Canzoni sessiste 12

January 31, 2007

Dai, rifai quel letto, su;

Stai sempre a dormire tu:

Noi non ci prendiamo più per niente.

Se il letto non lo rifà la donna, com’è noto, la casa diventa uno schifo. E poi va a finire che non ci si prende più. Per niente.

Maschilismo sciatto.

Claudio Baglioni, “Io me ne andrei”, da “Gira che ti rigira amore bello”, 1973

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Canzoni sessiste 11

January 30, 2007

Povero diavolo, che pena mi fa!

E quando a letto lui ti chiederà di più

Tu glielo concederai, perché tu fai così:

Come sai fingere se ti fa comodo.

Cocciante ci regala un classico: lo stereotipo della femmina che concede le sue grazie per trarne un vantaggio. Debbo rilevare, tuttavia, che nessun beneficio è lontanamente paragonabile allo svantaggio costituito da un accoppiamento con Cocciante: la tipa doveva proprio avere qualcosa che non andava.

Maschilismo utilitarista.

Riccardo Cocciante, “Bella senz’anima”, da “Anima”, 1974

A simple man

January 30, 2007

Canzoni sessiste 10

January 29, 2007

Prendila te quella col cervello,

Che s’innamori di te quella che fa carriera,

Quella col pisello e la bandiera nera

La cantatrice calva e la barricadera.

Apologia della massaia, che fa i tortellini e si concede sul tavolo infarinato della cucina: un inno alla suggestione della famiglia monoreddito e dei salti mortali alla fine del mese?

Maschilismo sindacale.

Roberto Vecchioni, “Voglio una Donna”, da “Camper”, 1992

Canzoni sessiste 9

January 28, 2007

Le ragazze ci distruggono:

Sì, ma allora a cosa servono?

Ci siamo posti in tanti la stessa domanda in relazione a Carboni. Ad oggi, nessuna risposta.

Maschilismo autolesionista.

Luca Carboni, “Le ragazze”, da “Carovana”, 1998

Canzoni sessiste 8

January 27, 2007

Ma potrai trovarci ancora qui:

Nelle sere tempestose portaci delle rose, nuove cose,

E ti diremo ancora un altro sì.

Non lo sapevate? Basta un mazzo di fiori e un regalino, e le donne (tanto sono tutte mignotte) finiscono per dartela. Consultare prima le previsioni, c’è chi sostiene che se fuori non diluvia la strategia si potrebbe rivelare inefficace.

Maschilismo metereologico.

Fiorella Mannoia, “Quello che le donne non dicono”, da “Canzoni per parlare”, 1988

Canzoni sessiste 7

January 26, 2007

Le rispondo con un rutto, prende s’alza e s’allontana,

Non era mica male questa pu-pulzella: era bella con un cu-curioso

Taglio di capelli e delle te-te-te-te-tenere espressioni,

Non si possono sprecare certe occasioni, per non passare da coglione la inseguo,

La fermo, mi scuso e dico: Senti, vorrei approfondire i tuoi accorgimenti,

Io e te si potrebbe scoprire dei punti in comune e se vuoi aprire le ga- le ga- le gabbie

In cui rinchiudi i tuoi pensieri più astrusi, i desideri più impuri,

Potremo chia-chia-chiacchierare e scoprire tutti i punti biologici che devi toccare!

Per la serie “neanche alle elementari”: si consiglia vivamente di cambiare strategia, questa fa ridere. Per non piangere.

Maschilismo adolescenziale.

Articolo 31, “Tocca qui”, da “Strade di città”, 1993

Canzoni sessiste 6

January 25, 2007

La tua eleganza non è un punto cruciale,

La classe poi non mi sembra affatto essenziale;

C’è che sei un animale da guerra:

Con te vorrei una notte terra-terra.

Sapiente affresco dello stereotipo sessista della troiona: ignorante e maleducata, ma traboccante sesso, e quindi adatta a consentire lo sfogo di ogni basso istinto. Un solo avvertimento: tipe del genere menano, e menano forte; quattro schiaffoni, del resto, i Pooh se li meriterebbero proprio.

Maschilismo infoiato.

Pooh, “Dimmi di sì”, da “Un posto felice”, 1999

Canzoni sessiste 5

January 24, 2007

Sogno al mio risveglio di trovarti accanto,

Intatta con le stesse mutandine rosa:

Non più bandiera di un vivissimo tormento,

Ma solo l’ornamento di una bella sposa.

Leggero invito alla deposizione di ogni velleità femminista, e al recupero dei sani valori della tradizione: mettiti gli slip rosa e dammela, baby. Il resto è aria fritta.

Maschilismo onirico.

Lucio Battisti, “Una giornata uggiosa”, da “Una giornata uggiosa”, 1980

Canzoni sessiste 4

January 23, 2007

Lui vive in te, si muove in te

Con mani cucciole è in te, respira in te

Gioca e non sa che tu vuoi buttarlo via.

Inquisitorio quadretto della madre degenere, quella che decide di abortire; da notare la stucchevole descrizione del feto che porta nel grembo (gioca? a cosa, alla Playstation?) e, dulcis in fundo, una bella manata di senso di colpa. Non c’è che dire, nemmeno il Cardinale Ruini avrebbe saputo fare di meglio.

Maschilismo clericale.

Nek, “In te”, da “In te”, 1993