1983

September 8, 2007

Jokerman è una canzone lenta, sognante, pulita, che parla di un volo, in alto. Surreale, quasi epico, Infidels. Nasconde dentro di sè tutta la carica di ambiguità che è propria di Bob Dylan. Oltre la protesta, per cui è noto. Un rapporto particolare e controverso con quello che per lui è fede, anche questa manifestata sotto varie sfaccettature. Jokerman contiene almeno trenta riferimenti alla Bibbia, ma non è stato cristianesimo e non è giudaismo quello di Dylan. E’ al di là della immagine che proietta all’esterno, vuol rimanere e rimarrà per tutti un immaginario. Fluida, Jokerman scorre con la voglia irrefrenabile di andare oltre, di conoscere, di sentire oscurità, molteplicità, confusione, e di descriverle, nuovamente…

“Faccio del mio meglio per essere come sono, ma tutti vogliono che io sia come loro”


Bowie. Per me, sempre geniale. Unico, straordinario musicista. Negli anni ottanta il dandy elettronico prende d’un tratto tuttavia una via giocosa, glam, pop, come se volesse impersonare il decennio. Il duca bianco esplode nelle sue forme espressive da attore, personaggio, comparsa, gioca con i testi, con gli strumenti, con i fiati, sperimenta e scrive continuamente ride, si mostra, a 360 gradi. Conquista, spettacolarizza buca gli schemi, irrimediabilmente!

There’s no sign of life, It’s just the power to charm!

John Cougar. John Mellencamp. Ain’t that America. Cougar Mellencamp è Rock. So Rock. Roots rock, quel vago rètro country. Suona e trascina, la chitarra, irrompe la batteria, autoritaria, impone la direzione e trascina, come un fiume in piena. Sembra che urli da un palco su un prato dell’ Indiana.

I fight Authority, Authority always wins.


Invece è in studio. Uno dei migliori album degli anni ’80, nel suo genere. Potenza espressiva.

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