Terapia omofoba

September 9, 2008

Dal Corriere.it:

Una coppia omosessuale è stata aggredita a Roma da una decina di giovani mentre, mano nella mano, stava passeggiando nel pressi del Colosseo, dove c’è il primo locale gay della capitale, il Coming Out.

Monsignor Elio Sgreccia, poco prima dello scorso Natale:

Chi ha particolari tendenze sessuali, come gli omosessuali, va aiutato con terapie adeguate.

Specialmente dopo che lo hanno picchiato in dieci.

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Devastazione monocratica

August 6, 2008

Dal sito di Luca Volontè:

Per il deputato dell’Unione di Centro Luca Volontè la decisione con cui il Tribunale di Bologna ha stabilito l’affidamento condiviso di una bimba di 10 anni ai genitori con il padre dichiaratamente omosessuale, devasta i diritti dell’infanzia.
La decisione, spiega, “non contrasta certamente con il diritto del minore a ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi i genitori, ancorché separati”. Ciò che per Volontè solleva contrarietà è “il contesto nel quale il figlio può essere inserito in conseguenza della decisione e che dovrebbe essere valutato caso per caso”. Un bimbo, per il deputato, “non può crescere in maniera equilibrata e serena con molteplici figure maschili che si scambiano il ruolo di padre”.
La sentenza quindi “devasta il diritto del bambino a vivere un’infanzia o un’adolescenza normale“.

Dal Corriere di oggi:

VIBO VALENTIA – È stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Vibo Valentia un agricoltore 40enne che, da oltre 14 anni, malmenava e segregava in casa la moglie e le 5 figlie minorenni, impedendo loro di uscire se non in sua compagnia e costringendo giornalmente la propria consorte a sottostare ad ogni sorta di violenza sessuale, anche in presenza delle bambine.

Può darsi che Volontè abbia ragione: per il ruolo di padre i bambini hanno bisogno di una figura maschile unica.
Volete mettere, la soddisfazione di farsi devastare l’infanzia in modo normale?

Secondo alcuni il marchio che contiene le patatine qua sopra è uno dei simboli più rappresentativi del cosiddetto imperialismo economico americano.
Posto che entrare nel merito della questione sarebbe interessante (e non è detto che prima o poi non lo si faccia anche qua dentro), mi limito a segnalare che qualche giorno fa quei simpaticoni integralisti dell’AFA (American Family Association) hanno lanciato un boicottaggio nei confronti di McDonald’s, a loro dire colpevole di «non voler rimanere neutrale nella guerra culturale sull’omosessualità(1)».
Bill Withman, il portavoce della multinazionale, ha commentato la vicenda nel modo che segue:

«L’odio non ha posto nella nostra cultura, e diamo il nostro supporto affinché la nostra gente possa vivere e lavorare in una società libera da discriminazioni e molestie(2)».

Ciò, premesso, gente, non so che programmi abbiate stasera, ma io, personalmente, vado a farmi un BigMac.
Si accettano adesioni.

(1) «It is about McDonald’s, as a corporation, refusing to remain neutral in the culture wars. McDonald’s has chosen not to remain neutral but to give the full weight of their corporation to promoting the homosexual agenda, including homosexual marriage».

(2) «Hatred has no place in our culture, and we stand by and support our people to live and work in a society free of discrimination and harassment».

C’è chi si ostina a ripetere che per un figlio sarebbe nocivo avere un padre gay.
Quello che è certo, tuttavia, è che per certi figli gay è nocivo avere un padre.

Francesco D’Agostino, ex Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, su Avvenire di oggi:

La pretesa dei gay di ottenere per le loro convivenze un qualsiasi riconoscimento legale (fino a quello matrimoniale) non ha motivazioni sociali, ma solo psicologiche e simboliche, motivazioni che dimostrano il carattere mimetico delle unioni omosessuali (rispetto a quelle eterosessuali) e la loro strutturale fragilità (un’unione intrinsecamente forte si difende tranquillamente da sola, senza chiedere aiuto al diritto).

Allora, amico omosessuale, armiamoci di dizionario e ricapitoliamo.
Tu chiedi che ti vengano riconosciuti dei diritti, ma lo fai esclusivamente con motivazioni psicologiche (cioè, presumibilmente, per placare un disagio che ti porti dentro) e simboliche (il che equivale a dire che te ne frega poco e niente della tua unione in sé e per sé: semplicemente, miri ad ottenere una specie di marchio di qualità, per poi sbandierarlo ai quattro venti); come se non bastasse, inoltre, la tua relazione sentimentale è mimetica (ossia è riconducibile più alla situazione e all’ambiente circostanti, piuttosto che ai tuoi reali convincimenti) , strutturalmente fragile (cioè fragile per definizione, in quanto omosessuale) e incapace di difendersi senza chiedere aiuto agli altri (quanto al motivo per cui essa si debba trovare nella condizione di difendersi, tuttavia, non è dato sapere).
Questo, amico omosessuale, è quanto.
Di’ la verità: non era meglio quando si limitavano a darti del frocio?

Videodediche

May 20, 2008

1. The sinners are much more fun

——

2. And if You’re a lesbian, don’t be a mum

—–

3. Vasu ti baro nebo avi ker

Dopo “meglio fascista che frocio” e “meglio malata che troia“, ecco a voi un’altra versione remixata dell’adagio.

