Nel nome del padre

May 14, 2008

Assuntina Morresi su Avvenire:

Consentire a coppie lesbiche l’accesso alla procreazione in vitro, invece, significa cancellare il padre, con tutto quello che ne consegue sul piano simbolico e concreto.

Non si può negare che “concreto”, in certi casi, sia la parola giusta.

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Carissimi,
la tappa numero 6 del nostro concorso ha registrato l’ennesimo risultato plebiscitario; d’altra parte la frase vincitrice di Eugenia Roccella è di quelle destinate a rimanere nella storia:

«Non ci siamo riusciti. Non siamo riusciti a trattenere in vita Piergiorgio Welby».

Ciò detto, veniamo alla puntata odierna, nella quale vi sottopongo le perle di un altro vero e proprio pezzo da novanta: si tratta di Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, nonché editorialista di Avvenire, l’Occidentale, il Foglio e tanti altri ancora.
Anche stavolta, me ne rendo conto, scegliere potrà essere un problema: perciò vi toccherà armarvi di santa pazienza e leggere il tutto almeno un paio di volte prima di procedere.
Come di consueto votate, votate, votate.
E andate a messa ogni tanto, razza di miscredenti.

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Sarebbe bene invece tenere a mente che i fedeli cattolici sono sparsi in quasi tutto il globo terracqueo. (L’Occidentale, 1° novembre 2007)
L’uso della contraccezione non sembra far diminuire drasticamente, sempre e comunque il numero degli aborti, o quantomeno non argina il fenomeno. (L’Occidentale, 30 ottobre 2007)
Come se la partita della scienza non fosse l’eterna sfida tra la ragione umana e la possibilità di comprendere il significato della realtà, ma il tentativo – finora inutile – di sostituirsi a Chi quella realtà l’ha creata. (Avvenire, 7 ottobre 2007)
La diagnosi preimpianto, invece, non ha nulla a che fare con la salute della donna, ma introduce la possibilità di scegliere il figlio in base al patrimonio genetico: tu sei sano, ti prendo, tu sei malato, ti scarto. (L’Occidentale, 26 settembre 2007)
C’è dell’altro, c’è di peggio (dell’11 settembre, n.d.r.). Sto parlando del fatto che un uomo e una donna possono concepire i propri figli in un laboratorio, fabbricarne tanti e decidere di scegliere il migliore, quello che è venuto meglio, e di buttare nel cesso quelli brutti, o malati, o che forse si ammaleranno un giorno. Oppure li congelano. (StranaU, 11 settembre 2007)
Si vuole giocare a fare Dio, cercando di far nascere nuovi esseri dall’identità indefinita e indefinibile. (Avvenire, 6 settembre 2007)
Marcare con un colorante il feto selezionato, per sopprimerlo senza commettere errori: espressioni che, nel migliore dei casi, evocano pratiche veterinarie – di solito si marcano le greggi, le mandrie, oppure gli esemplari malati o difettati, o comunque con qualche particolarità. Nel peggiore, invece, ricordano i lager nazisti. (L’Occidentale, 28 agosto 2007)
In altre parole, con il tentativo di costruire nuove forme di vita in laboratorio si abbatte la barriera fra esseri viventi e materia inerte. (Avvenire, 12 luglio 2007)
Quando si cancellano le parole madre e padre, si cerca di riscrivere tutta l’umanità. Ciò che unisce tutti questi provvedimenti è il tentativo di eliminare i limiti dell’uomo. (Ariminol.it, 3 marzo 2007)
Per Welby i Radicali hanno proposto una veglia notturna, un’espressione con cui di solito si intende una precisa preghiera comunitaria cristiana, che non poteva non richiamare il grande indimenticabile malato, Giovanni Paolo II. (Il Foglio, 28 dicembre 2006)
Bisogna cominciare a rendersi conto che forse Welby non sarebbe arrivato a chiedere di morire se avesse accettato di farsi sostenere non solo nella respirazione. (19 dicembre 2006)
Contro la RU486 ci ha unito l’ostilità nei confronti della banalizzazione dell’aborto, che niente ha a che fare con l’eliminazione delle sofferenze fisiche o psicologiche, ma porta con sé una nuova solitudine femminile. (Avvenire, 3 luglio 2006)
Nessuno vuole avere a che fare con l’arcaica fisicità dell’aborto, nessuno ne vuole condividere il peso. Molto meglio trasformarlo in procedura apparentemente asettica, e ridurlo concettualmente all’assunzione, semplice e pulita, di una pillola. (Avvenire, 15 giugno 2006)

Integralismo intransitivo

September 13, 2007

Un’amica mi segnala un simpatico articolo di Assuntina Morresi su StranaU:

Ciao a tutti, sei anni dall’11 settembre.
(…)
Per alcuni anni ho pensato che quello fosse stato l’evento più catastrofico a cui io mai avessi assistito, e che sicuramente il mondo da allora non sarebbe più stato lo stesso. Invece ho capito che non è vero. Che c’è dell’altro, c’è di peggio.
(…)
Sto parlando del fatto che un uomo e una donna possono concepire i propri figli in un laboratorio, fabbricarne tanti e decidere di scegliere il migliore, quello che è venuto meglio, e di buttare nel cesso quelli brutti, o malati, o che forse si ammaleranno un giorno. Oppure li congelano.

Vediamo se ho capito bene:

  1. oggi le persone con problemi di fertilità possono avvalersi di alcuni ritrovati della scienza che li aiutano a risolvere le loro difficoltà e consentono anche a loro di avere dei figli;

  2. grazie a queste tecniche è possibile produrre più embrioni, congelarli, e procedere a nuovi tentativi (senza sottoporre le donne ad ulteriori bombardamenti ormonali) qualora i primi impianti nell’utero dovessero fallire;

  3. sempre grazie a queste tecniche, molte gravi malformazioni e patologie dell’embrione possono essere diagnosticate prima che esso venga impiantato.

Tutto ciò che precede, secondo la Morresi, sarebbe peggio di quanto è accaduto l’11 settembre 2001 a New York.
A questo punto, mi corre l’obbligo di informare la Morresi del fatto che gli attentati alle Twin Towers sono stati posti in essere da un gruppo di fanatici che considera i precetti religiosi più importanti dei diritti civili, confonde i reati con i peccati e non fa altro che lanciare anatemi e divieti a destra e a manca; e che in Italia la fecondazione assistita e la diagnosi pre-impianto sono state proibite grazie all’azione di un gruppo di fanatici che considera i precetti religiosi più importanti dei diritti civili, confonde i reati con i peccati e non fa altro che lanciare anatemi e divieti a destra e a manca.
L’occasione mi è gradita per segnalare ad Assuntina Morresi la proprietà transitiva dell’uguaglianza.