Due zingari

October 7, 2007

La signora ne ha ancora per poco: un mese, forse due.
O almeno così ripete, con uno strano sorriso amaro, ogni volta che qualcuno occupa un centimetro del posto per disabili sotto casa: vengo dal centro oncologico, dice con quel sorriso, tra due mesi non ci sono più, e ancora mi tocca scendere a protestare con questi assassini che vogliono rubarmi il parcheggio.
Allora posiziona la macchina in diagonale, la signora, obiqua, come per cercare di difendere quel posto, conquistato a forza di domande e ricorsi e liti furibonde col comune: perché un figlio down, dicono quelli del comune, può camminare, non è mica in carrozzina un figlio down, allora lo dica che il posto serve a lei che è vecchia, guardi che lui è giovane e forte, magari sa prendere anche l’autobus da solo.
Così va a finire che una domenica come un’altra uno se ne sta al giardinetto dove si può sciogliere il cane, e capita che quel giardinetto si trovi su una specie di montagnola, una ventina di metri sopra al livello della strada, in modo che si possa guardare sotto e vedere quelli che passano; e magari passano proprio la signora e suo figlio, lei con le caviglie gonfie e l’ombrello in mano perché non si sa mai, lui con le lenti da sole sopra gli occhiali e i capelli tenuti indietro dalla gelatina.
Passano l’uno sottobraccio all’altra, lentamente, in silenzio, piantati ben dentro al marciapiede, guardando avanti nell’aria ferma di quella domenica qualsiasi; presumibilmente, in qualche modo, felici.
Non c’e attesa, in quella passeggiata che è una specie di ossimoro, perché sembra non portare in nessun posto. Semplicemente, quella passeggiata è là; e loro la assaporano, dando bella mostra, ad ogni passo, che sarà una delle ultime, e che in qualche modo se la stanno godendo.
Non c’è nessuno con cui prendersela, questa volta; e io, sinceramente, non ci sono abituato.
Nell’iPod c’è un pezzo di De Gregori, Due Zingari.
Alzo il volume, accendo una sigaretta.
Li guardo passare, finché non spariscono dietro l’angolo.

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Siblings

July 13, 2007

Lewis Hamilton, 22 anni, attualmente in testa al campionato mondiale di Formula Uno, ha un fratello affetto da paralisi spastica. Qui di seguito lo stralcio di una sua recente intervista:

Domanda: “A quali tra i campioni dell’automobilismo inglese ti sei ispirato?”
Risposta: “Non ho modelli in particolare, chi mi ha ispirato di più è stato mio fratello, perché sorride sempre, a prescindere da tutto. Lui non puo’ giocare a calcio come tutti noi, non puo’ praticare sport, eppure dà continuamente il 100%, sorride sempre. Mi sono ispirato a lui, da lui ho imparato molto”.

Io, che oltre ad essere un laicista della peggiore specie sono uno dei fondatori di questi qua, mi sa che da oggi tifo per lui. Anche se della Formula Uno, sinceramente, non mi frega granché.