"Tesori"

February 25, 2008

Qualche tempo fa, è stato aperto all’ammirazione dei fedeli il “Tesoro di San Gennaro”. Vidi il servizio in Tv, ed era ovviamente condito da immagini che mostravano con dovizia di particolari una quantità di diamanti di… classe Kohinoor, enormi rubini cabochon e smeraldi lunghi un dito. Oltre alla produzione di tre anni delle miniere aurifere del Sud Africa, per non parlare dell’abbondanza straordinaria di argento. Quando ho visto il (cattivo) servizio, mi si è composto davanti agli occhi della mente una sorta di mosaico: vicino alle immagini appena viste, c’erano tessere che raffiguravano il Tesoro (e daje!) di San Pietro ed i tanti altri conservati in profondi ricettacoli delle Chiese di tutto il mondo, poi c’erano le Cattedrali, vecchie e nuove, ma sopratutto quelle nuove: prima fra tutte quella di Santiago di Compostela laddove ne è stata completata recentemente una, in aggiunta a quella precedente, costata qualcosa come settanta milioni di Euro. Se non sbaglio, tre volte la Manovra economica italiana del 2007. E l’Italia, notoriamente, non è (ancora) il Paese più povero del Globo. Un’altra tessera ancora riproduceva senza fatica un’immagine: quella della enorme Bsilica che si erge sopra la Grotta nella quale forse si verificò un’apparizione miracolosa. O forse no. Ma se questa straordinaria cosa si è veramente verificata, la Storia d Bernadette Soubirous riporta che la Madonna chiese alla ragazzina di comunicare ai “Preti” di edificare una “cappelletta” vicino al luogo della Sua manifestazione. La “cappelletta”, forse per un altro intervento miracoloso, si trasformò poi in una sorta di mastodonte anche un tantino kitch, se vogliamo. Poi c’era anche un’altra enorme costruzione realizzata dalle parti di San Giovanni Rotondo: il fulcro di un incredibile business, si dice, diventato tuttavia tale solo dopo la pacificazione misteriosamente intervenuta tra Vaticano ed Ordine, dopo anni ed anni di ostilità che aveva coinvolto perfino il Precursore. C’erano anche altre tesserine, in quel mosaico, devo dire. Una mostrava una manifestazione dei disoccupati di Napoli( la mia città) un’altra, le Favelas di San Paolo, un’altra ancora, una vecchia che, in una traversa di Barcellona, discinta, scarmigliata, curva per il peso della sofferenza di una vita, si alza la gonna ed urina in mezzo alla via, per poi riprendere il suo cammino verso una morte solitaria; e non mancavano, tra le tessere, neppure quelle che riproducevano i visi pieni di mosche di molti, molti bambini africani, e nemmeno le immagini delle prostitute-bambine cubane, lasciate alla mercè di tanti nostri “cari” turisti; ma queste ultime, in fondo, se lo meritano perchè non si ribellano al comunista Fidel ( in pensione adesso). Ce n’era anche un altro, di mosaico, ma piccolo, piccolissimo: c’era lo stereotipo – ma solo per la mia colpevole incapacità di liberare del tutto il pensiero – di un Uomo vestito di bianco, con il capo circonfuso di luce ma anche di una corona di spine. Era un mosaico animato. Quell’uomo parlava. Parlava di bambini, di chiesa (la sua, chiesa) che doveva restare rigorosamente povera. La sua voce diceva di dare agli altri tutto ciò che si possiede, di dividere anche solo un tozzo di pane con l’ospite, con il misero, con qualsiasi altro uomo che possa essere chiamato col dolce nome di “Fratello”. Cioè, tutti. Tutti gli uomini. Ed allora mi sono leggermente incazzata…. Ed ho sperato, davvero, che, se mai è esistito, quell’uomo ritorni presto. Perchè mi sa che nel Genere Umano, ma sopratutto in quella sua parte che veste di nero e porta addosso un saio od un abito talare, ci sia molto da rivedere e correggere.
Eugenia
http://chebarbachenoia-eugenia.blogspot.com/

L’azione si svolge al centro della Romanità, alcuni anni dopo che il Grande Inquisitore ha compiuto il proprio capolavoro ricacciando Gesù nel suo regno celeste. Il funzionario, ormai più che novantenne, si è ora incurvato, ma nel fondo dei suoi occhi guizza talvolta una corrusca scintilla, e le labbra gli si aggrottano ancora come ai bei tempi quando, sfilacciata nel tepore della sera, dal mare spirava una brezza corposa che lambiva i grandiosi autodafè e roghi solenni sui quali bruciavano migliaia di eretici a maggior Gloria di Dio e della Romanità tutta. Ora che pure Gesù è stato tolto di mezzo, il potere del Grande Inquisitore è sterminato: ad un suo gesto le folle si curvano e spaccano, e poi si ricompongono armoniosamente, ed è il suo cuore la legge dell’intero paese.

