Da Wikipedia:

La spedizione dei Mille è un celebre episodio del Risorgimento italiano, avvenuto nel 1860, quando un corpo di volontari al comando di Giuseppe Garibaldi, partito dalla spiaggia di Quarto (oggi Quarto dei Mille, a Genova), sbarcò in Sicilia occidentale, e conquistò l’intero Regno delle Due Sicilie, patrimonio della casa reale dei Borbone.

Quando si parla di un viaggio e di mille persone, a chiunque viene in mente la vicenda brevemente riassunta qua sopra.
Sta di fatto, però, che ogni anno, in Italia, mille persone partono per un viaggio di natura assai diversa: sono malati terminali, che si suicidano nei modi più atroci pur di non dover continuare a subire le sofferenze che li affliggono, o di non dover affrontare quelle ancora peggiori che li aspettano dietro l’angolo.
Non c’è che dire, amici miei: viviamo in un paese davvero singolare.
Se uno osa proporre non dico l’dea di regolamentare l’eutanasia, ma perfino di provare a mettere in piedi uno straccio di dibattito sul testamento biologico, un esercito di integralisti inizia a blaterare che si sta cercando di attentare alla dignità della vita umana; salvo strafottersene allegramente se mille persone l’anno (sono quasi tre persone al giorno, mica bazzecole) si sparano, si impiccano, si buttano dal decimo piano, infilano la testa in un sacchetto di plastica o chissà che altro, cercando disperatamente di dare alla propria esistenza la dignità che quegli anatemi si ostinano a negarle.
Dicono, d’altro canto, che dalle nostre parti funzioni ancora così: occhio non vede, cuore non duole; anche se non mi risulta, per la verità, che l’ISTAT abbia mai svolto un’indagine statistica sull’ipocrisia.
Mi punge vaghezza, però, che se dovesse decidersi a farlo verrebbero fuori delle cifre da capogiro: almeno finché gli occhi che non vedono, ed il cuore che non duole, sono i propri.
E la dignità è quella degli altri.

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