Aggiungi un posto a tavola

September 24, 2008


L’uomo che vedete nella foto si chiamava Giovanni Nuvoli, era malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica e aveva chiesto che gli venisse staccato il respiratore che lo teneva in vita.
La cosa, come qualcuno ricorderà, gli fu resa impossibile con ogni mezzo, al punto che qualcuno ebbe l’alzata di ingegno di far piantonare l’ingresso della sua abitazione dalle forze dell’ordine, allo scopo di impedire l’accesso al medico che volesse eventualmente dar corso alla sua volontà.
Così Giovanni, per rivendicare quello che era a tutti gli effetti un suo diritto, fu costretto a iniziare uno sciopero della fame e della sete; dopo poco lo sospese, vinto dalle sofferenze che il digiuno gli provocava, ma alla fine, visto il (quasi) totale silenzio con cui venne accolta la sua battaglia, fu costretto a riprenderlo.
Andò avanti ancora otto giorni, finché non morì d’inedia, nell’indifferenza (quasi) generale.
Adesso questi catechisti balbettano i loro pareri sul testamento biologico, e vengono a raccontarci che all’alimentazione e all’idratazione artificiale non si può rinunciare: come si fa, dicono, a lasciar morire un essere umano di fame e di sete?
Mi viene da ridere (per non piangere), pensando alla disinvoltura con cui questi crociati ignorarono Giovanni, lasciandolo crepare di fame e di sete, pur di precludergli l’esercizio dei suoi diritti: a quale terrificante indifferenza riuscirono ad esercitare, appena fu chiaro che l’intenzione di non mangiare e di non bere fosse il disperato tentativo di attirare l’attenzione su di sé e di affermare il proprio inviolabile (stavolta ci vuole) diritto all’ autodeterminazione.
Lo lasciarono morire, Giovanni Nuvoli: e adesso vengono a raccontarci che le loro farneticazioni sul testamento biologico sarebbero il frutto della loro solerte attenzione per la vita umana, il baluardo contro l’inarrestabile cultura della morte, l’argine contro la deriva laicista che tutto sta sommergendo.
In realtà vogliono solo impedirci di scegliere.
E Giovanni Nuvoli, morto d’inedia per affermare i suoi diritti, è ancora là a raccontarcelo.

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Uomini piccoli

July 26, 2007

Grazie a Radio Radicale(*) posso postare sul blog gli interventi della moglie Maddalena e della figlia Silvana al funerale di Giovanni Nuvoli.
Se certi piccoli uomini li avessero ascoltati prima di aprire bocca e dare fiato, forse si sarebbero risparmiati qualche figuraccia.

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Intervento di Silvana Nuvoli

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Intervento di Maddalena Soro

(*) Le registrazioni sono tratte dai file audio messi a disposizione da Radio Radicale a questo indirizzo, con licenza Creative Commons 2.5.

Un bel tacer

July 25, 2007

Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita, si esprime sulla morte di Giovanni Nuvoli:

«Ma in questo caso, almeno, non c’è stato l’atto deliberato di un medico intervenuto per uccidere».

Mi permetta, Onorevole Casini, una breve considerazione.
Nella vita di ciascuno, di quando in quando, si presentano situazioni nelle quali la dignità personale imporrebbe di chiedere scusa e riconoscere i propri sbagli.
Allorché, tuttavia, tale autocritica non sia praticabile (vuoi per motivi di ordine personale, vuoi per ragioni di opportunità politica), sarebbe opportuno quantomeno tacere, defilarsi, rendersi temporaneamente invisibili, allo scopo di non rimarcare ulteriormente, rendendoli quindi ancora più evidenti, i grossolani errori commessi.
La morte di Giovanni Nuvoli, e soprattutto le circostanze nelle quali essa ha avuto luogo, Le offrivano una formidabile occasione per esercitare un po’ di buon senso e tacere: mi duole riscontrare che Ella, nonostante la Sua veneranda età, abbia voluto sprecarla in modo tanto maldestro.

Giovanni Nuvoli, 54 anni, viveva ad Alghero ed era affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica: da tempo continuava a ripetere di voler sospendere le cure cui era sottoposto, cure che non avevano alcuna speranza di produrre un miglioramento delle sue condizioni, ma si limitavano semplicemente a tenerlo in vita.
Giovanni Nuvoli aveva il diritto, un diritto costituzionalmente garantito, a sospendere quelle cure; e aveva diritto ad ottenere che quella sospensione avvenisse sotto sedazione, per non essere sottoposto a inutili sofferenze.
Per affermare i propri diritti Giovanni Nuvoli aveva iniziato un digiuno, rifiutando acqua e cibo; poi, vinto dalle sofferenze, l’aveva sospeso; infine, costretto dall’inerzia e dall’indifferenza generale, era stato costretto a riprenderlo.
Giovanni Nuvoli si è spento ieri sera, accanto la moglie Maddalena, dopo otto giorni di sospensione di cibo e acqua, due dei quali passati pienamente vigile e capace di intendere e di volere.
Lo Stato italiano ha preferito lasciarlo morire così, lentamente, di fame e di sete, piuttosto che riconoscergli i suoi diritti.
La Tortura di Stato ha fatto il suo corso.

Libertà di scelta

July 17, 2007

Costituzione della Repubblica Italiana
Articolo 32
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

La Costituzione attribuisce a Giovanni Nuvoli il diritto di decidere autonomamente sulle proprie terapie e sulla loro eventuale interruzione: l’esercizio di questo diritto, tuttavia, continua ad essergli negato.
Invito tutti a firmare la petizione promossa dall’Associazione Luca Coscioni, per fare in modo che la tortura ed il sequestro di stato sul corpo di Giovanni Nuvoli abbiano a cessare, e gli venga restituita la libertà di decidere.

