Aberrazione di coscienza

July 17, 2008

Una volta scrissi un post (che ovviamente non riesco a ritrovare) in cui mi divertivo a portare alle estreme conseguenze l’abitudine ormai dilagante di invocare ad ogni pie’ sospinto l’obiezione di coscienza: era una specie di catena di Sant’Antonio, nella quale immaginavo un benzinaio che non voleva vendere il carburante al trasportatore che consegnava il pranzo alla farmacia che vendeva le pillole del giorno dopo.
Orbene, amici miei, vi sarà noto che a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Così, può accadere che a Milano un anestesista si senta in diritto di dichiararsi obiettore, rifiutandosi in tal modo di alleviare il dolore a una donna che abortisce: la quale, sia letto tra le righe, oltre ad essere una troia bella e buona è pure un’assassina, e un po’ di dolore se lo merita tutto, tanto perché le serva da lezione e la induca a comportamenti più conformi alla morale di Santa Romana Chiesa e dei suoi genuflessi sodali.
Rebus sic stantibus, ne converrete, non c’è più alcun bisogno di post fantasiosi: basta aprire il giornale e leggersi la cronaca per trovare vicende altrettanto grottesche, che hanno l’inestimabile valore aggiunto di essere persino vere.
Con l’avvertenza che in quei casi c’è davvero poco da divertirsi.

😉

1 + 1 = 2

May 14, 2008

Corriere del Mezzogiorno, 23 aprile 2008:

Corriere del Mezzogiorno, 13 maggio 2008:

Per gli amanti del genere, la versione ufficiale.

In estrema sintesi, come ho avuto modo di ripetere più di una volta, le cose stanno come segue:

  1. la pillola del giorno dopo non è un presidio abortivo: cionondimeno, numerosi ospedalieri si rifiutano di prescriverla, sostenendo fantasiosamente di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza;
  2. i rischi derivanti dall’assunzione della pillola del giorno dopo non sono superiori a quelli legati all’uso di numerosi farmaci da banco: ciononostante, essa può essere acquistata soltanto mediante ricetta medica non ripetibile;
  3. in numerosi paesi europei, nonché negli Stati Uniti d’America, la pillola del giorno dopo è acquistabile senza prescrizione medica.

Stante quanto sopra, e visto che in questo paese avvalersi della contraccezione d’emergenza sembra essere diventata un’impresa titanica, ci siamo presi la briga di mettere online una petizione al Ministro della Salute, affinché anche in Italia la pillola del giorno dopo possa essere acquistata senza ricetta, come un qualsiasi farmaco da banco.
Potete trovare qua una spiegazione dettagliata di quanto ho brevemente sintetizzato nei tre punti che precedono, e qua la petizione da firmare.
Va da sé che la vostra adesione sarebbe oltremodo gradita.
Saluti.

Statemi a sentire, gente, che questa è proprio bella.
Sull’Avvenire di oggi il Prof. Francesco D’Agostino, ex Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, torna ad occuparsi dei rifiuti di prescrizione della pillola del giorno dopo avvenuti a Pisa qualche giorno fa.
Ebbene, dopo un laborioso ragionamento, articolato in cinque punti che dicono tutti la stessa cosa, il nostro amico giunge a una conclusione davvero singolare: quei medici non si sono rifiutati di prescrivere la pillola del giorno dopo perché erano obiettori di coscienza, ma semplicemente perché hanno ritenuto che il farmaco non fosse necessario.
Fantastico, direte voi: si vede che ‘sti medici hanno interrogato le donne che volevano la pillola, chiedendo loro notizie sul rapporto sessuale a rischio, e hanno stabilito che si trattava di paranoie: le avranno tranquillizzate, avranno detto loro di prendersi una valeriana e le avranno rimandate a casa.
Invece, ovviamente, così non è stato: in un caso il medico ha aperto bocca semplicemente per dire di andarsi a cercare il Norlevo da un’altra parte, mentre nell’altro il rifiuto è stato addirittura affidato alla scritta vergata a mano su un improvvisato cartello.
Allora, a quanto pare, le cose stanno in modo diverso: evidentemente il Prof. D’Agostino ritiene che anche la valutazione sull’opportunità o la non opportunità di un’eventuale gravidanza, a prescindere dal parere della donna che dovrà portarla avanti, debba essere affidata al giudizio insindacabile del medico; il quale, legittimamente, potrà decidere che quella donna farà un figlio o non lo farà.
Capito, gente? Siamo alle solite.
D’altra parte, dite la verità, che vi aspettavate? Questi sono gli stessi che si stracciano le vesti per rianimare i feti abortiti, anche contro la volontà delle donne che hanno interrotto la gravidanza: le quali, di conseguenza, altro non sono che contenitori, involucri, incubatrici.
Scatole, insomma.
E dove s’è mai visto, ditemelo voi, che le scatole esprimano dei pareri?

