Da Avvenire di oggi:

Scienza e Vita auspica che “Eluana possa continuare ad essere accudita amorevolmente dalle suore che da anni le garantiscono l’alimentazione e l’idratazione”.

Regalare alle suorine una barbie no, eh?

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Fate attenzione al metodo: vado in giro a blaterare che nessuno può decidere, e così facendo finisco per decidere io.
Niente male, eh?

Chi può decidere sulla vita di questa ragazza, e delle centinaia di persone in stato vegetativo, o malate, che ogni giorno vengono seguite e curate con amore negli ospedali e nelle varie strutture di accoglienza del nostro Paese? (Avvenire, Speciale “Eluana: una vita”)

La notizia di Davide Marasco, il bimbo di Lecce nato con la Sindrome di Potter, sottratto forzatamente alla potestà dei genitori e sottoposto a terapie invasive e dolorose senza alcuna possibilità di guarigione, ha fatto appena in tempo a diffondersi; ed ecco che stamattina Avvenire sfodera un articolo a firma Enrico Negrotti, il cui titolo è tutto un programma:

Battaglia intorno a Davide. Che vuole farcela.

Non è una notizia straordinaria?
Mentre un Tribunale stabilisce che la madre e il padre del piccolo malato non sono idonei a decidere per la sua sorte, e quindi decreta che non debbano avere voce in capitolo nelle scelte terapeutiche che lo riguardano, un giornale ci rivela di conoscere addirittura la volontà del bambino.
Davide, a quanto pare, vuole farcela.
D’altra parte lo dice Avvenire, mica un signor nessuno.
Altro che i suoi genitori, no?

Avvenirparaben

April 2, 2008

Mi segnalano che stamattina sono a pagina 15 del mio quotidiano preferito, con la qualifica di costola.
E dire che da piccolo volevo fare l’astronauta…

Astensione differenziata

March 31, 2008

Marco Tarquinio su Avvenire:

Nel nostro Paese – dove alle politiche 2006, assai partecipate, poco più di un sesto de­gli aventi diritto ha rinunciato a deporre le sue schede – abbiamo potuto dimenti­care che cosa sia il dovere di correre alle urne sotto l’incalzare di un’urgenza de­mocratica. Eppure basta guardarsi intor­no – e dentro – per rendersi conto che, sta­volta persino più dell’ultima volta, tutti noi avremmo – abbiamo – serissimi mo­tivi per affollare i seggi elettorali.
(…)
Che cosa sta accadendo, dunque? Perché, a due sole settimane dall’appuntamento con un voto talmente importante, il po­tenziale dell’astensione si mantiene su li­velli così alti?
(…)
Neanche l’acceso dibattito sul destino fi­nale della ex compagnia aerea di bandie­ra pare però capace di scuotere e motiva­re quella bella fetta del corpo elettorale che non sa o non vuole “prender partito”.

Soffrire di buona memoria, di questi tempi, ha tutta l’aria di essere diventata una specie di condanna: perché può andare a finire (come in effetti, sistematicamente, va a finire) che uno impieghi una ventina di minuti buoni per recuperare un articolo di qualche anno fa, uno di quelli di cui non ricorda che un morso, un accenno, una parola, al solo scopo di rileggerlo, confermare quei ricordi sbiaditi, incazzarsi come cristo comanda e rovinarsi il resto della giornata.
Sta di fatto che l’operazione di ripescaggio, tanto per cambiare, si conclude positivamente: e che quell’articolo (quello di cui non ricordavo che un morso, un accenno, una parola) è qua davanti ai miei occhi.
Si tratta, ovviamente, di un corsivo nel quale il nostro amico editorialista di Avvenire si produceva in una sperticata difesa della posizione assunta dal Cardinal Camillo Ruini, allora Presidente della CEI, in relazione al referendum sulla fecondazione assistita: una posizione, sia detto per inciso, che si sostanziava (sic) in un generoso e generalizzato invito all’astensione.
Così, può accadere che una persona, senza colpo ferire, si renda disponibile ad esortare i cittadini a starsene a casa, invece di andare a votare su questioni che riguardano drammaticamente la salute di migliaia di persone, la ricerca scientifica, la diagnosi prenatale; e che quella stessa persona, due anni dopo, sgrani gli occhi e si stracci le vesti, lagnandosi del fatto che nemmeno la crisi dell’Alitalia (nemmeno quella, cazzo!) riesca a scuotere le coscienze intorpidite degli italiani.
Io vado a farmi venire i conati di là.
Arrivederci.