E tuttavia, a turbare tale perfetto equilibrio, in questi giorni è comparso in piazza un personaggio nuovo, misterioso, discendente diretto e preferenziale di nostro signore Gesù Cristo e che tramite Lui, nella Sua infinita misericordia, vuole visitare di nuovo il Suo popolo. Ha già compiuto diversi miracoli, il più clamoroso dei quali è stato creare AUSL e municipalizzate di trasporti con più personale che utenti. Le genti sono ormai attratte verso di Lui da una potenza irresistibile, Lo circondano, Gli crescono intorno, Lo seguono ovunque. Egli passa in mezzo a loro col Suo gessato blu, silenzioso, brizzolato, con i santini elettorali in mano. Il sole della lottizzazione arde nel Suo sorriso, i raggi del rimpasto, dei congressi di corrente e delle assemblee di sezione si sprigionano dai Suoi occhi e, inondando gli uomini, ne fanno tremare i cuori in una rispondenza d’interesse consociativo.

Egli tende loro le braccia, li benedice e dal contatto di Lui, e perfino dalle Sue vesti, emana una rinfrescante forza clientelare. Ma – fermi uomini! – ecco che un vecchio, presidente di una cooperativa bianca, sfinito dai controlli della Guardia di Finanza, grida dalla folla: “Signore, permettimi di evadere ancora, e io Ti voterò”, ed ecco che cade ai suoi piedi un’ordine dall’alto volto a insabbiare tutto, e il povero vecchio Lo vota. Il popolo piange e bacia la terra dove Egli lascia cadere i santini. I dipendenti pubblici gettano fiori dinanzi a Lui, cantano e Lo acclamano: “Dopo averLo visto, non ho più voglia di fare un cazzo, e già che prima…”. “E’ Lui, è Lui”, ripetono tutti, “dev’essere Lui, non può esser che Lui”. Egli si ferma sul sacrato della cattedrale nel preciso momento in cui portano nel tempio, fra i pianti, una candida bara senile aperta: c’è dentro una vecchia insopportabile di settant’anni, devotissima di Padre Pio, unica figlia di un insigne cittadino che già aveva donato alla gloriosa Chiesa di Roma, morta di crepacuore perché avrebbe tanto voluto abbeverare le giovani menti con la purezza dell’insegnamento religioso, ma era talmente stolida, ignorante e bigotta che il Provveditorato ne rigettò la domanda. “Egli risusciterà la vecchia e lottizzera’ la scuola”, grida dalla folla un manipolo di devoti insegnanti di religione in aspettativa ansiosi di diventare di ruolo e mettere le mani su benefici e prebende.

Ma ecco risuonare a un tratto il grido di un sindacalista CISL, che si getta ai Suoi piedi: “Se sei Tu, risuscita la nostra creatura!”, esclama, tendendo le braccia verso di Lui. Il corteo si ferma, la bara è deposta sul sacrato ai Suoi piedi. Egli la guarda con pietà e le Sue labbra pronunziano piano, come in un soffio, ancora una volta: “Zozmel ad pugneti… Scavte de cazz!”. La vecchia si solleva nella bara, si siede e guarda intorno sorridendo, le carni avvizzite e cadenti ma pronte di nuovo a portare la battaglia del disegno intelligente nelle scuole, nelle mani ancora la stampata degli editoriali di Ferrara con la quale era distesa nella bara. Il popolo si agita, grida, singhiozza; ed ecco in questo stesso momento passare accanto alla cattedrale, sulla piazza, il cardinale Grande Inquisitore in persona. Con un solo cenno del capo egli ordina alle sue guardie di incatenarlo. Le guardie conducono l’erede del Salvatore in un tetro carcere umido ricavato da fredda pietra, all’interno del cortile del Sant’Uffizio: poi arriva la notte, ed il Grande Inquisitore in persona, con una fiaccola in mano, si reca a far visita al prigioniero.

“Allora sei tu, non ti è bastata una volta, sei tornato a seminare scandalo fra il popolo, e sì che mi pareva di essere stato chiaro.”

Ma, non ricevendo risposta, prosegue.

“Vedo che non rispondi, che taci. E infatti, che potresti dire? So troppo bene quel che puoi dire. Del resto, non hai il diritto di aggiunger nulla a quello che Tu già dicesti una volta. Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu. Ma sai che cosa succederà domani? Io non so chi Tu sia, e non voglio sapere se Tu sia Lui o soltanto una Sua apparenza, ma domani stesso io Ti condannerò e Ti farò ardere sul rogo, come il peggiore degli eretici, e quello stesso popolo che oggi baciava i Tuoi piedi e reclamava clientele si slancerà domani, a un mio cenno, ad attizzare il Tuo rogo, lo sai? Sí, forse Tu lo sai”, – aggiunse, profondamente pensoso, senza staccare per un attimo lo sguardo dal suo Prigioniero.