Tortura di Stato

July 13, 2007

Giovanni Nuvoli, 54 anni, vive ad Alghero ed è affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica: da tempo continua a ripetere di voler sospendere le cure cui è sottoposto, cure che non hanno alcuna speranza di produrre un miglioramento delle sue condizioni, ma si limitano semplicemente a tenerlo in vita.
Giovanni Nuvoli ha il diritto, un diritto costituzionalmente garantito, a sospendere quelle cure; e ha diritto ad ottenere che quella sospensione avvenga mentre è sedato, per non essere sottoposto a inutili sofferenze.
Giovanni Nuvoli aveva iniziato un digiuno, rifiutando acqua e cibo, per fare in modo che quei diritti gli venissero riconosciuti: ma l’ha dovuto sospendere, quel digiuno, perché le sue condizioni fisiche non gli permettevano di proseguire senza morire soffrendo come un cane.
In questo paese, nel 2007, si obbliga un malato terminale allo sciopero della fame per cercare di affermare un suo diritto; poi lo si precipita nell’indifferenza, fino a che, per disperazione e sofferenza, non è costretto a smettere.
In questo paese, nel 2007, è in vigore la Turtura di Stato.

Ipocrisia terminale

May 21, 2007

La dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, su Zenit:

«Non dispongo personalmente di dati relativi alle ultime fasi assistenziali di Giovanni Paolo II. Quel che è certo, è che il grande pontefice si è sempre espresso con estrema chiarezza sia sull’eutanasia che sul suicidio, e che un eventuale rifiuto di alcuni trattamenti possono avere avuto unicamente il senso sopra descritto. Diverso sarebbe il caso di una persona che avesse ripetutamente rivendicato il diritto di morire e l’ammissibilità dell’eutanasia volontaria, come è accaduto per Piergiorgio Welby, di cui non possiamo conoscere il pensiero e il cuore in prossimità della morte, ma la cui vicenda è stata troppo spesso paragonata in questi mesi a quella, completamente differente, del defunto pontefice».

Hai capito, Piero? Stanno dicendo che se te ne fossi stato zitto e buono, invece di armare tutto quel casino, ti avrebbero staccato il respiratore senza fare tante polemiche, e magari dopo ti avrebbero pure fatto un bel funerale. Invece tu niente, testardo che non eri altro, a insistere con quella storia della battaglia politica, della tutela dei diritti, a gridare ai quattro venti che oltre a te ce n’erano altri, di cui nessuno si occupava perché avevano una voce ancora più debole della tua; lo vedi, poi, com’è andata a finire? Adesso spunta fuori ‘sto Nuvoli, che se tu non gli avessi preparato la strada magari adesso neanche se ne renderebbe conto, che qualche diritto ce l’ha pure lui; e invece hanno dovuto comprargli il sintetizzatore, lasciarlo parlare, e ora si è messo in testa che vuole smettere di soffrire, che quello è un suo diritto, e stai a vedere che dopo di lui ne viene fuori un altro, poi un altro, e poi un altro ancora, e di questo passo va a finire che quelli devono perdere tempo a scrivere una legge apposta, con tutti i problemi che ci sono, per quattro malati che fino a l’altroieri nessuno sapeva manco che esistessero.
Possibile che tu non te ne renda conto? Staccare il respiratore, quello te l’avrebbero pure passato.
Quello che non ti perdoneranno mai è che non sei stato capace di morire facendoti i cazzi tuoi.

Francesco Ognibene sulla richiesta di Giovanni Nuvoli:

«C’è un uomo che – pare – chiede di morire: soffre troppo, e da troppo tempo, e dice che non ce la fa più. Una domanda umanissima, per quanto inaccettabile, che pretende una risposta all’altezza della sofferenza. Chinarsi sul letto dove un male inesorabile inchioda quell’uomo da anni, ascoltarne ogni parola – e quanto gli costa farsi intendere lui solo lo sa -, sforzarsi di capire quel che non dice, è una necessità che si impone a chiunque voglia interessarsi al suo caso senza la fretta di tirare le somme».

«Il potere non è un mezzo, è un fine. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere». (George Orwell)

Liberazione terminale

April 25, 2007

Giovanni Nuvoli ha finalmente parlato, grazie al sistema informatico che gli è stato messo a disposizione: ha confermato di voler morire senza soffrire, alla faccia di quelli che si ostinavano a sostenere il contrario, e che da domani inizieranno a sproloquiare che non è in grado di intendere e volere e che la sua vita non gli appartiene.
Gli stessi che hanno torturato Piero Welby con determinazione chirurgica, facendo di tutto affinché rimanesse imprigionato nel suo corpo e accusando di omicidio gli unici che l’abbiano aiutato ad esercitare i suoi diritti.
Gli stessi che oggi, in coro, vanno blaterando che la Festa della Liberazione dev’essere la festa di tutti gli italiani.
Fingendo di non sapere che vi sono italiani ai quali la Liberazione non è concessa.

Nemmeno il 25 aprile.

Reato terminale

March 15, 2007

Dal Codice Penale:

Articolo 183

  1. Chiunque indebitamente arresta o tiene sequestrata una persona o la priva in altro modo della libertà personale, chiunque rapisce una persona con violenza, inganno o minaccia, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.

  2. Parimenti è punito chiunque rapisce una persona incapace di discernimento, inetta a resistere o minore di sedici anni.

Articolo 184

  1. Il sequestro di persona ed il rapimento sono puniti con una pena detentiva non inferiore ad un anno se il colpevole ha cercato di ottenere un riscatto, ha trattato la vittima con crudeltà, la privazione della libertà è durata più di dieci giorni o la salute della vittima è stata seriamente esposta a pericolo.