Marina Corradi su Avvenire:

«Noi siamo liberi; ma in realtà, tra le barriere dei tempi del lavoro, del costo della vita, dei servizi mancanti, siamo liberi soprattutto di scegliere di “non” avere più di un figlio».

Che ne dice, Marina, ci vogliamo mettere anche la presenza di una legge illiberale e confessionale, tra quelle barriere? Così, tanto per essere esaustivi.

«Nella piazza del 12 maggio, davanti a un milione di persone, Eugenia Roccella ha insistito sul grave divario italiano fra la maternità e la sua realizzazione. Su quei due figli che diventano uno. L’essere madri è una questione di libertà, si è detto da quel palco, e il milione in piazza ha applaudito».

Strano, però: quando lo dicevamo noi, che essere madri è una questione di libertà, ci ridevate dietro. Oppure sono io che ricordo male?

«I figli in più, che in certi Paesi sono un reato, da noi vengono guardati come un lusso, un privilegio per benestanti».

Questo è vero: ma è ancora più vero da quando, per colpa vostra, le persone con problemi di fertilità possono sperare di avere un figlio solo se dispongono di risorse sufficienti per recarsi all’estero.

Non c’è altro da aggiungere, a onor del vero, se si eccettua una considerazione dal retrogusto piuttosto amaro: dopo averci imposto il loro punto di vista, costringendoci tutti ad adottarlo per legge, adesso si appropriano perfino delle nostre argomentazioni, spiegazzandole senza pudore per cercare di renderle funzionali ai loro scopi: manca poco che ci prendano fisicamente, uno per uno, e ci impongano di presentarci in televisione a giurare e spergiurare che hanno ragione loro.
A quel punto, quando l’opera sarà completata, forse ci lasceranno in pace.