Stavolta, amici, la location è Pisa.
La trama, per la verità, comincia a diventare monotona: una donna va a chiedere la pillola del giorno dopo e un medico si rifiuta di prescrivergliela.
Succede due volte nel giro di pochi giorni: in uno dei casi, con tanto di inequivocabile cartello vergato a mano (hai visto mai, qualcuna potrebbe farsi venire delle idee strane, magari perfino mettersi in testa di trovarsi in un ospedale).
Se questo è quanto (e c’è poco da fare, questo è), temo che mi tocchi diventare, a mia volta, noioso: e ripetere cose già dette.
Però, scusatemi, devo proprio.
Abbiate pazienza, se potete.
Con me, evidentemente.
Ma, per favore, non con loro. Non più.
Denunciateli.
Si può.

Qua la versione istituzionale.

Mammana, mon amour

March 14, 2008

Dal sito dell’Associazione Luca Coscioni:

Aborto, Berardo-Capriccioli: gli ostacoli del fronte pro-life riconsegnano le donne all’illegalità e alle mammane

Dichiarazione di Rocco Berardo e Alessandro Capriccioli, rispettivamente Tesoriere e membro di Giunta dell’Associazione Coscioni

Il caso del suicidio del ginecologo di Genova, indagato per la violazione della legge sull’aborto, ha fatto emergere i dati relativi al nuovo aumento degli aborti illegali nel nostro paese: 55 casi al giorno, in molti dei quali sono protagoniste donne immigrate.
La causa di questa recrudescenza non va ricercata nella presunta inefficacia della Legge 194, come affermano gli integralisti pro-life, ma al contrario è una conseguenza del loro stesso comportamento, teso a frapporre infiniti e quotidiani ostacoli alle donne che intendono interrompere la gravidanza, per indurle in tal modo a rinunciare o a ricorrere all’aborto clandestino: la diffusione a macchia d’olio dell’obiezione di coscienza (che in alcune regioni ha raggiunto percentuali “bulgare”), l’ostilità all’aborto farmacologico, la demonizzazione della pillola del giorno dopo e della contraccezione in genere, gli interventi delle forze dell’ordine a seguito di denunce anonime fanno parte di una strategia che intende svuotare di contenuto la normativa sull’interruzione di gravidanza, rendendola in tal modo non applicabile e riconsegnando le donne, come succedeva trent’anni fa, nelle mani delle mammane.
Per sapere come difendersi dagli abusi che impediscono loro di abortire secondo la legge, le donne possono consultare Soccorso Civile, il portale di resistenza civile dell’Associazione Luca Coscioni, nel quale potranno trovare tutte le indicazioni per far valere i loro diritti e superare gli ostacoli che impediscono loro di esercitarli.