Davide Rondoni su Avvenire:

E comunque la si metta, sta di fatto che il 21 inizia la primavera [caspita, iniziamo con uno scoop…]. San Benedetto la rondine sotto il tetto, ecc ecc. [chi la fa l’aspetti, chi non risica non rosica, trentatré trentini andarono a Trento…] Rondine o non rondine [questo è il problema: se sia più nobile d’animo…], il calendario dice che la primavera inizia quel giorno [giusto, attenersi ai fatti: quello che si dice una cronaca lucida e spietata].
E visto che tra cambiamenti del clima, caldi che si susseguono a ghiacci [caspita, la storia deve essere ambientata nel Precambriano: interessante…], venti gelidi a mattini tiepidi [eh no, signora mia, non si sa più come vestirsi, guardi, non ci sono più le mezze stagioni], e nel bailamme di notizie, tra climatologi d’opposte scuole, non si capisce più quasi niente [questo è poco ma sicuro: non si capisce niente], teniamoci a quel che è certo [la legge di gravitazione universale?]: la data sul calendario [ah, mi aspettavo meglio], e i segni nella natura [ecco, la natura. mi pare che stiamo venendo al punto].
In questi giorni poi, la retorica elettorale abbonda dei soliti vecchi richiami al fatto d’esser ‘nuovi’. E a sentir parlar di ‘nuovo’ in quella maniera vien voglia di portare i signori candidati all’aperto, farli inginocchiare con le mani legate dietro la schiena [immagine di rara leggiadria], e compiere la stramba allegra esecuzione: abbassare il loro viso fino alla terra, a sentire il profumo d’erba, il lieve odore speziato di un fiore [roba che manco nelle comunità hippy].
Quelli sì, nuovi. Insomma, la data è quella, e i fiori, il fermento delle semine [Rondoni bucolico], le dolci allegrie del sangue [Rondoni ematologico], le luci chiare in cielo [Rondoni astronomico: quando si dice una personalità eclettica, eh?] ci sono. Dunque, se pure come capita per tante altre faccende nella vita di oggi, pare più difficile riconoscerla e chiamarla con il suo nome, ecco: la primavera sta iniziando [oddio, non mi pareva che fosse in atto un attacco laicista contro la primavera, ma insomma…].
Indizi intorno, segni addosso [mmm, andiamo sull’erotico…]. C’è un rinnovarsi di energie, un erompere di nuovi colori [dipende da quello che ti cali: una volta, per esempio, uno che conoscevo ha visto l’arcobaleno nella tazza del cesso].
Il fortissimo e commovente Giacomo Leopardi [aho, forte ‘sto Leopardi, eh? proprio ganzo, cazzarola] si rivolge così alla luna: «Tu sai, tu certo a qual suo dolce amore/ rida la primavera?». Questo sorridere della natura, dei fossi [i fossi sorridono?], delle cime degli alberi, ma anche in noi, l’aprirsi di sensibilità, di gusti, è rivolto a un ‘dolce amore’? O è un sorriso scemo, un ridere a vanvera? [a vanvera, effettivamente, mi pare piuttosto appropriato] Una specie di sorriso demente? [ecco, ci stiamo avvicinando] Se lo chiede il grande poeta dando voce alla domanda di ogni persona che non sia sfigurata dai colpi di rasoio [dev’essere la giornata delle immagini leggere, non c’è che dire] della superficialità. Questo promettersi di vita, irrefrenabile corsa a sbocciare, a offrire frutti è solo un’inutile generosità momentanea della natura? Un’illusione? [temo di non aver capito la domanda] Oppure la luna sa, anche se i nostri occhi non vedono, che c’è un dolce amore che è destinatario di questo sorriso… [giuro che non ho capito una parola: ma di che parla ‘st’articolo?] Non è per spegnersi nel niente [come? devono essersi mescolate le parole: sarà la primavera…]. Da sempre gli uomini hanno atteso e propiziato l’arrivo della primavera. L’hanno chiamata. Con riti di ogni genere, e con opere di parole, di ritmo [opere di ritmo? cos’è, un nostalgico richiamo alle vecchie catene di montaggio della FIAT?]. Riconoscendo che la vita desidera la vita, non la morte [l’acqua desidera l’acqua, non il fuoco, e il silenzio desidera il silenzio, non il rumore: vado bene? imparo in fretta, eh?]. Diciamo di saperlo, che è ovvio [ma cosa?].
Però la primavera ci sorprende [oddio, pure questo articolo non scherza, eh?]. Questo suo sorriso in cerca di un dolce amore ci stupisce, anche solo per un istante. E un poco inquieta [in effetti mi sto inquietando parecchio]. La natura stessa provvede a non farci sembrare tutto, letteralmente, solo ‘rosa e fiori’ [rosa? una rosa sola? che tirchieria…]. Già nel fiorire dei giardini avvengono tante lotte [ahhh ecco, arriviamo al dunque]. In questo slancio di desiderio vitale si incontrano contrasti, difficoltà, e contraddizioni [ci siamo: immigrazione, pensioni, disoccupazione, conflitto generazionale, insomma i temi importanti: vai così che vai bene]. Come quella da molti patita [ecco che arriva la denuncia sociale]: le allergie [maddai, no, ma come le allergie? una rincorsa di un chilometro per parlare delle allergie?].
Strana contraddizione nel momento in cui i sensi si accendono. E soprattutto, proprio nei giorni dell’inizio della primavera arriva la festa cristiana della Pasqua.

Adesso ho capito: una trentina di righe per dire che domenica è Pasqua.
In occasione del prossimo Natale, se tanto mi dà tanto, dobbiamo aspettarci un volume intero.
Auguri.

