Dal sito “Otto per Mille” della CEI:

Il sistema prevede un periodo di tempo pari a tre anni per contare le scelte espresse dai contribuenti. In attesa di conoscerle in dettaglio, e di operare in base a queste la relativa suddivisione dell’otto per mille, lo Stato anticipa ogni anno alla Chiesa Cattolica una somma, successivamente precisata tramite conguaglio nel momento in cui le scelte saranno note.

Sarebbe interessante sapere per quale motivo la Chiesa percepisce i soldi dell’otto per mille in anticipo, mentre le Associazioni di Volontariato, le Onlus, le Associazioni di Promozione Sociale e gli Enti di Ricerca debbono ancora ricevere i quattrini del 5 per mille relativi al 2005.
E poi insistono a dire che i privilegi del Vaticano sono una farneticazione dei laicisti come me…

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Come saprete, in sede di dichiarazione dei redditi ogni contribuente può destinare il 5 per mille dell’IRPEF a un’associazione senza scopo di lucro, scegliendola tra quelle comprese in un apposito elenco tenuto dall’Agenzia delle Entrate.
Già dal 2007 l’Associazione Luca Coscioni è inclusa in tale elenco, com’è facilmente riscontrabile consultando il file .pdf che si trova a questo indirizzo (poco dopo la metà di pagina 173).
Orbene, quando i nostri sostenitori si recano al CAAF per presentare la loro dichiarazione dei redditi e indicano l’Associazione Luca Coscioni quale beneficiaria del loro 5 per mille, viene loro risposto che l’operazione non è praticabile, poiché il software utilizzato dal CAAF non contempla l’Associazione stessa tra i possibili destinatari del beneficio: il che, evidentemente, è una bugia bella e buona.
Il bello è che questa vergogna va avanti già dall’anno scorso, e che nonostante le nostre circostanziate e documentate denunce (massì, sono radicali, si capisce, i soliti piagnoni) nessuno si è preso la briga di occuparsi della faccenda.
Io non so se la cosa sia dovuta a noncuranza o se si tratti di un vero e proprio sabotaggio, e ad onor del vero non saprei neanche dire quale delle due ipotesi possa essere considerata più grave: sta di fatto, però, che migliaia di persone vorrebbero destinare i loro soldi (peraltro senza alcun aggravio, visto che si tratta di denaro che comunque dovrebbero versare al fisco) alle battaglie per la laicità, per la libertà della ricerca scientifica, per l’antiproibizionismo sulla salute, ma non vengono messe nelle condizioni di farlo.
O, per meglio dire, vengono messe nelle condizioni di non farlo.
Tanto per cambiare, verrebbe da dire.
D’altronde si tratta solo dei radicali, no?