Infinity mirror

March 12, 2008

Qualche anno fa un mio amico si fidanzò con una tipa piuttosto problematica: si trattava, tanto per intenderci, di una di quelle persone con cui, trascorsi i rituali venti giorni di idillio iniziale, si finisce per battibeccare dalla mattina alla sera.
Durante quegli estenuanti litigi, la giovane (che per essere stronza era stronza, ma non era affatto scema) metteva in atto una serie di trucchetti davvero ingegnosi per portare acqua al proprio mulino; uno di quegli stratagemmi, che mi è rimasto particolarmente impresso per la sua peculiare perfidia, consisteva nel mettere improvvisamente il muso senza alcuna apparente giustificazione, onde portare il mio amico all’esasperazione e indurlo, dopo due o tre ore di lite serrata, ad alzare la voce, per poi sferrare l’attacco decisivo, dichiarando che la causa del suo malumore era proprio la circostanza che lui gridasse durante le discussioni.
Il metodo, per essere onesti, è vecchio come il mondo, al punto che non viene applicato soltanto ai rapporti interpersonali, ma anche a questioni di maggiore respiro e importanza.
Ne abbiamo già parlato più di una volta, tanto per fare un esempio, commentando le imprese dei Centri di Aiuto alla Vita, grazie ai quali il fronte antiabortista mette in atto una strategia che ricorda assai da vicino quella della fidanzata del mio amico:

  1. scagliati contro la Legge 194 sull’interruzione di gravidanza, adducendo a sostegno della tua tesi una serie di argomentazioni più o meno plausibili;
  2. nel contempo, infiltra nei consultori e negli ospedali, nel modo più capillare possibile, i tuoi scagnozzi;
  3. fai in modo che costoro, attraverso una quotidiana opera di catechesi, accrescano nelle donne il senso di colpa legato all’aborto;
  4. aspetta pazientemente che quel senso di colpa favorisca l’insorgere di problemi psicologici in alcune delle donne che hanno interrotto la gravidanza;
  5. aggiungi le suddette difficoltà psicologiche, che tu stesso hai pervicacemente contribuito a determinare, alle motivazioni che dovrebbero indurre a ritenere la Legge 194 inefficace, nonché foriera di gravi disastri e calamità.

Orbene, sul Corriere della Sera di oggi è possibile assistere ad un’ulteriore dimostrazione dell’efficacia di questo sistema; nel caso di specie i protagonisti non sono più i volontari dei CAV, ma direttamente i medici, ed in particolar modo i medici obiettori. Nella circostanza lo schema, la cui logica dovrebbe ormai essere chiara, si articola più o meno come segue:

  1. scagliati contro la Legge 194 sull’interruzione di gravidanza, adducendo a sostegno della tua tesi una serie di argomentazioni più o meno plausibili (tra le quali gli ormai acquisiti problemi psicologici di cui all’esempio precedente);
  2. nel contempo, rivolgi accorati appelli ai medici ospedalieri, esortandoli ad esercitare in massa l’obiezione di coscienza;
  3. fai in modo che i medici non obiettori vengano sistematicamente penalizzati nell’assegnazione di incarichi, promozioni e responsabilità;
  4. aspetta pazientemente che l’inevitabile dilagare dell’obiezione di coscienza renda il ricorso all’interruzione di gravidanza abbastanza difficile da far sì che gli aborti illegali tornino ad aumentare;
  5. aggiungi l’aumento degli aborti illegali, che tu stesso hai pervicacemente contribuito a determinare, alle motivazioni che dovrebbero indurre a ritenere la Legge 194 inefficace, nonché foriera di gravi disastri e calamità.

Credo che sia tutto chiaro: si tratta di tautologie belle e buone, logicamente assai simili alle immagini infinite che si possono ottenere mettendo un oggetto qualsiasi in mezzo a un paio di specchi, e che si potrebbero facilmente smontare adoperando un minimo di logica e di buon senso.
C’è altro?
Ah, sì, quasi me ne dimenticavo: dopo quattro o cinque mesi di estenuanti litigi, il mio amico si rese conto di essersi definitivamente rotto i coglioni di quei trucchetti; così un bel giorno, non appena lei cercò di mettere nuovamente il muso e ricominciare la consueta pantomima, lui si rifiutò di discutere, fece un bel sorriso di sollievo, e con calma, senza gridare, quasi sottovoce, la mandò a cagare.
Noi, mi domando, cosa aspettiamo?