“Bel lavoro hai fatto con questa marmaglia – continuò il Grande Inquisitore – Guardati attorno e dimmi: non è forse vero che ove ti volgi, ove giri il capo vedi soltanto macerie nere della vita, e un gregge di pavidi agnelli pronti a belare al primo sussulto di chi gli ordini di inchinarsi? Sai bene quale scompiglio porteresti ancora, contrapponendo la tua risibile ansia di libertà alla vera angoscia dell’uomo, quietata solo dal potersi prostrare davanti all’autorità incontestabile. Tu lo sai, che ho ragione. Tu lo sai, che l’autorità è indispensabile per marchiare quella vile creta di cui è fatto l’uomo, creatura così miserabile e vacua che talvolta io stesso ho schifo dei miei roghi, ma non per pietà, bensì per la vanità dei risultati. Posso bruciarne mille, diecimila, e ancora me li vedo attorno, sotto le mie finestre, a giocare con l’eresia come un bambino coi suoi balocchi, e piangere quando lo rompono”.

“Non parli? E che potresti aggiungere? Lo vedi anche tu come muoiono dalla voglia di sottomettersi a noi, alla tagliente spada di Augusto e alla croce aguzza di Pietro. Rassegnati: hai fallito. Provati, ad aizzare l’uomo e la sua ridicola libertà contro di noi: li vedrai piangere come dei vitellini davanti ai nostri roghi già pronti. Anzi saranno proprio loro a dargli fuoco, senza aspettare il nostro ordine, per quella paura meschina che da sempre ne infetta i cuori. Adesso vattene, come hai già fatto, o farai la loro fine. Prova a restartene qua, e ti faccio un culo come un campanone. E sappi che nessuno avrà il coraggio di seguirti, di questa stirpe miseranda e irrimediabilmente bambinesca. Hai avuto fortuna, mi hai preso in un momento di buona: ma non sempre chi sfida l’autorità superiore che alberga in noi può avere lo stesso culo. Cazzi suoi”.

A questo punto il Grande Inquisitore, quasi spazientito, si alza. Si aspetta che il discendente del Salvatore lo baci come dieci anni prima, e poi scompaia.

Ma il prediletto di Nostro Signore estrae una cartellina della Presidenza della Camera, avvicina la sedia, prende dolcemente la fiaccola dalla mano dell’inebetito Inquisitore, illumina i dati e per la prima volta dopo più di duemila anni, profferisce parola.

Casini: “Ma Sua Eccellenza non deve preoccuparsi: come può facilmente vedere, ci stiamo muovendo esattamente nella direzione gradita a Sua Eccellenza”.

Il Grande Inquisitore, incredulo, schianta sulla sedia. Quasi si accascia a tale affronto, gli ripassa davanti agli occhi la vita: l’emozione dei i primi roghi, la brillantezza faticosamente trovata nelle prime scomuniche, e poi tutte le crociate, le battaglie, le iniziative volte ad erodere chetamente il potere politico… eppure, qualcosa di doloroso ma anche di straordinariamente calmo gli irrompe nel cuore. Si ridesta, quietamente si riaccomoda. La confusa nebbia di un secondo prima si dissolve. Cerca le parole. Il ruolo gli impone di salmodiare ieraticamente, quasi con un tono impercettibile. Vorrebbe scandire sottovoce, e invece quasi urla di gioia.

“Finalmente qualcuno con cui si può parlare, eccheccazzo”.

Casini: “Vedo con piacere che Sua Eccellenza dimostra di non essere totalmente avverso alle nostre iniziative. Mi permetto di chiedere a Sua Eccellenza un esame, al termine del quale ho l’ardore di sperare di non riuscire del tutto sgradito a Sua Eccellenza”.

Grande Inquisitore: “Cominciamo dai fondamentali: se – il giorno è ancora lontano, beninteso, ma se dall’alto della nostra magnanimità e perfetta amministrazione decidessimo di riconsegnare un briciolo di potere politico a voi… ehm… – (lo dice come con un groppo in gola) – …dicevo, a voi… ehm… a voi laici…, ecco, se un giorno un organismo sovranazionale si arrogasse il diritto di fare le pulci ai nostril bilanci e alle nostre giuste esigenze, quale risp…”

Casini (lo interrompe sorridendo): “Tali ingerenze non potrebbero che provenire da cattedre discutibilissime, che la mia parte politica, ben versata nell’arte di trattare l’apatica indifferenza del gregge come consenso esplicito, non avrà difficoltà a smontare con sondaggi ben calibrati e ritagli di opinioni manipolate ben preparati”.

