Prima di andare oltre

October 19, 2007

Appare necessario, prima di andare oltre nell’affrontare ogni altra questione, chiarire che la dimensione etica in senso stretto, ovvero se non richiamata direttamente o indirettamente in concetti giuridici, non può far parte di questa disamina; pertanto concetti come “sacralità” del diritto alla vita oppure valutazioni sotto il profilo meramente etico della condotta dell’imputato non possono avere cittadinanza nelle argomentazioni di questo Giudice, che deve rigorosamente mantenere separate le prorprie personalissime scelte etiche rispetto all’esercizio del funzione giurisdizionale. Esula dal mondo giuridico ed esula pertanto anche dalla argomentazioni di questo Giudice, ad esempio, il concetto di “sacralità” del diritto alla vita. Quest’ultimo infatti potrà essere “inviolabile”, “indisponibile”, ma non “sacro”, qualità, questa, che rimanda al fatto che esso debba essere letteralmente oggetto di “venerazione”, di “adorazione” in quanto partecipe della natura divina, e che attiene conseguentemente al mondo della religione. (Giudice Zaira Secchi, motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti di Mario Riccio)

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Lezione terminale

October 18, 2007

Oggi, ragazzi, leggeremo in classe le motivazioni della sentenza sul caso Welby che ha prosciolto il 23 luglio scorso l’anestesista Mario Ricco dal reato di omicidio del consenziente:

La condotta di colui che rifiuta una terapia salvavita costituisce esercizio di un diritto soggettivo riconosciutogli in ottemperanza al divieto di trattamenti sanitari coatti, sancito dalla Costituzione. (…) L’imputato Mario Riccio ha agito alla presenza di un dovere giuridico che ne discrimina l’illiceità della condotta causativa della morte altrui e si può affermare che egli ha posto in essere tale condotta dopo aver verificato la presenza di tutte quelle condizioni che hanno legittimato l’esercizio del diritto da parte della vittima di sottrarsi ad un trattamento non voluto.

Allora, facciamo un po’ di silenzio? Ce l’ho anche con te, Volontè, cosa credi? E tu, Binetti, la smetti o non la smetti di chiacchierare col vicino di banco? Buttiglione, la fai finita con quel Gameboy o te lo devo sequestrare? E poi basta ridere laggiù in fondo, io lo sapevo che quella cricca andava divisa dal primo giorno, Ferrara e Fini e Fassino, piantatela o vi mando a casa con una nota sul registro, e già che ci sono sospendo anche te, Giovanardi, fuori dalla classe ci parli quanto ti pare con Rutelli, ma qua dentro state zitti, va bene? Poi te, Pedrizzi, non ne parliamo, credi che non t’abbia visto che insieme a quegli altri due delinquenti di Casini e Bindi stai tirando i cartoccetti da un’ora? Insomma basta o vi sbatto dal preside tutti quanti siete!
Oh ecco, finalmente un po’ di silenzio.
Allora, adesso venite alla lavagna e scrivete:

COSTITUZIONE
DIRITTO
DOVERE GIURIDICO
TRATTAMENTO NON VOLUTO
DIVIETO DI TRATTAMENTI SANITARI COATTI

Uno alla volta, perdio, e cento volte ciascuno.
Così vediamo se in un modo o nell’altro vi ci entra, in quelle zucche vuote.

Uomini piccoli

July 26, 2007

Grazie a Radio Radicale(*) posso postare sul blog gli interventi della moglie Maddalena e della figlia Silvana al funerale di Giovanni Nuvoli.
Se certi piccoli uomini li avessero ascoltati prima di aprire bocca e dare fiato, forse si sarebbero risparmiati qualche figuraccia.

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Intervento di Silvana Nuvoli

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Intervento di Maddalena Soro

(*) Le registrazioni sono tratte dai file audio messi a disposizione da Radio Radicale a questo indirizzo, con licenza Creative Commons 2.5.

Un bel tacer

July 25, 2007

Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, si esprime sulla morte di Giovanni Nuvoli:

«Ma in questo caso, almeno, non c’è stato l’atto deliberato di un medico intervenuto per uccidere».

Mi permetta, Onorevole Casini, una breve considerazione.
Nella vita di ciascuno, di quando in quando, si presentano situazioni nelle quali la dignità personale imporrebbe di chiedere scusa e riconoscere i propri sbagli.
Allorché, tuttavia, tale autocritica non sia praticabile (vuoi per motivi di ordine personale, vuoi per ragioni di opportunità politica), sarebbe opportuno quantomeno tacere, defilarsi, rendersi temporaneamente invisibili, allo scopo di non rimarcare ulteriormente, rendendoli quindi ancora più evidenti, i grossolani errori commessi.
La morte di Giovanni Nuvoli, e soprattutto le circostanze nelle quali essa ha avuto luogo, Le offrivano una formidabile occasione per esercitare un po’ di buon senso e tacere: mi duole riscontrare che Ella, nonostante la Sua veneranda età, abbia voluto sprecarla in modo tanto maldestro.

