1981

September 2, 2007

Hotel Supramonte, dove ho visto la neve. Da una ferita, viene fuori la ragione cristiana, la riflessione esistenzialista di Fabrizio che in genere si alterna e si compone con una contestazione dura, aspra, dei comportamenti contraduittori della chiesa della società della politica del suo tempo. Così cantando, De Andrè perdona i rapitori (io ne sono uscito, loro non potranno uscirne mai…), mentre attacca aspramente i mandanti. Ribadisce il suo forte legame con la terra sarda, il suo contatto con una realtà sociale problematica, paragonandone il popolo al popolo indiano entrambi, “rinchiusi in riserve se non altro culturali, entrambi vittime di dominazioni sociali”. Nell’esperienza tragica personale, Faber è un basso, una tastiera, la sua chitarra, un leggerissimo accompagnamento d’archi, e ancora una volta si sdoppia, si divide, si mostra.


“…continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?”

New life, i Depeche del 1981, del disco d’esordio, sono quelli che preferisco. Il dopo Emerson Lake a Palmer. Il movimento accennato e subito affrettato,i sintetizzatori, il sampler, la batteria elettronica prolungano il passaggio da New wave a Sinth Rock, (se dépêcher…). La plastificazione di un talento che dentro brucia, si consuma (Gahan), ma fuori cresce, resta grande, comunica, esplode, diventa planetario (Gore). Gahan cresce accanto al genio musicale di Gore, mentre dentro cerca di dimenticare come sia fatto il mondo, mentre corre verso un posto diverso, verso momenti felici, della mente, da little fifteen.
Sequenze di accordi che non cambiano mai. Incessanti. L’uno non può fare a meno dell’altro. Gahan, dopo un’overdose: Do you mean this horny crip? Gore, scrive Benhind the wheels.

” Mi ricorda quelle scalinate che creano illusioni ottiche, dove non si arriva mai in cima e ci si ritrova sempre a doverle risalire…


Il Sinth Rock impreversa, e negli anni ottanta, e si fa affordable per chiunque lo ascolti. Dont’ you want me non dice molto, ma è un enorme successo musicale, di una band che già nel nome vuole estendersi ad un pubblico enorme portandolo in alto con i suoi pezzi all’elio. E dire che gli Human League, che vogliono racchiudere le masse nella loro musica furono lanciati dallo stesso produttore dei Cure. Ma gli anni 80 avanzavano veloci, in un’iperbole in cui….alla riflessività e al nichilismo si alternava sempre di più il gioco. E’ la voce della donna a ricordarcelo, semplice, quasi a portata di mano, alternata ad una martellante batteria elettronica, su più toni, sintetici, che aprono al pubblico pacchetti di vita spensierata, easy to buy, simple to use.