Grande Inquisitore (quasi ringiovanito, parlando come fosse un ufficiale inquadratore che serra le reclute): “E se qualcuno rompe i coglioni con diritti civili e assurde pretese come divorzio e – non volesse il cielo – aborto?”

Casini: “Stiamo giustappunto per deliberare l’assunzione di quindici milioni di nuovi poliziotti. Essi si incolleranno, uno per uno, ad ogni donna fertile del paese controllandone ogni mossa. Le seguiranno, le sorveglieranno istruendole, ed impedendo qualsivoglia infrazione al codice del catechismo che Sua Eccellenza si degnerà di suggerirci. Ad ogni sgarro, la derelitta verrà consegnata direttamente al braccio secolare di Sua Eccellenza. La proposta era, è della mia parte politica: una collaborazione fattiva con Sua Eccellenza per mandare quante piu’ persone possibili in Paradiso”.

Per la prima volta nella sua vita, una smorfia di ammirazione increspa il volto fiero del Grande Inquisitore.

Grande Inquisitore: “Porco dio, ma allora dall’ultima volta qualcosa hai imparato!”.

Casini: “Mi rallegro nel vedere che Sua Eccellenza valuta con non totale disdegno la nostra umiltà. Modestamente, lo facciamo per il bene del popolo: senza di noi, quel branco di miserabili deficienti si aggrapperebbe a principi illusori o, peggio ancora, non saprebbe dove andare. Pertanto noi crediamo che tutti farebbero bene ad ascoltare con attenzione gli insegnamenti di Sua Eccellenza. Non permetteremo mai che si attenti alla sacralità e indipendenza di Sua Eccellenza, anche in materia fiscale e finanziaria. Tutti siamo convinti che Sua Eccellenza ed il suo braccio secolare debbano essere riposati e ben nutriti per ammaestrare compiutamente il nostro povero e cieco gregge”.

Grande Inquisitore (non osando credere ai suoi occhi, dicendo cose che neppure ha mai osato pensare): “E se mai qualcuno volesse dubitare della nostra, non dico della nostra… della nostra autorità ma… esequalcunovolessemaidubitaredellanostraverità?”.

Casini: “Non scherziamo. Nulla può pretendere non dico di sostituirsi, ma di dubitare della verità. La quale, per definizione, è portatrice di libertà, ma della libertà giusta, non quella scriteriata del gregge. La libertà giusta, come la vera laicità, non possono che promanare dall’autorità incarnata nella centralità romana e, in ultima analisi, vidimata dallo strumento amministrativo di garanzia di Nostro Signore in terra, ovvero da Sua Eccellenza”.

Grande Inquisitore (col piglio di un ventenne, giubilando): “E quindi?”

Casini: “E quindi, dovendo muoverci in una determinata direzione, scegliendo fra una alternativa o l’illuminante e infallibile parola di Sua Eccellenza, noi sceglieremo sempre, senza eccezioni, Sua Eccellenza”.

Il Grande Inquisitore ha ora il volto calmo, ma non pallido. Le ultime parole del Salvatore ne hanno schiarito la carne, ammorbidito le rughe. Stringe i pugni, dentro è come un leone, al rimpianto di non avere mai avuto prima di ora interlocutori alla sua altezza, prevale un sentimento di placida soddisfazione. Prende la torcia dalle mani del Salvatore, dice alle guardie di lasciarlo libero, e si abbandona esanime sulla sedia.

Oggi, finalmente, ha potuto morire in pace.

(Postato da Anskji su assillante invito del padrone di casa)

[Inferno, Cerchio 8, Bolgia 5: siamo nell’ufficio di Calcabrina. Frotte di piccole diavolesse pienotte, coperte solo da gonnellini di banane tipo Josephine Baker e ghirlande hawaiane, fanno su e giù per i corridoi con i file della contabilità. Sulla prima parete, decine di televisori impilati trasmettono continuamente le stesse scene, ovvero i rigori falliti da Donadoni e Serena a Italia 90, Baresi e Baggio a USA 94, e Di Biagio a Francia 98 rispettivamente. Sull’altra parete, altre decine di televisori irrorano lunghe teorie di gol subiti all’ultimo minuto, beffe mondiali, canestri sbagliati all’ultimo secondo, infortuni a giocatori decisivi, eurogol impossibili, sviste arbitrali da Sant’Uffizio, tiri che ballonzolano sul ferro ed escono, palloni che rimbalzano sull’asticella e cadono, gente che sbaglia a porta vuota etc. In un angolo, issata su una montagnola di zoccoli di capro accatastati sulla stella a sei punte presso alla quale sta un enorme forcone, una foto di Ciampolo, Ser Durante e Calcabrina con dedica autografata del sommo poeta. Da un ripostiglio di servizio spunta il nostro diavolo: occhi grifagni, barba ispida che frigge al passaggio della mano adunca di artigli, naso piovorno, e gran dispitto che traspare da ogni gesto – oggi è giorno di inventario, e anche quaggiù si deve tastare il polso al paese per vedere i rapporti di forza].

