica si convince a fare quel ghirigoro su un foglio di carta?
Siamo agli sgoccioli, Ministro: lei che ne dice, restituire la libertà di parola ai malati e ai disabili rientra negli affari correnti?

Due zingari

October 7, 2007

La signora ne ha ancora per poco: un mese, forse due.
O almeno così ripete, con uno strano sorriso amaro, ogni volta che qualcuno occupa un centimetro del posto per disabili sotto casa: vengo dal centro oncologico, dice con quel sorriso, tra due mesi non ci sono più, e ancora mi tocca scendere a protestare con questi assassini che vogliono rubarmi il parcheggio.
Allora posiziona la macchina in diagonale, la signora, obiqua, come per cercare di difendere quel posto, conquistato a forza di domande e ricorsi e liti furibonde col comune: perché un figlio down, dicono quelli del comune, può camminare, non è mica in carrozzina un figlio down, allora lo dica che il posto serve a lei che è vecchia, guardi che lui è giovane e forte, magari sa prendere anche l’autobus da solo.
Così va a finire che una domenica come un’altra uno se ne sta al giardinetto dove si può sciogliere il cane, e capita che quel giardinetto si trovi su una specie di montagnola, una ventina di metri sopra al livello della strada, in modo che si possa guardare sotto e vedere quelli che passano; e magari passano proprio la signora e suo figlio, lei con le caviglie gonfie e l’ombrello in mano perché non si sa mai, lui con le lenti da sole sopra gli occhiali e i capelli tenuti indietro dalla gelatina.
Passano l’uno sottobraccio all’altra, lentamente, in silenzio, piantati ben dentro al marciapiede, guardando avanti nell’aria ferma di quella domenica qualsiasi; presumibilmente, in qualche modo, felici.
Non c’e attesa, in quella passeggiata che è una specie di ossimoro, perché sembra non portare in nessun posto. Semplicemente, quella passeggiata è là; e loro la assaporano, dando bella mostra, ad ogni passo, che sarà una delle ultime, e che in qualche modo se la stanno godendo.
Non c’è nessuno con cui prendersela, questa volta; e io, sinceramente, non ci sono abituato.
Nell’iPod c’è un pezzo di De Gregori, Due Zingari.
Alzo il volume, accendo una sigaretta.
Li guardo passare, finché non spariscono dietro l’angolo.

In bocca al lupo, Capitano.

A peso morto

September 12, 2007

Il sindaco di Sant’Ambrogio Bruno Allegro esprime il suo parere sui disabili:

Persone sfortunate, che vivono con delle difficoltà. Ma meglio essere sfortunati una sola volta nel momento dell’incidente e morire, senza così pesare sull’economia della società.

In relazione a quanti pesano sulla società parlando a vanvera pur senza aver subito incidenti, il sindaco non ha invece ritenuto di esprimersi.

Siblings

July 13, 2007

Lewis Hamilton, 22 anni, attualmente in testa al campionato mondiale di Formula Uno, ha un fratello affetto da paralisi spastica. Qui di seguito lo stralcio di una sua recente intervista:

Domanda: “A quali tra i campioni dell’automobilismo inglese ti sei ispirato?”
Risposta: “Non ho modelli in particolare, chi mi ha ispirato di più è stato mio fratello, perché sorride sempre, a prescindere da tutto. Lui non puo’ giocare a calcio come tutti noi, non puo’ praticare sport, eppure dà continuamente il 100%, sorride sempre. Mi sono ispirato a lui, da lui ho imparato molto”.

Io, che oltre ad essere un laicista della peggiore specie sono uno dei fondatori di questi qua, mi sa che da oggi tifo per lui. Anche se della Formula Uno, sinceramente, non mi frega granché.

Fobie e ipocrisie

May 14, 2007

Carlo Valerio Bellieni, membro della Pontificia Accademia Pro Vita, in un articolo dal titolo «L’etica della paura» sull’agenzia di notizie cattolica Zenit:

«Da tempo denunciamo un clima di vera e propria fobia verso la disabilità, che si esplicita raramente in violenze fisiche, ma più spesso in una forma di violenza mentale che porta le persone disabili a sentirsi indesiderati, di troppo».

La denunciano con tanta convinzione, la fobia verso la disabilità, e sono così turbati al pensiero che le persone disabili possano sentirsi di troppo, che hanno deciso di non firmare la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.

Sarà che sono un relativista: però, dovessi scegliere tra l’etica della paura e l’etica dell’ipocrisia, non avrei il minimo dubbio.

Qualcuno, se ne ha voglia, mi usi la cortesia di trovare una valida alternativa all’adagio secondo il quale chi predica bene tende a razzolare male.

«Soprattutto desidero manifestare la mia spirituale vicinanza e il mio affetto ai nostri fratelli e sorelle ammalati, con un particolare ricordo per coloro che sono colpiti da mali più gravi e dolorosi». (Joseph Ratzinger, 11 febbraio 2007)

«La Santa Sede non firmerà la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” a causa della presenza nel testo di “inaccettabili riferimenti alla salute riproduttiva”». (Avvenire, 2 febbraio 2007)

«Il Vaticano si pronuncia contro la pena di morte richiesta per Saddam Hussein dal pubblico mistero al processo in corso a Bagdad contro l’ex-raìs. La Santa Sede ha lanciato un appello per difendere il principio dell’inviolabilità della vita umana». (Corriere della Sera, 21 giugno 2006)

«I manifestanti speravano che il Pontefice, nel messaggio pasquale “Urbi et Orbi”, facesse un riferimento alla loro battaglia, ma da Benedetto XVI non è arrivata neppure una parola». (La Stampa, 10 aprile 2006)

«Preoccupa l’antisemitismo: addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di violenza». (Joseph Ratzinger, 17 gennaio 2007)

«Il nunzio apostolico a Gerusalemme non parteciperà al “Giorno della Rimembranza” in segno di protesta su un giudizio su Pio XII» (Corriere della Sera, 12 aprile 2007)