Laicismo calcistico

July 1, 2008

Nerella Buggio su Cultura Cattolica:

Come avrete di certo già sentito nei giorni scorsi in Spagna la commissione Ambiente ha deciso che i grandi primati – oranghi, gorilla, scimpanzé – hanno alcuni diritti umani. Alla vita, alla libertà, al non essere maltrattati fisicamente e psicologicamente.
(…)
Dietro a tutta questa benevolenza nei confronti delle scimmie c’è ben altro, c’è il desiderio di plasmare una Spagna dove “tutto è possibile” si divorzia in modo velocissimo, si abortisce con termini più “larghi” che in altri paesi, le coppie gay si sposano, la fecondazione assistita è libera, e allora perché non calcare la mano?

Peccato che la Buggio abbia scritto l’articolo venerdì scorso: avesse aspettato un paio di giorni, avrebbe potuto attribuire al divorzio, all’aborto, al matrimonio gay e alla fecondazione assistita pure la vittoria della Spagna agli europei.
Vedi che brutti scherzi fa la fretta?

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Nerella Buggio su Cultura Cattolica:

Sotto sotto c’è la convinzione che fare figli sia un lusso. Qualcuno lo aveva pure dichiarato: “Il primo figlio è un diritto, il secondo è un lusso”. E come tutti i lussi non vanno sostenuti, ma tassati. Ma la procreazione non è una concessione dello Stato, è una libertà, è un atto d’amore gratuito che solo i regimi più autoritari e dispotici ritengono di poter sottomettere alle loro leggi e ai loro divieti.

Mi verrebbe da chiedere a Nerella Buggio qualche delucidazione sulla Legge 40, che ai tempi del referendum lei e i suoi compari difesero con cristiana determinazione, ma credo che rimanderò.
Adesso devo correre al cesso, prima di scompisciarmi nei pantaloni.

Nerella Buggio su Cultura Cattolica:

Ferrara, non ha mai giudicato le donne che hanno abortito, dire che l’abortito non è un alieno ma un uomo, che l’ecografia rivela che ha un cuore che batte, questo è prendere atto di un dato di fatto, che ci siamo abituati a non tenere in considerazione.

Facciamo mente locale.
Qui si sostiene che Ferrara non abbia mai giudicato le donne che hanno abortito, quando è di dominio pubblico il fatto che le abbia definite sommariamente, ripetutamente e senza mezzi termini una combriccola di assassine; si afferma con disinvoltura, inoltre, che l’abortito sarebbe un uomo, quando è notorio che esso consiste invece in un embrione, o a voler esagerare in un feto.
Ora, Dottoressa Buggio, vista l’ora tarda, considerato che tutto sommato si tratta di concetti triti e ritriti, e stante il fatto che non ne posso più di ripetere sempre le stesse cose, le confesso che sono disposto a far finta di niente e lasciar correre.
Mi farebbe cosa gradita, tuttavia, se d’ora in avanti volesse evitare di apporre le virgole in modo tanto singolare da lasciar presumere che il loro posizionamento sia stato determinato da un sorteggio.
Chiedo troppo?