Calcabrina: (si allunga per arrivare all’interfono, chiama una diavolessa) Sbrodolina, abbi pazienza, passami Minosse sulla uno.

Sbrodolina: In linea.

Minosse: (ringhiando) DIO P$&*&**MER#&*STRON!@#&^ARRIV#*(*&(@#*(&!!!.

Calcabrina: Non ho capito letteralmente un cazzo.

Minosse: Ho detto che ti mando l’esemplare che hai richiesto per l’interrogatorio.

Calcabrina: Ah sì, va bene, ma sbrigati.

Minosse: Pronti.

[Da una nuvola di fumo, appare Daniele Zombini, trentadue anni, consigliere comunale della Margherita, area teo-dem, mai vista una figa in vita sua. È grassoccio, impacciato, occhialoni spessi, pizzetto biondo, denti storti. Espressione rincoglionita stile segaioli dell’Azione Cattolica. Non è laureato, ma per cavalcare l’onda neo-clericale si spaccia come “grande studioso di Maritain” anche se non ne sa un cazzo. Si accoda sempre alle battaglie di retroguardia che fanno a Roma contro i diritti civili: del suo, ci mette un accanimento particolare a favore del “disegno intelligente” e della sacralità del Santo Padre, e contro le “false religioni”, buddhismo incluso, per sistemare le quali ha pubblicato un libercolo che dà loro addosso qualificandole tutte come “sette che vogliono solo rubare i soldi alla gente”. Tiene un blog in salsa di integralismo cattolico dove rende partecipi gli utenti della “gioia della vita” e prova “a far politica insieme”: quando lo beccano in castagna o esaurisce gli argomenti, cancella tutti i rilievi ai post e limita la possibilità di commentare. Se in consiglio comunale la sinistra vuole votare il registro delle unioni civili, lui blocca i lavori con un ordine del giorno sull’olio buono, sempre quello da diversi anni].

Zombini: (interdetto, ma estatico) Mah… allora… le scritture, Don Dorino, tutti i sabati passati a fare il chierichetto mentre gli altri erano al mare… è tutto vero, è verooooo, È TUTTO VEROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!

Calcabrina: (con l’aria di chi ha visto la scena mille volte) …

Zombini: (si inginocchia) Grazie, Divina Misericordia! Grazie, o Santa Provvidenza! E grazie a te o mio Gesù, che hai donato…

Calcabrina: (annoiato, zittisce tutti i televisori nella stanza con un cenno del capo) Spiacente di deluderla, ma Gesù non è mai esistito.

Zombini: Come?! Ma se siamo all’Inferno, vuol dire che è tutto vero, il Vangelo, la Bibbia…

Calcabrina: Di nuovo, mi spiace contraddirla, ma le cose sono andate diversamente.

Zombini: Ma che dice?! È lei che continua a fare il suo mestiere, ma io non ci casco sa, è evidente che questo è un luogo abbandonato da Dio e…

Calcabrina: Dio effettivamente esiste, ma Gesù era completamente umano, aveva ragione Ario.

Zombini: Chi è Ario? Ario Costa?

Calcabrina: (rivolto alla diavolessa) Per piacere, richiamami Minosse.

Sbrodolina: Eccolo.

Minosse: (ringhia) #@STO*&*DEFIC*#@$OK(*(#@$(???

Calcabrina: Imbecille, sono io.

Minosse: Scusa sai, sennò mi rovino il personaggio.

Calcabrina: (incazzato nero) Ma si può sapere chi cazzo mi hai mandato? È un imbecile totale. Ma sei proprio sicuro che in Italia adesso comandi gente come questa?

Minosse: Abbi fede, sono loro i nuovi padroni. Effettivamente sembrava strano anche a me, ma oggi va così.

Calcabrina: Proprio non c’è di meglio?

Minosse: #@$*&*&*DS**&(*&*((*RINCOGL#&$@#INSERVIB*%&%&*%&#@???

Calcabrina: MINOSSE, PORCA MADONNA!!!

Minosse: Dicevo, vuoi magari un DS dell’ex corrente abortita dei Foleniani, attorno al ’96?

Calcabrina: (buttando giù il telefono in faccia a Minosse, toccandosi gli enormi coglioni) Per carità di dio, no. Vediamo di schiantarla con questo qui, e vaffanculo. Facciamo presto.

Zombini: (interrompendo) Allora come si permetteva di dire che Gesù non esiste?

