Diabete letterario (*)

April 5, 2007

Dal sito di Federico Moccia:

Chi sono… domanda difficile. Domanda bellissima.

E tu sforzati, dillo con parole tue.

Io sono le parole che amo, le storie che racconto, gli amici più cari che mi accompagnano in questa vita. Sono nei colori di un fiore che cresce ostinato al bordo di una strada asfaltata.

Che bella immagine: Moccia sulla Casilina, a Casal Lumbroso, sul Grande Raccordo Anulare all’altezza dell’uscita 9 (Borgata Fidene) o dell’uscita 17 (Tor Bella Monaca).

Vivo dentro al cielo, quando al tramonto si tinge d’arancio, sempre diverso, sempre se stesso. Sono nei quadri che dipingo, nella penna che uso quando scrivo, in un piccolo regalo che scelgo per fare una sorpresa. Sono nel piacevole tepore di un maglione d’inverno e nella libertà di una maglietta estiva, nel caldo sole d’agosto.

Non trovo più le mie magliette estive, dove le hai messe? Cazzo, te l’avrò detto mille volte che quando il sole si tinge d’arancio (ci tengo a precisare: sempre diverso, sempre se stesso) ho voglia di uscire con la libertà della maglietta, e non con il piacevole tepore del maglione!

Mi ritrovo nelle pagine degli scrittori che amo, nei fotogrammi di un film che mi commuove. Mi perdo negli occhi di chi amo e mi ritrovo in quelli di chi mi fa sorridere e sa ridere di sé.

Vede un film, gli viene il magone e si ritrova (quando si era smarrito? mah), poi si perde, poi si fa una risata e si ritrova un’altra volta: quello che si dice un altalenante tumulto.

Sono le cose che amo: l’amicizia e la lealtà, la solitudine e la compagnia degli amici, il silenzio e lo scoppio improvviso di una risata.

Un po’ di tutto, insomma. Quando si dice uno di bocca buona.

Correre in moto, quando la visiera del casco è alzata ed entra il vento.

Abbassala, che entrano i moscerini.

Parlare senza dire niente, perché gli occhi hanno già svelato tutto.

Ecco, il parlare senza dire niente è una cosa che non gli riesce per niente male.

Mangiare una brioche calda alla crema, bere una buona birra.

Una sana e nutriente colazione mediterranea…

Nuotare nel mare: quello salato d’estate e quello turbolento e dolce dei sentimenti. Penso che le persone siano onde: mai né vincenti né perdenti. Solo onde. Che mi portano via, mi affascinano, mi spingono e sollevano. E non so mai a quale spiaggia mi faranno arrivare. Ognuna delle persone che incontro è un’onda in cui mi tuffo volentieri.

Hai portato secchiello, paletta e braccioli? E il materassino? E una bottiglia d’acqua, che poi ti viene sete?

E mi piace chi sogna, chi sorride, chi vive e non sopravvive, chi non perde fiducia ed entusiasmo, chi pensa che un tramonto non sia una fine ma un inizio. E tutto questo non è questione d’età.

Già. Tutto questo è questione di neuroni.

Amo la curiosità quando è voglia di conoscere e non invadenza. Sono curioso “come una donna”, dicono a volte i miei amici. E io rido.

C’è poco da ridere, temo.

Ma credo che la curiosità sia una cosa bella, e comunque, che non appartenga ad una sola categoria. Amo il darsi del “Tu”: è come darsi del “Lei”. Dipende sempre e solo da come lo si fa. Poi, come diceva J. Prevert, “non volermene se ti do del tu: io do del tu a tutti quelli che si amano anche se non li conosco”.

Già che ci sei chiamami pure Ciccio, chiedimi se ti presto i miei vestiti e per salutarmi toccami il culo.

Amo il mio essere adulto oggi, perché è frutto del ragazzo che ero ieri. Che ha provato dolore, gioia, solitudune, delusione, voglia di reagire, speranza. Nessuno ti ascolta se non sei credibile.

Vero, a meno che non ti ascolti per farsi quattro risate.

E sei credibile quando non nascondi il tuo universo. Amo i brividi che mi attraversano quando qualcuno mi ha capito e si ritrova in ciò che scrivo.

Mi sa che stavolta non ha sentito neanche un fremito piccolo piccolo.

K.Gibran affermava che “il significato di un uomo non va ricercato in ciò che egli raggiunge, ma in ciò che vorrebbe raggiungere.” Ed io ci credo.

Ci crede, ci crede. Anche troppo.

(*) Dedicato a VamPireBloOd e Leilani.

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