(*) Lascia fare, che dicono che noi siamo provinciali, siamo tirati

Allora, gente, la faccenda è questa.
Una quindicenne di Pordenone rimane incinta: i suoi genitori vorrebbero indurla ad abortire, mentre lei si rifiuta e afferma di voler portare avanti la gravidanza.
Senonché, l’avvocato della giovane ha l’alzata d’ingegno di dare la notizia in pasto ai giornali, i quali iniziano una campagna mediatica al grido di “non strappiamole il feto dal grembo”: lasciando così intendere, sia pure in modo non esplicito, che in questo paese sia possibile costringere una minorenne ad abortire contro la sua volontà.
Orbene, mentre mi associo al parere di chi ha ritenuto l’iniziativa dell’avvocato quantomeno inopportuna (se non altro per ragioni di tutela della privacy della ragazza), mi corre l’obbligo di ricordare che in Italia non è possibile sottoporre una minorenne ad aborto se non dopo aver acquisito il suo consenso; in mancanza del quale, pertanto, la gravidanza viene regolarmente portata avanti anche nel caso in cui i genitori esprimano parere contrario.
Tutto chiaro? E allora, ne converrete, non c’è alcunché da temere: la giovane pregna di Pordenone coronerà senza ulteriori ostacoli, e nel compiacimento generale, la sua (legittima) aspirazione alla maternità; e il bello è che ciò non accadrà grazie alle lagne dei soliti crociati, ma per merito della legge che essi propagandano come una delle più subdole e compiute opere del demonio.
Date retta, amici integralisti: stavolta non c’è niente da piangere.
Per cui smettetela di stracciarvi le vesti, mettete da parte i lacrimoni e conservateli per la prossima sceneggiata.
E soprattutto tu, là in fondo: fammi il favore, metti via quel mandolino.

La zappa sui piedi

March 21, 2008

Nerella Buggio su Cultura Cattolica:

Inutile dire che la vicenda delle vignette satiriche dimostra bene la differenza tra una civiltà che ha conosciuto Cristo e una che ha conosciuto Maometto. Da noi si irride la Chiesa, la politica, e persino le persone toccandole nei loro affetti più cari, o come ha fatto Vauro con la vignetta contro Fiamma Nirenstein umiliandone la storia, ma se qualcuno osa dire che si è esagerato subito il vignettista viene difeso come paladino della libertà di espressione. Per i musulmani invece non solo irridere, ma anche solo rappresentare il profeta può essere rischioso per chi osa farlo, il vignettista danese ne sa qualcosa, Vauro no, perché per Maometto non ha ancora trovato l’estro per disegnare nulla.

Qualcuno, per favore, mi aiuti a capire.
La Buggio, a giudicare dall’incipit del suo intervento, parte con l’obiettivo di dimostrare che la cultura cristiana, caratterizzata da una maggiore apertura nei confronti del dissenso e della satira, dovrebbe ritenersi superiore a quella islamica, di stampo più integralista e confessionale.
Nel secondo paragrafo dell’articolo, tuttavia, l’autrice lascia intendere in modo inequivocabile di non gradire affatto quella tolleranza, che a suo modo di vedere si traduce spesso e volentieri in deprecabile permissivismo.
Orbene, il fatto che sia la stessa editorialista, sulla base di quanto espresso nel primo capoverso, a ricollegare la tolleranza della civiltà occidentale nei confronti della la satira alla circostanza che tale civiltà abbia conosciuto Cristo piuttosto che Maometto, combinato con l’esplicita condanna di quella tolleranza che è inequivocabilmente contenuta nel secondo paragrafo, conduce ad un inevitabile (quanto grottesco) ribaltamento dell’assunto iniziale; la Buggio, pur essendo intenzionata a dimostrare la superiorità della cultura cristiana rispetto a quella islamica, finisce maldestramente per affermare contrario.
Ecco allora che il periodo conclusivo, che nelle intenzioni dell’autrice dovrebbe costituire la trionfale chiusura del ragionamento, diventa una vera e propria tagliola: la civiltà islamica, infatti, è quella che non consentirebbe mai a uno come Vauro di disegnare senza colpo ferire vignette satiriche; circostanza, questa, che la Buggio sembra ritenere ampiamente preferibile.
Insomma, gente, delle due l’una: o la Buggio è musulmana senza saperlo, oppure sta cercando di dirci che Cristo è responsabile del laicismo e del premissivismo che a suo modo di vedere infestano la nostra società.
A meno che (circostanza, invero, tutt’altro che improbabile) non ci troviamo di fronte alla perfetta esemplificazione del noto adagio di cui al titolo di questo post.
Fa male, eh?