Calcabrina: Infatti non è mai esistito. O meglio, dio ha provato a far funzionare un suo teorema, ovvero a far gasare con allucinazioni religiose un povero stronzo con le pezze al culo, figlio di un falegname e di una povera tapina e bigotta a cui per malformazione interna non si rompeva l’imene quando bombava, per vedere fin dove poteva arrivare, quanta gente poteva convertire, in buona sostanza quanti danni poteva fare etc. Il risultato, disastri su disastri. Un esperimento andato a male insomma, tipo Vialli a centrocampo: o, tornando nell’ambito del sacro, Del Piero largo a sinistra. Ma mi parli di lei, si sciolga, qua siamo molto curiosi di capire come vi muovete lassù in ambito di coalizioni, correnti…

Zombini: (giubilando) Posso affermare senza timore di smentita che grazie alla nostra intransigenza sui valori, noi della Margherita insieme agli amici neo-con e atei devoti stiamo cambiando radicalmente il paese, ripulendolo completamente dal peccato, e presto sconfiggeremo voi armate delle tenebre sino alla giusta e definitiva vittoria…

Calcabrina: (scuote la testa, sul volto gli si scolpisce un’espressione di profondo, amaro scetticismo) Ma allora lei è anche peggio di quanto pensassi. Non solo non capite proprio una ceppa di minchia, ma lavorate anche alla cazzo di cane.

Zombini: (istupidito) Prego?

Calcabrina: Scusa, ma che cazzo leggi nel tempo libero? Le figurine Panini? L’agenda di Suor Germana?

Zombini: (fiero) No, i grandi pensatori cattolici: Socci, Ferrara, Cammilleri, Langone, Don Benzi…

Calcabrina: (fremente di rabbia, chiama a sé con un cenno della mano il forcone) Ma non capisci che più voi promulgate leggi 40, più la gente va a fare turismo sessuale? Che più proibite la droga, più la mettete nelle mani dei dodicenni? Che più reprimete sessualmente, più trasformate le riunioni di condominio in ammucchiate? Ti leggo alcuni titoli usciti recentemente da set posizionati vicino alle chiese, cui spesso prendono parte anche membri del clero ordinato: “Ragazze interrotte in culo”, “La passera scopaiola”, “Il dottor Sborrosio”, “Tra musei e monumenti, tanta sborra sui miei denti”…

Zombini: In che senso lavoriamo male?

Calcabrina: Non ti sei mai chiesto cosa sarebbe il mondo senza di noi? A che cazzo servirebbe dio e tutto ‘sto sistema di pugnette se non ci fossimo noi? Dove cazzo andrebbero i peccatori? Noi siamo I-N-D-I-S-P-E-N-S-A-B-I-L-I! Tutto il lavoro sporco lo facciamo noi. Sennò quelli dove li mettono? Va bene che il Limbo ultimamente è meno congestionato perché i bambini battezzati li abbiamo fatti levare dai coglioni…

Zombini: Ma come, non è stato il papa?

Calcabrina: Chi, quella checca isterica? Quello lo manovriamo noi come le marionette, si è deciso di stare un pochino più comodi e larghi e un bel giorno abbiamo fatto scavare dal cazzo ‘sti bambini, poi al tedesco gli si è fatta apporre la firma sulla notifica di sfratto. Come lei mi insegna, la burocrazia ha le sue procedure.

Zombini: Quindi mi vuol far credere che il vero fulcro dell’aldilà siete voi?

Calcabrina: Ma imbecille, è ovvio. Tu non lo puoi capire perché l’unica roba che ti sei scopato in vita tua è un melone…

Zombini: (arrossisce)…

Calcabrina: Cosa vuoi, anche noi da qui vediamo tutto…

Zombini: (sprofondando a terra) E poi non mi sono neanche confessato…

Calcabrina: Dicevo, tu di sesso non sai un cazzo, e quindi non puoi capire che la vera vocazione del piacere è stare a braccetto col dolore, e per quello siamo qui pronti noi. Anche quando sarai assegnato qui definitivamente ti renderai conto di come in fondo il piacere sadomaso…

Zombini: (impallidendo) Come? Io all’inferno, io che ho sempre servito nostro signore…

Calcabrina: Se continui così, non vedo altra soluzione… Non hai letto il Mencken, sull’utilità dell’Inferno?

Zombini: (rassegnato) No, io leggo solo Maritain…

Calcabrina: Non dire le bugie, lo sappiamo che di Maritain non ci capisci un cazzo. Piuttosto…

Zombini: Sì?

Calcabrina: (riuscendo a stento a trattenersi dal fare la citazione) NON T’ASPETTAVI CHE LOÏCO FOSSI, EH?

Zombini: Come?

Calcabrina: (sconsolato, vedendo che non ha riconosciuto la fonte). Vieni, ti faccio vedere una cosa, poi stai tranquillo, ti rimando di sopra. So che dovete votare un ordine del giorno molto importante sui libri di scuola, che devono affermare la verità del disegno intelligente…

Zombini: (impettito) Certo, modestamente è una mia idea, sa, cosa non farebbero certi scienziati per negare che dio ha creato l’uomo…

Calcabrina: (sornione) Ma sicuro, sicuro…

[Si avviano verso i curvoni di Malebolge].

