Laicismo calcistico

July 1, 2008

Nerella Buggio su Cultura Cattolica:

Come avrete di certo già sentito nei giorni scorsi in Spagna la commissione Ambiente ha deciso che i grandi primati – oranghi, gorilla, scimpanzé – hanno alcuni diritti umani. Alla vita, alla libertà, al non essere maltrattati fisicamente e psicologicamente.
(…)
Dietro a tutta questa benevolenza nei confronti delle scimmie c’è ben altro, c’è il desiderio di plasmare una Spagna dove “tutto è possibile” si divorzia in modo velocissimo, si abortisce con termini più “larghi” che in altri paesi, le coppie gay si sposano, la fecondazione assistita è libera, e allora perché non calcare la mano?

Peccato che la Buggio abbia scritto l’articolo venerdì scorso: avesse aspettato un paio di giorni, avrebbe potuto attribuire al divorzio, all’aborto, al matrimonio gay e alla fecondazione assistita pure la vittoria della Spagna agli europei.
Vedi che brutti scherzi fa la fretta?

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Allora, gente, la faccenda è questa.
Una quindicenne di Pordenone rimane incinta: i suoi genitori vorrebbero indurla ad abortire, mentre lei si rifiuta e afferma di voler portare avanti la gravidanza.
Senonché, l’avvocato della giovane ha l’alzata d’ingegno di dare la notizia in pasto ai giornali, i quali iniziano una campagna mediatica al grido di “non strappiamole il feto dal grembo”: lasciando così intendere, sia pure in modo non esplicito, che in questo paese sia possibile costringere una minorenne ad abortire contro la sua volontà.
Orbene, mentre mi associo al parere di chi ha ritenuto l’iniziativa dell’avvocato quantomeno inopportuna (se non altro per ragioni di tutela della privacy della ragazza), mi corre l’obbligo di ricordare che in Italia non è possibile sottoporre una minorenne ad aborto se non dopo aver acquisito il suo consenso; in mancanza del quale, pertanto, la gravidanza viene regolarmente portata avanti anche nel caso in cui i genitori esprimano parere contrario.
Tutto chiaro? E allora, ne converrete, non c’è alcunché da temere: la giovane pregna di Pordenone coronerà senza ulteriori ostacoli, e nel compiacimento generale, la sua (legittima) aspirazione alla maternità; e il bello è che ciò non accadrà grazie alle lagne dei soliti crociati, ma per merito della legge che essi propagandano come una delle più subdole e compiute opere del demonio.
Date retta, amici integralisti: stavolta non c’è niente da piangere.
Per cui smettetela di stracciarvi le vesti, mettete da parte i lacrimoni e conservateli per la prossima sceneggiata.
E soprattutto tu, là in fondo: fammi il favore, metti via quel mandolino.

La zappa sui piedi

March 21, 2008

Nerella Buggio su Cultura Cattolica:

Inutile dire che la vicenda delle vignette satiriche dimostra bene la differenza tra una civiltà che ha conosciuto Cristo e una che ha conosciuto Maometto. Da noi si irride la Chiesa, la politica, e persino le persone toccandole nei loro affetti più cari, o come ha fatto Vauro con la vignetta contro Fiamma Nirenstein umiliandone la storia, ma se qualcuno osa dire che si è esagerato subito il vignettista viene difeso come paladino della libertà di espressione. Per i musulmani invece non solo irridere, ma anche solo rappresentare il profeta può essere rischioso per chi osa farlo, il vignettista danese ne sa qualcosa, Vauro no, perché per Maometto non ha ancora trovato l’estro per disegnare nulla.