Sadismo terminale

July 24, 2007

Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, sul proscioglimento di Mario Riccio:

«Nel caso Welby non si è trattato di omettere l’inizio delle cure, ma di compiere un’azione positiva per interromperle. Si è così determinata deliberatamente l’immediata e inevitabile morte del malato che avrebbe potuto sopravvivere a lungo».

Per la serie: ma come, il divertimento era appena cominciato…

Giovanni Nuvoli, 54 anni, viveva ad Alghero ed era affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica: da tempo continuava a ripetere di voler sospendere le cure cui era sottoposto, cure che non avevano alcuna speranza di produrre un miglioramento delle sue condizioni, ma si limitavano semplicemente a tenerlo in vita.
Giovanni Nuvoli aveva il diritto, un diritto costituzionalmente garantito, a sospendere quelle cure; e aveva diritto ad ottenere che quella sospensione avvenisse sotto sedazione, per non essere sottoposto a inutili sofferenze.
Per affermare i propri diritti Giovanni Nuvoli aveva iniziato un digiuno, rifiutando acqua e cibo; poi, vinto dalle sofferenze, l’aveva sospeso; infine, costretto dall’inerzia e dall’indifferenza generale, era stato costretto a riprenderlo.
Giovanni Nuvoli si è spento ieri sera, accanto la moglie Maddalena, dopo otto giorni di sospensione di cibo e acqua, due dei quali passati pienamente vigile e capace di intendere e di volere.
Lo Stato italiano ha preferito lasciarlo morire così, lentamente, di fame e di sete, piuttosto che riconoscergli i suoi diritti.
La Tortura di Stato ha fatto il suo corso.

Tortura di Stato

July 13, 2007

Giovanni Nuvoli, 54 anni, vive ad Alghero ed è affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica: da tempo continua a ripetere di voler sospendere le cure cui è sottoposto, cure che non hanno alcuna speranza di produrre un miglioramento delle sue condizioni, ma si limitano semplicemente a tenerlo in vita.
Giovanni Nuvoli ha il diritto, un diritto costituzionalmente garantito, a sospendere quelle cure; e ha diritto ad ottenere che quella sospensione avvenga mentre è sedato, per non essere sottoposto a inutili sofferenze.
Giovanni Nuvoli aveva iniziato un digiuno, rifiutando acqua e cibo, per fare in modo che quei diritti gli venissero riconosciuti: ma l’ha dovuto sospendere, quel digiuno, perché le sue condizioni fisiche non gli permettevano di proseguire senza morire soffrendo come un cane.
In questo paese, nel 2007, si obbliga un malato terminale allo sciopero della fame per cercare di affermare un suo diritto; poi lo si precipita nell’indifferenza, fino a che, per disperazione e sofferenza, non è costretto a smettere.
In questo paese, nel 2007, è in vigore la Turtura di Stato.

Liberazione terminale

April 25, 2007

Giovanni Nuvoli ha finalmente parlato, grazie al sistema informatico che gli è stato messo a disposizione: ha confermato di voler morire senza soffrire, alla faccia di quelli che si ostinavano a sostenere il contrario, e che da domani inizieranno a sproloquiare che non è in grado di intendere e volere e che la sua vita non gli appartiene.
Gli stessi che hanno torturato Piero Welby con determinazione chirurgica, facendo di tutto affinché rimanesse imprigionato nel suo corpo e accusando di omicidio gli unici che l’abbiano aiutato ad esercitare i suoi diritti.
Gli stessi che oggi, in coro, vanno blaterando che la Festa della Liberazione dev’essere la festa di tutti gli italiani.
Fingendo di non sapere che vi sono italiani ai quali la Liberazione non è concessa.

Nemmeno il 25 aprile.

Reato terminale

March 15, 2007

Dal Codice Penale:

Articolo 183

  1. Chiunque indebitamente arresta o tiene sequestrata una persona o la priva in altro modo della libertà personale, chiunque rapisce una persona con violenza, inganno o minaccia, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.

  2. Parimenti è punito chiunque rapisce una persona incapace di discernimento, inetta a resistere o minore di sedici anni.

Articolo 184

  1. Il sequestro di persona ed il rapimento sono puniti con una pena detentiva non inferiore ad un anno se il colpevole ha cercato di ottenere un riscatto, ha trattato la vittima con crudeltà, la privazione della libertà è durata più di dieci giorni o la salute della vittima è stata seriamente esposta a pericolo.