Calcabrina: (professionale) Ecco, qui è stata istituita una nuova bolgia, tutta di mia invenzione, per i peccatori affetti da trilogia. È ormai una delle poche punizioni vere, una che non augurerei a nessuno…

Zombini: Trilogia?

Calcabrina: Sì, praticamente siamo posizionati proprio sotto le regioni rosse, perché colpisce specialmente la sinistra. Dicesi peccatore affetto da trilogia quello stronzo che, per spocchia intellettuale, sbornia ideologica, ignoranza congenita o qualsivoglia perniciosa combinazione delle tre di cui sopra, non riesce a scegliere tra due situazioni chiare e distinte e si mette in testa che, fra quelle, possa esistere una terza via. Le faccio alcuni esempi di personaggi affetti da trilogia: gli stronzi che si lamentano per le bollette e vogliono l’elettricità ma poi si stendono sui siti di costruzione perché non far erigere le centrali nucleari; i deficienti che chiedono posti e aumenti salariali e poi si scagliano contro il profitto; sindacalisti e lavoratori che, impiegati in aziende altamente inquinanti, protestano contro le cattive condizioni di salute ma non vogliono la chiusura della fabbrica né la perdita del posto di lavoro; pezzenti che vogliono Nike, giacche di Piombo e telefonini ma sono contro il libero mercato; straccioni che marciano contro gli Stati Uniti e a favore di dittature dimenticando che sono stati loro a liberarci e a darci la democrazia, e poi ci sarebbero tanti altri casi…

Zombini: E la punizione qual è?

Calcabrina: (calmo, sereno, ineccepibile) Come fase preliminare, vengono messi davanti a un diavolo che gli fa il gioco delle tre carte: ma è una cosa pro forma, perdono sempre, e poi li facciamo scivolare verso tre entrate, due hanno una scritta in chiaro, tipo “capitalismo” e “comunismo”, loro però finiscono immancabilmente nella terza, dove tre diavoli li azzannano, squartano e insultano, dandogli del no global e dicendogli che sono la vergogna della loro palazzina. Poi ritornano su, nel tragitto le ferite si rimarginano, e si ricomincia il giro.

Zombini: Ma volevo anche chiedere, dio come sta?

Calcabrina: dio?

Zombini: (in piena estasi mistica) Sì, dio, dio, dio, nostro signore, nostro signore cattolico e romano…

Calcabrina: Ultimamente è un po’ invecchiato.

Zombini: (non lo sente più, continua trasfigurato) Grazie dio, quanto è bella la vita anche se non si scopa, che bella la famiglia, sorella luna, fratello embrione, e niente froci, e il disegno intelligente, e tutti andiamo in chiesa, e no alla diagnosi preimpianto, no alla droga, no a…

[Calcabrina si guarda attorno circospetto, poi gli dà una spinta e lo fa volare dietro alla fila degli altri condannati che aspettano di fare il gioco delle tre carte. Zombini pare quasi non accorgersene, continua ad esaltare e a lodare il signore fino a che non viene squartato da un diavolo. Calcabrina osserva, respira profondamente, annuisce, e torna in ufficio].

Calcabrina: (alla segretaria) Amore, se qualcuno da sopra viene a chiedere di quell’idiota, digli che è già tornato di sopra, che sarà da qualche parte rintanato a farsi le seghe, che prima o poi si farà vivo e che se insomma non si trova non stessero a rompere le palle a noi.

[Esce dall’ufficio. La malinconia lo riagguanta. Maestoso ma sconsolato, ripensa al dialogo con Zombini, lo sguardo fisso ad un instancabile fuga di lava e lapilli, in lontananza, laggiu’, verso lo Stige].

Calcabrina: Che tempo di merda.

(Postato da Anskji su reiterato invito del padrone di casa)

[È sera. L’incontro si svolge nelle stanze particolari della Sen. Binetti. Pesanti crocifissi, rosari, caciocavalli, cilici e fruste di velluto pencolano silenziosi dal soffitto. Nel momento in cui l’On. Turco varca la soglia, si ode solo il salmodiare sicuro della Sen. Binetti che recita le orazioni, e l’affaccendarsi operoso della servitù in cucina].