Nel nome del padre

May 14, 2008

Assuntina Morresi su Avvenire:

Consentire a coppie lesbiche l’accesso alla procreazione in vitro, invece, significa cancellare il padre, con tutto quello che ne consegue sul piano simbolico e concreto.

Non si può negare che “concreto”, in certi casi, sia la parola giusta.

Per il fine settimana vi invito a fare un piccolo esercizio: leggete, se non l’avete già fatto, l’articolo del Corriere nel quale Monica Ricci Sargentini parla dei centomila figli di coppie omosessuali che vivono in Italia; dopodiché, se avete altri cinque minuti liberi, fate un salto su Cultura Cattolica e sciroppatevi il commento a quell’articolo ad opera di Fabio Cavallari.
Qualcuno, se ne ha il tempo e la voglia, mi spieghi in parole semplici in quale punto dell’articolo della Ricci Sargentini viene affermato, come Cavallari sembra sostenere, che le istanze degli omosessuali costituirebbero un attacco alla cosiddetta “famiglia naturale” e alle politiche di sostegno che lo Stato dovrebbe destinarle.
L’invito, naturalmente, è retorico, poiché nell’articolo viene semplicemente sottolineato che alcune persone chiedono di vedersi riconosciuti diritti per sé, senza mettere minimamente in discussione quelli legittimamente attribuiti ad altri.
L’esercizio, tuttavia, è ugualmente meritevole di attenzione, specialmente nella misura in cui si riesca a farlo andare al di là del semplice caso di specie; l’argomentazione secondo la quale gli omosessuali sarebbero un branco di guastatori col coltello tra i denti, determinati a fare di tutto per distruggere la famiglia tradizionale ed impedire che le vengano concesse delle agevolazioni, è infatti un vero e proprio cavallo di battaglia del fronte clericale.
Il punto è, tanto per essere chiari, che si tratta di un’asserzione completamente falsa.
Il meccanismo, fateci caso, è di stampo marcatamente pubblicitario: si propone un’affermazione senza fornire alcuna argomentazione logica a suo sostegno, e la si ripete all’infinito per farla entrare nelle zucche della gente come se fosse un dato acquisito.
Qualche anno fa era in gran voga uno spot televisivo nel quale una ragazza, sostenendo di non volersi ridurre “tutta ciccia e brufoli“, addentava sorridendo una barretta di cioccolato: col che lasciando intendere che tale barretta, pur essendo tanto buona da soddisfare appieno la sua golosità, non fosse affatto calorica.
La barretta in questione, che tutti conoscerete, si chiama Kinder Bueno, e dalla lettura dei suoi ingredienti (zucchero, burro, pasta di cacao, burro di cacao, nocciole etc.) è chiaramente desumibile che si tratta di un prodotto tutt’altro che dietetico: eppure nell’immaginario delle persone quella barretta viene tuttora considerata il meno calorico tra gli snack al cioccolato; non certo, evidentemente, perché la cosa abbia un fondamento logico di qualche genere, ma semplicemente perché una tipa in jeans e maglietta attillata l’ha ripetuto centinaia di volte tra il TG e il film delle nove.
Ebbene, amici miei, a questo si riduce il livello del dibattito sui diritti degli omosessuali che costoro sono in grado di offrirci: un assortimento di slogan privi di qualsiasi logica ripetuti fino alla nausea, e così facendo ficcati per forza nella testa di chi è troppo distratto per prendersi la briga di verificarli.
“Mi vuoi tutta ciccia e brufoli?”, chiede la ragazza della pubblicità, con un sorriso a centoventi denti e i riccioli che spuntano fuori dal casco; a me verrebbe da rispondere che tutto sommato non mi importa della ciccia, né dei brufoli, né della cioccolata, né di quello che che si intravede sotto la sua magliettina leggera.
Mi basterebbe, una volta ogni tanto, poter leggere qualche fregnaccia in meno.

Si sono divertiti a chiamarli in una miriade di modi diversi: costituzionalmente sterili, deboli e deviati, malati, esibizionisti, finocchi, invertiti, ricchioni, culattoni.
Mi scuserete se, per una volta, sorvolo su simili nefandezze, limitandomi a ripetere per l’ennesima volta il solito adagio: si tratta di titolari di diritti, che piaccia o no ai catechisti capillarmente sparpagliati in ogni angolo di questo paese.
Uno di quei diritti, quello di vedere riconosciuta legalmente l’unione con la persona che si ama, di qualunque sesso essa sia, viene sistematicamente negato con irriducibile impegno dai soliti farisei che gridano allo scandalo, stracciandosi le vesti e blaterando frasi sconnesse sulle radici cristiane dell’Europa, sul peccato, sui castighi divini.
La realtà, al di là di questi vaneggiamenti, è che le unioni civili possono essere registrate presso i Comuni di residenza delle persone: e che c’è chi aiuta quelle persone a farlo, specialmente nei casi (molti, per la verità) in cui i solerti funzionari della pubblica amministrazione si ostinano a fare orecchie da mercante.
Se volete saperne di più, fate un salto da queste parti.
Così, mentre i nostri amici vorrebbero che vi andaste a confessare, voi registratevi.
E lasciate che siano loro, a farsi un bell’esame di coscienza.