Qualcuno, per favore, mi aiuti a capire.
La Buggio, a giudicare dall’incipit del suo intervento, parte con l’obiettivo di dimostrare che la cultura cristiana, caratterizzata da una maggiore apertura nei confronti del dissenso e della satira, dovrebbe ritenersi superiore a quella islamica, di stampo più integralista e confessionale.
Nel secondo paragrafo dell’articolo, tuttavia, l’autrice lascia intendere in modo inequivocabile di non gradire affatto quella tolleranza, che a suo modo di vedere si traduce spesso e volentieri in deprecabile permissivismo.
Orbene, il fatto che sia la stessa editorialista, sulla base di quanto espresso nel primo capoverso, a ricollegare la tolleranza della civiltà occidentale nei confronti della la satira alla circostanza che tale civiltà abbia conosciuto Cristo piuttosto che Maometto, combinato con l’esplicita condanna di quella tolleranza che è inequivocabilmente contenuta nel secondo paragrafo, conduce ad un inevitabile (quanto grottesco) ribaltamento dell’assunto iniziale; la Buggio, pur essendo intenzionata a dimostrare la superiorità della cultura cristiana rispetto a quella islamica, finisce maldestramente per affermare contrario.
Ecco allora che il periodo conclusivo, che nelle intenzioni dell’autrice dovrebbe costituire la trionfale chiusura del ragionamento, diventa una vera e propria tagliola: la civiltà islamica, infatti, è quella che non consentirebbe mai a uno come Vauro di disegnare senza colpo ferire vignette satiriche; circostanza, questa, che la Buggio sembra ritenere ampiamente preferibile.
Insomma, gente, delle due l’una: o la Buggio è musulmana senza saperlo, oppure sta cercando di dirci che Cristo è responsabile del laicismo e del premissivismo che a suo modo di vedere infestano la nostra società.
A meno che (circostanza, invero, tutt’altro che improbabile) non ci troviamo di fronte alla perfetta esemplificazione del noto adagio di cui al titolo di questo post.
Fa male, eh?

L’ingallata

March 10, 2008


Dal sito Cultura Cattolica:

(05/03/2008) – I Soprano- nota serie televisiva prodotta dalla rete americana HBO e trasmessa in Italia per la prima volta da Italia 1 – fortunatamente sono pro-life e contro l’aborto. Nell’ultima puntata, andata in onda venerdì scorso, è successo questo: è successo che Christopher Moltisanti (uno della famiglia che Tony Soprano tratta quasi come un figlio) alla sua donna, che in lacrime gli comunica di essere incinta e di voler ricorrere all’aborto, dice: “Ehi, ehi… calma bimba! Domani ci sposiamo, perché io ho sempre desiderato avere un bimbo”. Con il viso tornato nuovamente sereno, la fidanzata di Chris dimostra come l’aborto, più che femmina, sia maschio. Nel senso che spesso è l’uomo che volta le spalle alle proprie responsabilità lasciando la donna sola dinnanzi ad una gravidanza inattesa che si trasforma in dramma.

Mi pare chiarissimo: la questione dell’aborto, secondo Cultura Cattolica, si riduce alle irrazionali paure della femmina, la quale vivrebbe nel terrore di essere costretta ad abortire, nel malaugurato caso in cui non riuscisse a farsi portare all’altare dal maschio che l’ha vigorosamente inseminata.
Una volta fugati gli isterismi, e rassicurata la pregna sulla volontà dello stallone di accondiscendere alle nozze, tutto torna alla normalità: il viso dell’ingallata si rasserena (avrebbe potuto aspettarsi di meglio? In fondo, gente, non si tratta che di una femmina) ed il suo animo si rischiara, avendo ottenuto dal suo virile dominus l’autorizzazione a non interrompere la gravidanza e ad iniziare a sferruzzare le scarpine per il marmocchio.
Nessuna volontà autonoma da parte della donna, ovviamente, né in un senso né nell’altro; nessun punto di vista personale; nessuna esigenza di prendere una decisione indipendente su una questione che riguarda il proprio corpo: semplicemente, la spasmodica attesa di quanto il maschio (proprietario, evidentemente, della futura mamma, oltre che del seme con il quale l’ha fecondata) deciderà di porre in essere.
D’altronde, dico io: si è mai visto che una scatola, un contenitore, una incubatrice siano capaci di autodeterminarsi?
Io non so, a dire il vero, se l’edificante episodio testè commentato dimostri che l’aborto è maschio. Non lo so, e a dire il vero la questione, magari formalmente ingegnosa ma nella sostanza completamente priva di contenuto, non mi interessa affatto.
E’ il commento dell’episodio stesso, invece, ad essere assai istruttivo, giacché esso rivela, con tutta evidenza, che i cattolici colti (il sito si chiama Cultura Cattolica, o sbaglio?) sono dei maschilisti fatti e finiti.
Se tanto mi dà tanto, amici miei, figuratevi quelli ignoranti.

