Sassi

February 19, 2008

Da Wikipedia:

Lanciare il sasso e nascondere la mano.
Con questa espressione si descrive molto sinteticamente il comportamento di chi provoca una situazione di conflitto, svela un retroscena che doveva stare celato, dà origine a situazioni spiacevoli, etc. agendo tuttavia in modo tale da non risultare lui la causa del guaio.

Applicato all’attività di un quotidiano, questo efficace modo di dire potrebbe tradursi nell’intendimento di esprimere un’opinione non dichiarandola esplicitamente, ma piuttosto suggerendola, sottintendendola, lasciandola intuire, o addirittura facendo in modo che quell’opinione resti impressa nella mente del lettore senza che costui se ne avveda.
Facciamo qualche esempio, mettendoci nei panni di un redattore e immaginando alcune situazioni concrete nelle quali voler mettere in pratica l’atteggiamento in questione.

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Supponiamo, tanto per cominciare, di voler insinuare che l’eutanasia è un omicidio bello e buono: quale miglior soluzione che accorpare un articolo riguardante le scelte di fine vita con la notizia di un efferato delitto? Insomma, qualcosa di simile a ciò che accade il 26 novembre 2006, allorché l’home page del Corriere presenta questo curioso “blocco”, nel quale l’appello di Piergiorgio Welby viene accostato alla notizia di un infanticidio:

Immaginiamo ora di voler lasciare intendere che l’omosessualità sia un vizio turpe e riprovevole: la soluzione più adeguata, in questo caso, potrebbe consistere nell’evocare il legame con un argomento che susciti lo sdegno e il ribrezzo dei lettori. La pedofilia sarebbe perfetta, che ne dite? Un po’ come succede sul Corriere del 29 dicembre 2006, nel quale si trova il seguente accostamento:

Andiamo avanti e cambiamo argomento. Supponiamo di voler ribadire, senza dare troppo nell’occhio, il vecchio adagio sessista secondo il quale le donne sono solite disturbare il prossimo con un sacco di chiacchiere inutili. In questo caso l’ideale sarebbe legare il concetto con qualcosa che sia logorroico, fastidioso e prodotto in grande quantità; lo spamming, tanto per fare un esempio, come accade sul Corriere del 30 novembre 2006:

Orbene, poteva mancare, in questa elencazione di ipotetiche allusioni, qualche bel lancio di sasso riguardante l’aborto? In altre parole, immaginando di voler insinuare che l’interruzione della gravidanza costituisca un delitto della peggiore specie, quale sarebbe il crimine più adatto da scegliere per l’accorpamento? Lo stupro, ovviamente, meglio se con rapina annessa. Curiosamente, un po’ come accade sul Corriere dell’8 marzo 2007:

Coincidenze, direte voi, e non saprei come darvi torto; chi mi conosce, del resto, sa bene che rifuggo dalle facili dietrologie, e aborro l’abitudine di intravedere cospirazioni ad ogni angolo di strada.
Sta di fatto, però, che proprio questa mattina la home page del Corriere decida di prodursi nell’ennesimo, singolare accostamento: Pierferdinando Casini parla dell’aborto, mentre Gianfranco Fini fa una dichiarazione sulla pedofilia, e sebbene si debba convenire sul fatto che si tratti di due temi piuttosto eterogenei, quelli del Corriere ne fanno un titolo unico, come se si trattasse dello stesso argomento:
Un’altra coincidenza, ci mancherebbe, o forse l’ennesima distrazione.
Magari, chissà, basterebbe stare un pelino più attenti: nell’accorpare le notizie, ché con un briciolo di concentrazione in più certi accostamenti inopportuni si potrebbero evitare; ma anche, perché no, nel nascondere meglio il braccio.
Hai visto mai, ci fosse qualcuno che guarda…

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Razzismo editoriale

February 2, 2008

Allora, l’esperimento è più o meno il seguente.
Si vada sul sito dell’ANSA e ci si soffermi su questa notizia di oggi:

Si passino quindi in rassegna i siti web dei tre più importanti quotidiani nazionali, e si riscontri che in tutti e tre i casi la notizia ha meritato un bel titolo in homepage, oltre a un ampio articolo di approfondimento:******Completata l’operazione, si torni indietro di due o tre giorni, e sempre sul sito dell’ANSA si cerchi quest’altra notizia:

Ci si chieda, a questo punto, se i tre principali quotidiani nazionali di cui sopra, sia pure con minore enfasi (data l’assenza del morto), abbiano dato conto all’opinione pubblica anche dell’accadimento testè segnalato: dal quale, sia detto per inciso, si evince che non tutti gli albanesi si dedicano ad attività delinquenziali, ma che alcuni di essi si adoperano perfino per impedire che esse vengano poste in essere.

Dopo aver cercato la parola “albanesi” nei box di ricerca dei tre quotidiani, e riscontrato la totale assenza della vicenda tra le notizie pubblicate nei giorni scorsi, si svolgano alcune riflessioni sugli organi di stampa, sul razzismo e sulle sue cause.
Saluti.

Massimo Introvigne interpreta quanto affermato ieri da Ratzinger sull’attuale sistema dell’informazione: «Il Papa, tuttavia, non è certamente contro la diffusione dell’informazione e della conoscenza. Il suo discorso entra nel vivo di due dibattiti in corso da diversi anni. Da una parte, la Chiesa lamenta la scarsa attenzione e spesso la distorsione dei suoi interventi».
Quanto alla scarsa diffusione degli interventi della Chiesa, è sufficiente fare una banale ricerca sul Corriere.it o su Repubblica.it per verificare, com’è ben noto a chiunque, che agli interventi del Papa, dei cardinali e del Vaticano in generale è assicurata una visibilità pressoché unica nel panorama dell’informazione nazionale; il fatto che nonostante tale lampante evidenza ci si ostini ad affermare il contrario è francamente ridicolo, così come è grottesca l’accusa di distorsione formulata da parte di chi fonda da sempre la propria strategia mediatica sulla continua deformazione delle istanze e delle argomentazioni altrui.
Il Papa, insomma, si lamenta di essere oscurato e travisato dal mondo dell’informazione, e lo fa avvalendosi della collaborazione di giornalisti che ne evidenziano le farneticazioni ben oltre la loro reale importanza, e mistificano la realtà dei fatti nel goffo tentativo di giustificarle.
Sa che ci vuole un bel coraggio, Santità?