Livia: Allora Paola, hai visto eh, come sono stata brava con quella storia degli embrioni, la vita, tutti fratelli e sorelle, il Santo Padre è contento, nessuno che abbia fatto volare una mosca…
Paola: (distratta, assente gelida) Mah, beh, sì…
Livia: (piccata) E allora?
Paola: (ecumenica, severa ma con un bellissimo sorriso cattolico fatto di severità ma anche sublime bontà e comprensione): Non è abbastanza…
Livia: In che senso non è abbastanza?
Paola: (gasata, si dà un giro al cilicio) Noi cattolici siamo sempre pronti a riaccogliere chi sbaglia: e – credimi – benché solo doverose, le retromarce su droga ed embrione ci hanno soddisfatto, però è ora di affrontare anche altri temi, altri problemi…
Livia: Intendi nuove linee guida per l’aborto e in generale piccole restrizioni che poi piano piano vadano a minare l’impianto stesso della 194, con successive modifiche e restrizioni che immancabilmente portino alla “verifica” e conseguente abolizione del diritto stesso ad abortire?
Paola: Esatto, anche se avevo un po’ paura della reazione del tuo partito – oh scusa, del tuo ex-partito…
Livia: Paola, qui sono io che ti devo bacchettare: noi del PCI…
Paola: (estasiata, si dà un altro giro al cilicio): Sì, bacchettami, bacchettami tutta, dammi una bella bacchettata sul…
Livia: (la interrompe, interdetta) Dicevo, Paola, che commetti un peccato di leggerezza se trascuri…
Paola: (ennesimo giro al cilicio, trasfigurata dalla foia): Io un solo peccato? Ma io di peccati ne commetto tanti, sempre, e devo essere punita, battuta, ancora… – dai, battimi qui, poi battimi lì, poi sbattimi sulla panca…
Livia: (spazientita) Paola, PORCA MADONNA!!!
Paola: (si calma un po’): Allora dicevi?
Livia: Allora dicevo che non puoi trascurare la nostra storia cinquantennale di opportunismo, ti rinfresco velocemente la memoria: nel 1974 abbiamo cavalcato il divorzio, ma solo all’ultimo momento perché abbiamo capito che si vinceva e noi comunque non volevamo sciogliere le camere; abbiamo marciato col pauperismo per tamponare a sinistra quando Occhetto e D’Alema andavano a fare le regate coi 12 metri, le cooperative stanziavano fondi neri tipo maxitangente Enimont e Consorte si scalava anche la mamma; l’ambientalismo l’abbiamo messo nelle tesi congressuali dai ’70 in poi perché piaceva a quegli imbecilli delle sagre paesane – insomma, in quanto a compromessi osceni in pura funzione di potere i democristiani veri siamo noi, figurati se ci fermiamo davanti all’embrione, all’aborto e ai diritti dei gay, …
Paola: (severa): Si dice froci!
Livia: (risoluta, spedita, raccogliendo le fila del discorso) Sì vabbeh, dicevo, figurati che cazzo ce ne frega a noi di quattro stronzi sterili e due froci! Avendo cavalcato tutto e il contrario di tutto solo per opportunismo, figurati se ci spaventa spostarci verso l’integralismo cattolico. “Cavalcare tutto per condividere e socializzare”, ecco il nostro motto: Che Guevara e Kennedy, Gramsci e Don Sturzo, liberalismo e sindacati, Pippo e Gambadilegno, Milan e Inter… Che ‘sta roba non sta in piedi e pigliamo per il culo la gente, in un paese normale lo capirebbe anche uno studente delle medie, ma noi lo vogliamo cambiare o no questo paese?! Come hanno detto Fassino e l’Anna: “Con i teo-dem ci metteremo d’accordo, il dialogo è importante”.
Paola: (con negli occhi lo sguardo da Terminator della fede) Certo che lo vogliamo cambiare.
Livia: Bene, allora d’accordo. (Tossendo) Scusa Paola, non hai qualcosa da bere?
Paola: Certo, facciamo la pausa per il tè. (Chiama il cameriere suonando un campanellino) Bane! Bane Kalla!

[Entra un negro con una nerchia enorme, coperta solo da un gonnellino tipo “Arrapaho” degli Squallor. Serve il tè a Paola e all’ospite. Passa qualche minuto].

Livia: Dicevo, allora intesi Paola, e grazie per tutto quello che voi cattolici state facendo per noi, siamo commossi. Senza di voi, non so veramente dove saremmo, o dove si andrebbe a finire…
Paola: Dovere.
Livia: Allora ciao.
Paola: Ciao. (Alzando la voce, mentre Livia sta uscendo). Non dimentichi qualcosa?
Livia: (dall’altra stanza, presso la porta) Eh? Ah, sì, scusa: (a voce alta) E SEMPRE SIA LODATO!
Paola: (gemendo, con un tono di voce simile all’arrapamento di prima): E poi?..
Livia: (uscendo, a squarciagola): E SEMPRE SIANO FATTI I DISEGNI DEL SIGNORE!!!
Paola: (in estasi, mentre in sottofondo si ode distinto il fruscìo del cilicio): Vengo… vengo, cazzo, e dire che dovrei essere in chiesa adesso… VENGOOOOOO!!!!!!!!!!!!

(Postato da Anskji su accorato invito del padrone di casa)