What if

February 7, 2008

Di fronte a un manifesto del genere ci sono due possibilità: cavarsela con una battuta e tirare avanti, oppure affliggere i propri lettori con una pippa infinita. Spero che non me ne vorrete se oggi ho a disposizione un paio di minuti in più del solito, e quindi vi toccherà il pistolotto.
Voi siate buoni e abbiate pazienza; io, da parte mia, faccio più brevemente che posso.

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Va premesso che siamo in quel particolarissimo campo della fiction che gli anglosassoni indicano sinteticamente con la locuzione “what if“, che tradotta in italiano suona più o meno “cosa sarebbe accaduto (o cosa accadrebbe) se…“. Detto ciò, il manifesto andrebbe riformulato, più correttamente, nel modo che segue:

Se la Signora X, dopo aver appreso di essere rimasta incinta, avesse deciso di proseguire la gravidanza, avrebbe dato alla luce un bimbo che le sarebbe piaciuto chiamare Luca; costui, una volta raggiunta l’età adatta per pronunciare quattro parole in croce, avrebbe presumibilmente dichiarato di voler fare l’astronauta.

Orbene, si dà il caso che la Signora X abbia deciso di non proseguire quella gravidanza: il che equivale a dire che non è mai venuta alla luce una persona (o meglio, quella persona) di nome Luca, la quale a sua volta, non essendo mai esistita, non può aver manifestato l’intendimento di fare l’astronauta, il medico, l’idraulico o qualsivoglia altro mestiere.
Non v’è dubbio, quindi, che il messaggio del manifesto sia fuorviante, perché si basa su una premessa del tutto infondata: il personaggio di Luca, inventato a bella posta dagli estensori del poster, non esiste (mentre esiste il bambino che lo interpreta, al quale mi piacerebbe tanto chiedere se abbia deciso lui di essere effigiato per tutta Roma come testimonial di una simile idiozia, o se qualcun altro abbia deciso al suo posto: ma questo è un altro discorso); e dal momento che Luca non esiste, l’aspirazione che gli viene attribuita nel messaggio, la sua mancata realizzazione e l’invettiva contro le ragioni che l’hanno determinata sono completamente privi di senso.
Se così non fosse, e cioè se decidessimo, gingillandoci un po’ col “what if“, di seguire il ragionamento proposto dai paladini della vita fino alle sue estreme conseguenze, ne verrebbero fuori delle belle; perché l’immaginario Luca, a dirla tutta, non rappresenta necessariamente l’esito potenziale di un’interruzione di gravidanza, ma potrebbe essere il risultato di numerose circostanze alternative: per esempio di quella volta che la Signora X si fece una trombata utilizzando il preservativo (e avrebbe potuto non farlo), o di quell’altra volta che la Signora X e il Signor Y litigarono e non fecero sesso (e lei, proprio quella sera, aveva dimenticato di prendere la pillola), o di quel giorno che il Signor Y si fece una sega (e con quegli spermatozoi avrebbe potuto fecondare una passante qualsiasi, magari disposta a una sveltina nel cesso di un bar), o infine di tutte le volte in cui la Signora Y e il Signor X hanno preferito andare al cinema, passare la serata al ristorante o guardarsi Porta a Porta invece di dedicarsi ai piaceri della carne.
Secondo la logica proposta dal manifesto, ne converrete, anche nelle circostanze appena descritte si potrebbe affermare che un certo Luca (si ripete, persona mai esistita, ancorché aspirante astronauta) non è nato perché qualcun altro ha deciso per lui.
E non è finita qua.
Vogliamo parlare (parliamone, perbacco) dei figli di Luca, che a loro volta non nasceranno mai, e dei figli dei loro figli? Vogliamo occuparci (eccheccazzo, occupiamocene) di tutte le potenziali situazioni nelle quali a uno o più di questi ipotetici soggetti potrebbe essere stato impedito, in un modo o nell’altro, di venire alla luce?
E’ una vertigine senza fondo: una strage infinita, quotidiana, continua, roba da aver paura di provocare un eccidio semplicemente cambiando strada, dicendo o non dicendo una parola, decidendo se starsene a casa o andare al lavoro.

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Luca, dice il messaggio, avrebbe voluto fare l’astronauta, ma non è mai nato.
Qualcuno ha deciso per lui.
Chissà, se quel qualcuno fosse rimasto a casa a trombare, invece di scrivere manifesti senza senso…

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