Linciaggio retroattivo

December 3, 2007


Dall’editoriale di Mario Giordano sul Giornale:

E adesso qualcuno chieda scusa a Erba.
(…)
Erba nei mesi scorsi ha dovuto ufficialmente chiedere scusa ad Azouz. Il motivo? Per qualche ora si era sospettato di lui.
(…)
Ora, però, veniamo a leggere sui verbali che Azouz Marzouk descriveva le settimane dopo il massacro come il periodo più bello della sua vita. Diceva: «Che mi frega delle bare». Vendeva le foto dei suoi cari morti secondo un preciso tariffario, si vantava di essere ormai richiesto come un gigolò. Infine, per non farsi mancare nulla, faceva sesso con un’amica della moglie, senza avvertire né dolore né senso di colpa.
(…)
Macché xenofobia: le uniche vittime in questa vicenda sono stati il bimbo e le tre donne. E anche un po’ la città di Erba, offesa e costretta a chiedere scusa. Ora qualcuno chieda scusa a lei.

Azouz Marzouk, insomma, era uno spacciatore, un esoso, un campione di insensibilità, un mostro di cinismo: ed in ragione di quanto sopra, secondo il direttore del Giornale, accusarlo sommariamente di un omicidio che non aveva commesso avrebbe dovuto essere considerato non solo tollerabile, ma addirittura legittimo.
Chissà che Giordano non abbia davvero ragione, e che noi non si debba davvero chiedere scusa alla popolazione di Erba; in caso di risposta affermativa, tuttavia, sarebbe opportuno rendere più credibile la nostra mortificazione presentando un disegno di legge che ripristini l’istituto del linciaggio, senza alcuna necessità che la vittima sia colpevole del crimine che le viene ascritto.
Purché, naturalmente, ci stia abbastanza sul cazzo.

«Oggi al cinema». Pretesto futile a cura del Giornale. aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

L’appropriazione degli eroi

September 11, 2007

Mario Palmaro sul Giornale:

È ripartito in Italia il dibattito sull’aborto e sulla legge 194. È un fatto molto positivo, perché significa che dopo quasi trent’anni di aborto di Stato, la ferita non si è ancora rimarginata. Chi sperava di mettere una pietra tombale sulle istanze dei più deboli e indifesi, quei nascituri che non votano e non rilasciano interviste, dovrà rassegnarsi. Una battaglia persa in partenza? A giudicare da certe reazioni isteriche, sembrerebbe di sì. Ma anche l’indipendenza dell’India appariva un miraggio prima di Ghandi. Anche l’apartheid in Sudafrica sembrava invincibile, e poi venne Mandela.

Facciamo un punto della situazione: l’altro giorno Carlo Casini, parlando della presunta necessità di modificare la 194, ha proposto un avventuroso parallelo con Martin Luther King; oggi Palmaro, per sostenere le stesse ragioni, chiama in causa Ghandi e Mandela.
Mi pare che manchino solo Sandokan, Robin Hood e Batman.
Sotto a chi tocca, gente.

Good day, sunshine

August 8, 2007

Alessandro Maggiolini sul Giornale:

«La verità prevale sulla libertà dei singoli».

Ecco, cominciamo bene.

Andrea Tornielli, editorialista del Giornale, risponde a un post che ebbi a scrivere qualche mese fa a commento di un suo articolo:

«Leggo solo ora, con imperdonabile ritardo, le allegre critiche al mio articolo. Ribadisco che non si possono fare dei titoli virgolettati attribuendo al Papa (o a chicchessia) parole che non ha detto. E quelle parole (“Non votate leggi contro natura”), non le ha dette. Saluti. a.t.».

Mentre ringrazio Tornielli per l’attenzione che ha voluto riservarmi, mi corre l’obbligo di rilevare, preliminarmente, che le mie critiche al suo articolo erano tutt’altro che allegre; ciò premesso, mi permetto di riassumere brevemente la materia del contendere.
Sul Giornale del 15 marzo 2007 l’editorialista, occupandosi di alcune dichiarazioni attribuite dai quotidiani a Joseph Ratzinger, scriveva:

«”No a leggi contro natura”, “Vietato votare leggi contro natura”, “Il Papa ai politici cattolici: non votate leggi contro natura”…Erano questi i titoli che per tutta la giornata di martedì hanno campeggiato sulle home page nei siti web dei principali quotidiani. (…) C’è un problema, però. Scorrendo con attenzione le 138 pagine dell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis quelle parole non si trovano. Provare per credere. Il Papa non le ha mai scritte».

Tornielli, quindi, lamentava il fatto che al Papa fossero state attribuite delle frasi che, in realtà, egli non aveva mai pronunciato, ma subito dopo aggiungeva:

«Il Pontefice dice -in positivo- che i politici cattolici “devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana”. Tutto qui».

