Siamo alla terza puntata, amici miei.
Mentre vi comunico di aver provveduto a prendere nota delle vostre ultime segnalazioni, che includerò nel prossimo aggiornamento della classifica, vi annuncio che stavolta la protagonista del nostro gioco a premi è nientepopodimeno che un Sottosegretario.
Tenendo conto delle vostre indicazioni, inoltre, ho cercato di elaborare un quiz appena più difficile degli altri: così, tanto per aumentare un po’ la competizione e darvi qualche stimolo in più.
Che altro dire, gente?
Giocate, giocate, giocate! Se non lo avete ancora fatto, cimentatevi anche con le puntate precedenti, che trovate qua e qua.
E ricordate di scrivere il punteggio nei commenti, altrimenti non vale.

<a href=”http://www.mystudiyo.com/act67401/mini/go/chronicles_of_eugenia”>Chronicles of Eugenia</a>

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Per una volta è stato necessario il fotofinish: la quinta tappa del grande concorso “Un uomo, un perché”, dedicata a Giuliano Ferrara, è stata in bilico fino all’ultimo. Alla fine la frase che ha prevalso (per una manciata di voti) è stata la seguente:

«Perché la democrazia è opera di Dio, fatemelo dire provocatoriamente, cioè della presenza di un concetto di Dio nella storia.».

Ciò premesso, possiamo passare alla sesta puntata, che ha come ospite un personaggio a dir poco straordinario: si tratta di Eugenia Roccella, editorialista di Avvenire e portavoce del Family Day.
Scegliere la sua esternazione migliore, ne sono certo, non sarà facile: per questo vi lascio tutto il fine settimana, in modo che possiate pensarci come si deve e arrivare serenamente a una scelta consapevole.
Nient’altro. Come sempre, votate, votate, votate: perché questa, gente, è la democrazia.
Opera di Dio, naturalmente…

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Abolire le garanzie offerte dall’assistenza sanitaria pubblica, riportare l’aborto tra le mura domestiche, in una forma legale di clandestinità, lavarsene finalmente le mani, evitando qualunque intervento di prevenzione: è questo che davvero si vuole. (Avvenire, 31 ottobre 2007)
Aiutare un mambino a nascere: ecco il modo per applicare la 194. (Avvenire, 5 ottobre 2007)
Stiamo approdando a risultati di pulizia etnica che nemmeno la peggiore violenza razzista dei governi totalitari è mai riuscita ad ottenere. (Avvenire, 29 agosto 2007)
L’aborto non si può considerare un diritto, anche le femministe lo sanno e lo dicono. (Avvenire, 19 agosto 2007)
Non c’è bisogno di nessuna legge sul diritto a morire. (Avvenire, 25 luglio 2007)
Sospendere le terapie non vuol dire accettare la fine naturale della vita; può voler dire provocarla. (Avvenire, 12 giugno 2007)
Una donna che abortisce sa che quello che strappa via da sé è un figlio. Le fantasie tornano a galla, oppure vengono rimosse, ma abitano dentro di noi. (Avvenire, 1° giugno 2007)
Un omosessuale può essere una madre o un padre meraviglioso, può creare una comunità di affetti e una casa (in questo senso una famiglia), ma una coppia gay non può assumersi quei compiti di sussidiarietà che lo Stato affida a una famiglia. (Avvenire, 12 maggio 2007)
L’aumento delle unioni di fatto corrisponde regolarmente a un’alta percentuale di separazioni, a una crescita delle madri sole, all’eclissi o alla transitorietà della figura paterna, all’impoverimento femminile, a un calo delle opportunità per i figli, e talvolta, com’è stato messo in evidenza nel caso inglese, a un drammatico incremento della violenza e del disagio giovanile. (Avvenire, 20 marzo 2007)
Il corpo femminile si ribella alle pillole, cerca di vanificare la disciplina innaturale che gli imponiamo, fa emergere una voglia indicibile di essere madri che non sappiamo nemmeno di avere. (Avvenire, 18 febbraio 2007)
Da oggi, se qualcuno non interviene, un medico può decidere di praticare le intertruzioni di gravidanza in modo fantasioso e creativo, applicando una ricetta personale, un po’ come un grande chef. (Avvenire, 1° febbraio 2007)
Ritenere che sia necessaria un’ulteriore opzione, per promettersi fedeltà e aiuto, ma solo a tempo determinato e fino a un certo punto, equivarrebbe a considerare i cittadini come persone incapaci di assumersi le proprie responsabilità. (Avvenire, 10 gennaio 2007)
Non ci siamo riusciti. Non siamo riusciti a trattenere in vita Piergiorgio Welby. (Il Giornale, 22 dicembre 2006)

