Foto scattata il 16 febbraio 2008, cassa automatica del parcheggio del Jolly Hotel di Salerno, dopo il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni.
Ho un testimone oculare.

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Emofobia (reprise)

September 3, 2007

Il Corriere della Sera dà conto di alcuni commenti ricevuti dopo la lettera del giovane non ammesso alla donazione del sangue perché omosessuale.

Ben detto. Lasciate parlare chi sa…

Vittorio Messori illustra in un’intervista alla Stampa il suo punto di vista sui casi di pedofilia e violenza sessuale all’interno della Chiesa:

«E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia?
(…)
Nessuno osa più comandare, si pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina. Ci si scandalizza del sacerdote molestatore, poi però il vescovo diventa un odioso despota se nega l’ingresso in seminario ad un gay.
(…)
Chi dimostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi il no alla discriminazione ha permesso l’ingresso in forze degli omosessuali e ora la Chiesa paga quell’imprudenza.
(…)
Si resta casti solo se si ha fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non organizzativo, ma di fede. E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico perché l’80% sono casi gay. Deviazioni sessuali di preti che mettono le mani addosso agli uomini e ai ragazzini».

Il tenore del Suo intervento, Dottor Messori, mi induce a dubitare del fatto che Ella abbia mai posseduto un vocabolario della lingua italiana; tuttavia, nel caso in cui ne conservasse una copia in cima a qualche dimenticato scaffale, Le consiglio vivamente di fare un’eccezione e consultarla: dopo aver soffiato tra le pagine impolverate, scoprirà con meraviglia che le parole “omosessuale” e “stupratore” non sono sinonimi.
Dia retta: per il futuro lo tenga a portata di mano, quel vocabolario. Vedrà che Le sarà utilissimo ad evitare altre brutte figure.

(*) Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832)

Ignoranza clericale

April 3, 2007

Il segretario della CEI Betori sul testamento biologico:

«La volontà del paziente non si può imporre al medico, pena il venir meno della sua stessa funzione».

Cassazione Penale, sentenza n. 699 del 21 aprile 1992:

«Nel diritto di ciascuno di disporre della propria salute e integrità personale, pur nei limiti previsti dall’ordinamento, non può che essere ricompreso il diritto di rifiutare le cure mediche lasciando che la malattia segua il suo corso anche fino alle estreme conseguenze: il che non può essere considerato il riconoscimento di un diritto positivo al suicidio, ma è invece la riaffermazione che la salute non è un bene che possa essere imposto coattivamente al soggetto interessato dal volere o, peggio dall’arbitrio altrui ma deve fondarsi esclusivamente sulla volontà dell’avente diritto, trattandosi di una scelta che riguarda la qualità della vita».

Codice di Deontologia Medica, articolo 32, comma 4:

«In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace di intendere e di volere, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona, ove non ricorrano le condizioni di cui al successivo articolo 34».

Codice di Deontologia Medica, articolo 34, commi 1 e 2:

«Il medico deve attenersi, nel rispetto della dignità, della libertà e dell’indipendenza professionale, alla volontà di curarsi, liberamente espressa dalla persona».

«Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà in caso di grave pericolo di vita, non può non tenere conto di quanto precedentemente manifestato dallo stesso».

Non dico tanto, ma documentarsi, appena un po’, sarebbe quantomeno opportuno.