Se questo è un uomo

December 30, 2007

Marina Corradi su Avvenire:

Quell’immagine al terzo mese di gravidanza – quando l’aborto è perfettamente legale – è un fatto: non è cattolica nè integralista, non è ideologica. È oggettiva: così è un uomo, a dodici settimane (e se qualcuno non vuole farlo vedere, dovrebbe per onestà domandarsi perchè). Se questo è un uomo, dunque, prima di ogni altra discussione filosofica o etica, potremmo cominciare a guardarlo, a farlo guardare ai nostri figli, e a onestamente riconoscere ciò che è.

Sarò pure un miscredente, io, però conosco l’italiano; e dove non arrivo (per ignoranza, per dimenticanza, per l’età che avanza, così facciamo una bella rima tripla) mi aiuto con gli strumenti che mi vengono messi a disposizione dalle case editrici o, male che vada, dalla rete.
Consultando uno dei tanti dizionari online, per esempio, ho la conferma del fatto che le parole “uomo” e “feto” non sono sinonimi; il che vuol dire, a occhio e croce, che esse sono state coniate allo scopo di significare due cose diverse.
Ciò non implica, ovviamente, che della circostanza non si possa discutere; sta di fatto, tuttavia, che qualsiasi dibattito sull’argomento, ove si fondi su basi vagamente scientifiche, condurrebbe a risultati a dir poco mortificanti per chi, come la Corradi, attribuisce la qualifica di uomo a un feto di tre mesi; da ciò si desume, a meno che non mi sfugga qualcosa, che la disinvoltura con cui (non soltanto nel caso di specie) la discutibile operazione di identificazione viene posta in essere sia ispirata non tanto dalla sicurezza in ciò che si afferma, ma piuttosto dalla necessità di saltare a pie’ pari un passaggio logico del quale si conosce benissimo la debolezza. Il che, adoperando la proprietà di sintesi tanto invocata dalle nostre maestre elementari, è a un tiro di schioppo da ciò che correntemente viene definito come malafede.
Ma c’è di più.
Se l’attribuzione della qualifica di uomo a un feto di tre mesi può essere considerata (compiendo uno sforzo immane per amor di discussione) controversa (ce lo concederà, almeno questo, la Dottoressa Corradi?), essa deve invece ritenersi perfettamente appropriata in relazione a un africano che muore di AIDS: perché, dunque, le immagini di quegli uomini agonizzanti non vengono mostrate ai nostri figli, in due o tre dimensioni, con le stesse modalità che la Corradi invoca per i feti?
Sarebbe uno spettacolo altrettanto istruttivo, credetemi: un esempio di oggettività di fronte al quale domandarsi, tutti insieme, perché mai le discussioni etiche e quelle filosofiche non vengano messe da parte, consentendo ai quei disgraziati di infilarsi un preservativo, invece di scagliare anatemi e prospettare ai contravventori le fiamme dell’inferno.
Oppure, Dottoressa Corradi, dobbiamo concludere che un africano (magari uno ancora piccolo come quello della foto, per usare il metodo delle immagini strazianti che sembra esserle tanto caro) sia meno uomo di un feto?

Hard discount

December 26, 2007

Ovvero, i saldi natalizi di Avvenire:

Inversione clericale

September 14, 2007

Giuseppe Dalla Torre, su Avvenire, fornisce la sua interpretazione personale di laicità:

Un’idea di sovranità che non giunge a svincolare lo Stato dal doveroso riferimento alle norme morali oggettivamente intese e ai diritti umani quali incarnazione del diritto naturale, e al tempo stesso una sovranità che non si estenda fino alla pretesa di disciplinare anche ciò che attiene all’ordine spirituale.

Capito?
Laicità, secondo Dalla Torre, non significa che i precetti religiosi debbono essere ininfluenti per le leggi dello Stato; ma, al contrario, che le leggi dello Stato non devono influenzare i precetti religiosi.
La teoria, invero, è interessante; al posto di dalla Torre, tuttavia, l’avrei scritta così:

Elautirips enidro’llad eneitta ehc òic ehcna eranilpicsid id aseterp alla onif adnetse is non ehc àtinarvos anu ossets opmet la e, elarutan led enoizanracni ilauq inamu ittirid ia e esetni etnemavitteggo ilarom emron ella otneminefir osorevod lad otatS ol eralocnivs a egnuig non ehc àtinarvos id aedi’nU.

Non fosse altro che per una questione di logica.

Sgomento differenziato

September 13, 2007

Marina Corradi su Avvenire:

È un libro, anzi una enciclopedia il Dna, che racconterà a chi sappia leggerla davvero molto di noi.
(…)
E dunque perché innervosirsi, che cosa temere? Semplicemente, uno Stato che pretenda di schedarci nei segreti anche a noi sconosciuti, ci sgomenta.

Ah, ecco. Invece uno che ci guarda dall’alto e ci giudica anche se ci frulla per la testa un pensiero qualsiasi, quello non la sgomenta.
Questione di punti di vista…