Passepartout

November 8, 2007

Eugenia Roccella su Avvenire:

L’Italia, però, ­è un Paese anomalo. Ci sono i cattolici, c’è una parte di laici che si rifiuta di aderire alle banalizzazioni del dogmatismo scientista, c’è stata una vittoria significativa al referendum sulla legge 40.

Niente di straordinario, direte voi: si tratta semplicemente dell’ennesima ripetizione di affermazioni già lette e sentite in centinaia di occasioni.
Sta di fatto, però, che l’articolo della Roccella, nella circostanza, non ha per oggetto la fecondazione assistita, la ricerca sulle cellule staminali embrionali, la libertà di ricerca scientifica, ma la prossima registrazione in Italia del Mifepristone, meglio conosciuto come pillola RU486: rispetto alla quale, evidentemente, l’ineffabile editorialista ritiene che la vittoria degli astensionisti nel referendum sull’abrogazione della legge 40 possa essere in qualche modo significativa.
La sensazione è che il fronte clericale stia mettendo in campo una nuova strategia, consistente nell’utilizzare il risultato del referendum sulla legge 40 come un passapartout, buono per scardinare le argomentazioni degli avversari in occasione di ogni dibattito legato in qualche modo al tema della laicità: finiranno per affermare (ed in parte, a ben guardare, lo stanno già facendo) che non si possa discutere di testamento biologico, eutanasia, unioni civili, aborto, pillola del giorno dopo, ed invocheranno come insuperabile argomentazione la circostanza che i cittadini italiani abbiano preferito astenersi dal voto in quella consultazione; anche se essa, evidentemente, riguardava un argomento completamente diverso.
Chi mi conosce sa come la penso: abbiamo perduto la battaglia di quel referendum a causa dei nostri limiti, più che per i meriti dei nostri avversari e per l’evidente illegalità di alcuni strumenti che fu loro consentito di impiegare.
Acqua passata, si è detto. E che acqua passata sia.
Tuttavia, lasciare che quel risultato venga impudentemente sbandierato ad ogni pie’ sospinto, anche laddove non vi sarebbe alcun appiglio logico per invocarne il peso, significa perseverare nell’errore e protrarre quella sconfitta a tempo indeterminato.
Significa stare a guardare mentre gli altri, senza nemmeno ringraziare, prendono.
E portano a casa.

Comics

October 10, 2007

a comic strip!

Offensiva terminale

June 12, 2007

Paola Binetti su Avvenire di oggi:

«Di una legge non c’è nessun bisogno. Qualora si volesse proprio regolamentare le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, bisogna prendersi tutto il tempo necessario per evitare ogni ambiguità, per evitare che il provvedimento anche in modo surrettizio apra la strada all’eutanasia passiva».

Eugenia Roccella, sempre su Avvenire di oggi:

«Ma se è importante assicurare la libertà di rifiutare la cura, come prevede la Costituzione, bisogna ricordare che è necessario applicare un sistema di garanzie e di cautele che non lascino adito al minimo dubbio, alla minima ombra. Perché l’errore in questo campo e senza rimedio, e si chiama omicidio».

I segnali mi sembrano incontrovertibili: dopo l’affossamento della procreazione assistita, della ricerca scientifica e delle unioni civili, è ufficialmente iniziata l’opera di insabbiamento del testamento biologico.
Non c’è che dire: quando si tratta di demolizioni, questa gente non si batte.

