Aberrazione di coscienza

July 17, 2008

Una volta scrissi un post (che ovviamente non riesco a ritrovare) in cui mi divertivo a portare alle estreme conseguenze l’abitudine ormai dilagante di invocare ad ogni pie’ sospinto l’obiezione di coscienza: era una specie di catena di Sant’Antonio, nella quale immaginavo un benzinaio che non voleva vendere il carburante al trasportatore che consegnava il pranzo alla farmacia che vendeva le pillole del giorno dopo.
Orbene, amici miei, vi sarà noto che a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Così, può accadere che a Milano un anestesista si senta in diritto di dichiararsi obiettore, rifiutandosi in tal modo di alleviare il dolore a una donna che abortisce: la quale, sia letto tra le righe, oltre ad essere una troia bella e buona è pure un’assassina, e un po’ di dolore se lo merita tutto, tanto perché le serva da lezione e la induca a comportamenti più conformi alla morale di Santa Romana Chiesa e dei suoi genuflessi sodali.
Rebus sic stantibus, ne converrete, non c’è più alcun bisogno di post fantasiosi: basta aprire il giornale e leggersi la cronaca per trovare vicende altrettanto grottesche, che hanno l’inestimabile valore aggiunto di essere persino vere.
Con l’avvertenza che in quei casi c’è davvero poco da divertirsi.

😉

Advertisements

Soccorso (In)Civile

February 18, 2008

Facciamo mente locale, tanto per riprendere il filo del discorso.
Se sei nata femmina, e se per caso hai bisogno della pillola del giorno dopo, è probabile che ti costringano a girare una decina di ospedali per trovare un medico non obiettore che si degni di prescrivertela.
Se poi finisci per rimanere incinta (perché succede, succede davvero, che una resti incinta per non aver trovato chi gli prescrivesse il Norlevo), e dalla tua ecografia si intravede qualcosa che non va, c’è il caso che facciano i vaghi, ti dicano di non preoccuparti e ti invitino a tornare dopo qualche settimana, in modo da far trascorrere il tempo necessario a renderti impossibile l’aborto terapeutico.
Nel caso in cui tu scampi al trabocchetto (magari perché puoi permetterti un secondo esame presso una clinica privata), e decida di interrompere la gravidanza, è comunque possibile che ti facciano una puntura e poi ti lascino ore nella corsia di un ospedale in preda ai dolori, senza che nessuno si azzardi a toccarti con un dito, perché di tanto in tanto l’unico medico non obiettore dovrà pur riposarsi, e gli altri sono così appecoronati agli anatemi della Curia da non guardarti nemmeno in faccia quando li chiami.
Se poi riesci ad arrivare in fondo, nonostante il vivamaria di ostacoli che ti hanno infilato sotto le scarpe (e non senza esserti ingoiata la lunga serie di umiliazioni e sofferenze che ne conseguono), nulla di più facile che le guardie irrompano nell’ospedale, sequestrino il maltolto e ti facciano un bell’interrogatorio in perfetto stile tenente Colombo; per non parlare della possibilità che qualche autorevole editorialista ti dia dell’assassina sulla prima pagina del suo giornale.
Orbene, si dà il caso che il sistematico e cinico sabotaggio appena tratteggiato non sia la sintesi di un racconto di fantapolitica, ma la cronaca di ciò che accade quotidianamente nel nostro paese.
Lo so che ve l’ho già detto, ma forse è il caso di ripeterlo: c’è qualcuno che si rimbocca le maniche, e cerca di fare quello che può per contrastare questa barbarie con una cosa (una cosa magari piccola, ma che potrebbe diventare una cosa grande così) che si chiama Soccorso Civile.
Questa cosa, amici miei, ha bisogno dell’aiuto di tutti: quindi date una mano, se potete e come potete.
Perché l’altro soccorso, quello Incivile, loro lo stanno già facendo.
E lo fanno alla grande.