Esclusività clericale

August 29, 2007

Torno dalle vacanze e apprendo che la decisione da parte dell’Unione Europea di chiedere informazioni su alcuni vantaggi fiscali concessi dallo Stato italiano alla Chiesa Cattolica ha suscitato una lunga serie di indignate proteste; la schiera degli offesi, ovviamente, è capitanata dal quotidiano Avvenire, secondo il quale i privilegi prospettati non esisterebbero, e l’inchiesta dell’UE sarebbe semplicemente il frutto di una diabolica macchinazione ordita (guarda caso) dai Radicali.
Siccome verificare l’effettiva sussistenza dei benefici fiscali in questione è un’operazione piuttosto semplice, vi propongo di giudicare da soli, sulla base della normativa che vado qui di seguito ad illustrare.

L’articolo 7, comma 1, lettera i) del Decreto Legislativo 504/1992, istitutivo dell’ICI, stabilisce che sono esenti dall’imposta:

Gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222.

Andando a consultare il DPR 917/1986 e la L. 222/1985, la norma si può tradurre come segue:

Sono esenti dall’ICI gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché allo svolgimento delle attività dirette all’esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana.

Ci siamo, fin qui? Gli immobili degli enti religiosi sono esentati dall’ICI nel caso in cui siano destinati esclusivamente all’esercizio di attività di culto, cura delle anime, formazione del clero, catechesi, educazione cristiana.

Nel 2007, tuttavia, arriva il Decreto Legge Bersani, che all’articolo 39 stabilisce quanto segue:

L’esenzione disposta dall’articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attivita’ indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale.

Il che equivale a dire che se un ente religioso è proprietario di un immobile in cui gestisce una scuola, una palestra, un cinema, una piscina o un albergo (per citare soltanto le fattispecie più comuni), esercitando quindi una vera e propria attività attività commerciale (in concorrenza con le normali imprese), pagherà l’ICI soltanto se in quell’immobile viene svolta esclusivamente l’attività commerciale in questione: gli sarà quindi sufficiente inserire nel fabbricato una piccola cappella (tanto per proporre l’esempio più immediato) per far venir meno il requisito dell’esclusività e godere dell’esenzione integrale dall’imposta.

Monsignor Betori, segretario della CEI, ha commentato la vicenda dichiarando:

L’esenzione dall’Ici si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale.

Norme alla mano, ci vuole un fiscalista per capire che ci sta prendendo per il naso?

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Innocenti evasioni

August 1, 2007

Romano Prodi esorta la Chiesa a mobilitarsi sul fronte dell’evasione fiscale:

«Un terzo degli italiani evade. È inammissibile. Per cambiare mentalità occorre che tutti, a partire dagli educatori, facciano la loro parte, scuola e Chiesa comprese. Perché, quando vado a Messa, questo tema non è quasi mai toccato nelle omelie?».

Suvvia, Presidente: mica penserà davvero di risolvere il problema dell’evasione invitando all’autodenuncia…

Aritmetica clericale

June 28, 2007

Facciamo due conti insieme? Tenendo conto dei seguenti dati:

  1. le stime più attendibili valutano in circa 400 milioni di euro il mancato gettito ICI riconducibile ai fabbricati di proprietà del Vaticano esenti dall’imposta, ancorché utilizzati per lo svolgimento di attività commerciali;
  2. la prime analisi relative all’anno finanziario 2007 stimano in circa 2,8 miliardi di euro il gettito complessivo dell’ICI relativa alla prima casa dei contribuenti;

tanto premesso, è di tutta evidenza che, qualora il Vaticano pagasse l’imposta per gli immobili nei quali esercita attività commerciali, si potrebbe concedere ai contribuenti uno sconto di 400 milioni di euro sull’ICI relativa alla prima casa senza diminuire di un centesimo il gettito complessivo.
Stante il fatto che:

400 : 2.800= 0,1428

si deduce che sarebbe possibile abbattere l’ICI sulla prima casa del 14%, senza alcun aggravio per le casse dei Comuni, se solo il Vaticano versasse l’imposta (come qualsiasi altro contribuente) per i fabbricati nei quali viene svolta attività d’impresa.
Che ne dite, vogliamo prenderci la briga di rifletterci un attimo?

ICI bizantina

June 27, 2007

Monsignor Betori, Segretario della CEI, sull’esenzione dall’ICI degli immobili del Vaticano:

«E’ falso dire che l’esenzione è un problema della Chiesa Cattolica nei confronti dell’Ici, è un problema degli enti non profit nei confronti dell’Ici».

Il nucleo della normativa vigente è ormai noto a tutti: l’esenzione ICI è concessa a condizione che gli immobili non siano destinati “esclusivamente” ad attività commerciali: ciò significa, esemplificando, che un fabbricato in cui si eserciti l’attività di bed and breakfast, nel caso in cui ospiti anche una cappella, può godere dell’agevolazione, poiché non destinato esclusivamente all’attività commerciale ma anche all’esercizio del culto.
Detto questo (che, per inciso, non è poco), il rilievo di Betori è astrattamente ineccepibile: l’esenzione dall’ICI per gli immobili non esclusivamente commerciali (formula, lo si deve dire, di un bizantinismo tanto ricercato da poter essere immaginato soltanto in un paese strambo come il nostro) non è concessa soltanto alla Chiesa Cattolica, ma anche alle altre confessioni religiose e agli enti non commerciali.
Non credo, tuttavia, che nel valutare la consistenza del rilievo si possa prescindere da un elemento brutalmente quantitativo: quanti sono gli immobili della Chiesa Cattolica in Italia? Quanti sono quelli di proprietà delle altre confessioni religiose? E, soprattutto, quanti sono quelli degli enti non commerciali?
Se si tiene conto del fatto che alcune stime indicano che il Vaticano possiede circa il 20% del patrimonio immobiliare italiano, mi sembra fin troppo evidente che l’analisi della situazione concreta conduca a risultati sostanzialmente coincidenti con le conclusioni che Betori può contestare esclusivamente sul piano della forma: chi si avvantaggia dell’esenzione, di fatto, è soprattutto la Chiesa Cattolica, perché tra tutti i beneficiari della legge è quella che possiede la maggior parte degli immobili; corrispondentemente, il gettito sottratto alle casse dei Comuni a causa dell’esenzione si deve in larga misura agli immobili vaticani, e solo marginalmente alle altre confessioni e agli enti non profit.
Se poi ci si vuole aggrappare stolidamente alla forma, e sostenere che noi si vada in giro a raccontare “baggianate“, lo si faccia pure: a noi, che siamo notoriamente dei biechi relativisti, la sostanza interessa molto di più.
Che i bizantini di tutta Italia ci perdonino.

Terrorismo comunitario

June 25, 2007

Su Wikipedia non c’è mica scritto, che l’Unione Europea è un’organizzazione eversiva. Vatti a fidare delle enciclopedie libere…