Nel post mi limitavo a sottolineare che il ragionamento di Tornielli appariva alquanto singolare, se è vero (come credo sia vero) che proibire a qualcuno un comportamento ed obbligarlo al comportamento opposto sono due concetti quasi perfettamente equivalenti, o perlomeno abbastanza sovrapponibili da indurre a ritenere che l’uno non possa essere utilizzato per dimostrare l’infondatezza dell’altro.
E’ quello di cui continuo ad essere convinto anche adesso, dopo aver riletto, a distanza di tre mesi, l’articolo in questione; tanto che, dovessi riscrivere oggi quel post, non sarei capace di immaginare un titolo più appropriato di quello che scelsi allora: “La zuppa e il pan bagnato”.
Se poi Tornielli desidera semplicemente che venga ammessa l’assenza, nell’esortazione del Papa, del virgolettato riportato da alcuni quotidiani, non ho alcuna difficoltà a farlo; a patto che lui, altrettanto onestamente, si renda disponibile a convenire con me che la sostanza, al di là della mera letteralità, fosse pressoché identica.
Cordialmente.
A.C.

Omofobia temporale

June 16, 2007

Michele Brambilla sul Giornale di oggi:

Sono finiti da un pezzo, e per fortuna, i tempi delle odiose discriminazioni, i tempi in cui i termini «gay» e «omosessuale» ancora non esistevano e sui giornali si parlava di «torbidi ambienti», «quelli così», «il terzo sesso», «gli invertiti».

Sarà. Ma a me pare che tra «torbidi ambienti» e «amori deboli e deviati» non ci sia una gran differenza; che «quelli così» sia meno offensivo di «culattoni»; che «il terzo sesso» non abbia un quarto della carica omofoba contenuta in «devianza della personalità»; che, infine, la parola «invertiti» sia ancora correntemente utilizzata, tra l’altro da personaggi piuttosto illustri.
Forse ha ragione Brambilla: i tempi delle odiose discriminazioni sono finiti da un pezzo.
Per lasciare il posto, più semplicemente, al tempo degli insulti.

Lettura creativa

April 27, 2007

Il Giornale di oggi commenta con sobrietà la fiction “La Squadra”, in cui, a quanto pare (seguo poco la TV), si ha l’ardire di mostrare una coppia omosessuale:

«In quella fiction l’omosessualità viene equiparata alla norma e così, quel che passa, è che una devianza viene sdoganata e il suo pervertito modello comportamentale equiparato alla affettività naturale tra uomo e donna. Ma gli autori del programma e i responsabili di rete ci diranno che tutto ciò è fatto per indurre a riflettere, per sensibilizzare. E così, sui programmi Rai si sensibilizza al furto, all’omicidio, al tradimento, all’omosessualità conclamata e alla pornografia».

Mi corre l’obbligo di precisare che, malgrado l’apparenza, l’articolo non intende affatto affermare che l’omosessualità sia una devianza o una perversione, né equipararla al furto e all’omicidio.
Come dite? A voi sembra di sì? Be’, allora vi consiglio di accantonare la vostra malafede anticlericale e di imparate a leggere, magari lasciandovi guidare da chi meglio di voi sa interpretare l’italiano.

Dicono che quelli della CEI organizzino dei corsi niente male.

Scivolosi dettagli

April 10, 2007

Dal Giornale.it:

La prima scritta, «Bagnasco vergogna», è comparsa una settimana fa sul portone del duomo di San Lorenzo a Genova. Ora i muri imbrattati si moltiplicano: «Bagnasco a morte». Oppure: «Attento, ancora fischia il vento». Scritte firmate falce e martello o con la stella a cinque punte delle Br, e con un esplicito riferimento alla «P38», comparse nel quartiere di Sampierdarena. Messaggi inquietanti diretti al presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, colpevole di dire «no» ai Dico.

Gioverà ribadire, a scanso di equivoci, che il contenuto delle scritte sui muri di Genova è assolutamente inaccettabile; detto questo, mi sarebbe piaciuto che il Giornale avesse operato una ricostruzione dei fatti appena più veritiera: perché la polemica, com’è universalmente noto, non è divampata in seguito ai pronunciamenti vaticani rispetto ai Di.Co., ma in ragione dell’offensivo paragone tra gli omosessuali e i pedofili operato dal Presidente della CEI.

La precisazione, ancorché puntigliosa, appare indispensabile, se è vero che prima di fare appello al senso di responsabilità degli altri sarebbe opportuno esercitare il proprio: regola elementare, eppure allegramente disattesa.

Prima da Bagnasco, poi dal Giornale.

Ripensamenti centristi

March 30, 2007

Dal Giornale di oggi, prima pagina:


Dal Giornale di oggi, pagina 3:


Che un elettore su dieci abbia cambiato idea a pagina 2?