Crocifissione mediatica

October 3, 2007

Paola Turroni, sul sito Cultura Cattolica, commenta così la campagna di Oliviero Toscani sull’anoressia:

Ma è ingenuo, per non dire idiota, pensare oggi di utilizzare un’immagine per modificare anche soltanto l’emotività di qualcuno. Quante immagini di morte, torture, dolore, denutrizione, vediamo ogni giorno e quanto queste ci inducono a modificare il nostro modo di vivere e di pensare l’altro?

Detto da chi prova da duemila anni a modificare il modo di vivere della gente usando l’immagine di un tizio crocifisso, suona davvero poco credibile.

Dal sito Cultura Cattolica:

Che stiano virando verso il soft porno?


Dal sito Cultura Cattolica:

«Poi tra qualche generazione saremmo qui a chiederci come mai, la situazione è sfuggita al nostro controllo, la gioventù è “sbalestrata”, confusa, come mai i giovani non sanno più chi sono, non hanno punti di riferimento, non hanno padri con cui entrare in un sano conflitto, insegnanti da contestare ma anche da stimare, perché si cresce anche misurandosi, contestando…».

Ineccepibile.
Aggiungerei che il gatto si affeziona alla casa ma non al padrone, che Pippo Baudo rimane sempre un grande professionista e che l’amicizia tra un uomo e una donna non è possibile.
Ah: anche che i negri hanno il ritmo nel sangue.

Maschilismo educativo

April 6, 2007

E’ una dipendenza, ma ne rendo conto, quella che mi spinge continuamente a ficcare il naso dove non dovrei: nel caso di specie, stamattina ho qualche minuto libero e torno sul sito Cultura Cattolica (che mi ha già regalato, per la verità, tante emozioni), trovando tra gli articoli più recenti l’ennesima perla.

In Gran Bretagna è diventato di gran moda. Lo chiamano «Cad», arrogante e irresistibile mascalzone alla Clark Gable. Offre i suoi servizi di gentleman a ladies molto ricche e un po’ annoiate, tutto per 750 euro a serata. E il gioco pare funzioni. Come? Un sospiro e poi un dubbio. Questo è il gioco che piace: un uomo che scappa, un amore che sfugge. Il desiderabile a portata di mano, si compra il sogno, il desiderio non sempre però viene appagato. Quel che resta è l’essenza dell’amore: una magnifica sensazione agrodolce. Il gioco è tutto qui…

Questa è la notizia; niente di nuovo, penso, mentre mi accingo a leggere il resto preparandomi al solito pistolotto moralista sul sesso a pagamento e sul peccato mortale: ma la vita, si sa, riserva sempre qualche sorpresa.

Abbiamo cercato per anni l’uomo dolce, attento, che sapesse rifare il letto e lavare i piatti, cambiare i pannolini ai bambini e fare la spesa, abbiamo rincorso una parità dei sessi che, anziché rispettare le diversità dei sessi, ci rendesse fotocopie dei tanto odiati maschi e ora? Ora si scopre che le donne ricche ed annoiate, giocano all’uomo che morde e fugge, a quello che promette e non mantiene, insomma, pagano per fari spezzare il cuore.

Prendo fiato: possibile che questo voglia andare a parare dove immagino? Voi mi direte che c’è sempre da aspettarsi di tutto, ma insomma, via, un minimo di ritegno l’avranno pure. O no?

Diciamolo, non che ci sia nostalgia dell’uomo padrone, questo no, ma di un uomo “vero”, diverso da noi, che sappia sostenere le nostre fatiche, consolare le nostre lacrime, avere una visione della vita “maschile” che, affermi nel modo di vedere la vita, la differenza tra i sessi… Nella società dove si è convinti che tutto si possa comperare, c’è chi è disposto a pagare per un uomo che almeno finga, che reciti il ruolo del maschio, forte, virile, poche smancerie. Nella realtà? Si deve tornare ad educare. Educare alla differenza, al rispetto e alla valorizzazione delle differenze, tra maschi e femmine. Ancora una volta, è questione di educazione.

Su questo concordo, è proprio questione di educazione; non sapevo, tuttavia, che il mio ruolo di maschio “forte” e “virile” consistesse nel sedurre tutte le femmine che mi capitano a tiro e poi svanire nel nulla; così come ignoravo che un atteggiamento del genere potesse contribuire ad affermare in modo costruttivo la “differenza tra i sessi”, e che esso fosse così utile a sostenere le fatiche della mia donna e a consolarne le lacrime.

Che razza di maleducato, sono.