A day in the life

June 11, 2007

Ecco, adesso ci manca solo che una Roccella o un Pezzotta di turno si impossessino anche di lui

Diritti e capricci

May 7, 2007

Eugenia Roccella su Avvenire:

«Non mi sono mai imbattuta nell’arroganza moralista di chi crede di rappresentare la famiglia ideale, piuttosto ho trovato una grande consapevolezza di vivere un momento critico, in cui le donne non sono più libere di scegliere di avere figli (basta vedere il divario tra il desiderio di maternità e la sua concreta realizzazione), in cui i giovani faticano a crearsi una famiglia propria, in cui si consuma il presente e si ha difficoltà a progettare il futuro. Ho incontrato famiglie numerose che non capiscono perché la loro capacità contributiva viene equiparata a quella di un single, mamme che vorrebbero il secondo o il terzo figlio ma non se lo possono permettere, come se fosse un lusso irraggiungibile».

Più che giusto.
Sarebbe però il caso che l’ineffabile Eugenia mi chiarisse un dubbio: come mai ella ritiene doveroso prodigarsi in favore delle aspiranti genitrici nel caso in cui all’agognata maternità si frappongano ostacoli di tipo economico, mentre tanta solerte attenzione viene improvvisamente meno allorché la procreazione sia loro preclusa per cause di ordine patologico?
Perché, in altre parole, oggi ci si batte affinché il (legittimo) desiderio del secondo figlio da parte di una donna sana venga considerato un diritto e non un lusso, mentre ai tempi del referendum sulla legge 40 l’aspirazione alla maternità di una donna con problemi di fertilità veniva bollato, dal fronte astensionista di cui la Roccella era un’insigne esponente, come un trascurabile capriccio?
Vi sono, evidentemente, donne di serie A e donne di serie B: le prime, svantaggiate dal Prodotto Interno Lordo, meritano un aiuto concreto: le seconde, penalizzate da Madre Natura, meritano al massimo un’astensione.

Alla faccia della sensibilità per i momenti critici.

Eugenia Roccella sul Secolo d’Italia:

«I Dico, così come la biotecnologia, introducono una “rottura” tra noi e noi, tra l’uomo e le sue radici».

Argomentazione apparentemente logora, quella delle radici, eppure ancora di gran moda.
E’ in base ad essa che sempre più spesso, nelle serate estive, qualcuno propone di andare tutti insieme a ballare la pizzica e la taranta, per riscoprire le comuni radici culturali e provare tutti insieme sensazioni di sconosciuto appagamento.

Sarà che ognuno ha le radici che ha, oppure, più probabilmente, quelle che si merita.

Io, da parte mia, continuo a guardare alle biotecnologie con interesse, a sostenere che le coppie di fatto dovrebbero avere gli stessi diritti delle altre, a declinare gli inviti estivi per la pizzica e per la taranta.

Ci vada la Roccella, a ballare scalza.

Io me ne sto a casa a sentire i Clash.

Scavalcare il limite

February 28, 2007

Eugenia Roccella sul Giornale: «Benché gli esperti si affannino a ripeterci che gli ibridi serviranno solo a scopi di ricerca, e dunque saranno rapidamente distrutti per ricavarne linee cellulari, il dubbio è lecito: se davvero si riuscirà a produrre gli embrioni-chimera, non ci sarà qualche scienziato che vorrà impiantarli nell’utero di una donna o magari di una mucca? Non sarà inevitabile scavalcare il limite successivo, e andare avanti nella manipolazione della vita umana?»

Io, qua: «Benché gli esperti si affannino a ripeterci che la religione rappresenterà una libera scelta dell’individuo, e dunque i suoi divieti non potranno essere imposti a chi non vorrà accoglierli, il dubbio è lecito: se davvero si riuscirà a produrre la religione, non ci sarà qualche prete che vorrà costringere tutti a seguire quei precetti? Non sarà inevitabile scavalcare il limite successivo, e andare avanti nella mortificazione della vita umana?»