Siccome è un bel po’ di tempo che non scrivo, oggi la prendo alla larga.
Supponiamo che in qualche posto sia in gran voga una religione che consideri peccato cambiare le pastiglie dei freni alle automobili; e supponiamo che i vertici di quella religione, dopo una inenarrabile serie di pressioni politiche, riescano a far approvare una legge secondo la quale i meccanici, ove la loro coscienza glielo suggerisca, possano legittimamente rifiutarsi di provvedere all’operazione.
In una situazione simile, com’è lecito attendersi, ci sarà una certa quota di meccanici che, aderendo sinceramente alla religione in questione, dichiareranno di non voler procedere al cambio delle pastiglie perché la loro coscienza glielo impedisce.
Supponiamo, giacché la religione in questione è assai diffusa, che tali meccanici siano 30 su 100; resteranno quindi 70 meccanici, i quali (se l’aritmetica non è un’opinione) dovranno farsi carico di cambiare le pastiglie anche per quei 30 che si rifiutano di farlo.
Sta di fatto, però, che un meccanico ha piacere (e anche legittimo interesse, ai fini di una equilibrata crescita professionale) di svolgere tutte le attività connesse al proprio mestiere: una parte di quei 70 meccanici astrattamente disponibili, pertanto, ancorché se ne strafottano della religione in questione e dei peccati di cui essa va blaterando, finiranno per rifiutarsi anche loro di procedere all’operazione incriminata, ufficialmente invocando i richiami della propria coscienza, ma nella sostanza cercando di evitare di ridursi a cambiare pastiglie dei freni dalla mattina alla sera.
Supponendo che questi meccanici siano altri 30, ne resteranno soltanto 40 che, non volendo fingere inesistenti scrupoli di coscienza, continueranno coscienziosamente a cambiare le pastiglie dei freni per tutti.
Orbene, stante il fatto che le pastiglie dei freni vanno pur cambiate, a questi 40 meccanici non resterà più il tempo per fare altro: che so io, una convergenza, una revisione dell’impianto elettrico, una sostituzione della frizione. Niente di niente, manco un merdoso cambio d’olio.
Col tempo, evidentemente, quei 40 meccanici si romperanno definitivamente i coglioni di fare tutto il santo giorno la stessa cosa; ragion per cui parecchi di loro si rassegneranno ad astenersene in nome degli inesistenti morsi della propria coscienza, riducendo sempre di più il numero di quelli disponibili; finché non rimarranno che un manipolo di irriducibili i quali, reputando irresponsabile la sola idea mandare in giro automobili senza freni, continueranno a fare soltanto quel lavoro, ininterrottamente, senza avere mai la possibilità di cimentarsi in attività diverse.
Si verrà a costituire, in poche parole, un pugno di uomini di buona volontà, che si sbattono dalla mattina alla sera senza uno straccio di soddisfazione, mentre gli altri migliorano, si evolvono, perfezionano le loro capacità, diventando artisti del carburatore, professori dello spinterogeno, cattedratici delle sospensioni.
Che fantasia, direte voi, immaginare una situazione del genere.
Eppure, mutatis mutandis, in questo paese succede esattamente la stessa cosa: con la differenza che i meccanici, nel caso di specie, sono pagati coi soldi pubblici; e che al posto del cambio delle pastiglie c’è un intervento di cruciale importanza e delicatezza nella vita di ogni donna che decide di ricorrervi.
Consultare i dati per verificare.
E per farsi venire un po’ di sangue cattivo.

Com’è ormai noto a tutti, i vescovi della CEI hanno deciso di dire la loro anche sulle scene erotiche dei film, arrivando a proporre l’obiezione di coscienza perfino agli attori, che a loro dire dovrebbero rifiutarsi di recitare sequenze troppo spinte.
Siccome, a dire la verità, non se ne può più, sono lieto di lanciare su questo blog l’iniziativa

TROMBIAMO PER LA LAICITA’

Nella settimana che va da oggi al 20 febbraio (c’è anche di mezzo San Valentino, meglio di così…), gente, trombate! Trombate con la vostra compagna, col vostro compagno, con il vicino di casa, la collega di lavoro, il barista, l’idraulico, la postina; trombate con persone del sesso che preferite, da soli, in due, in tre, in quanti volete voi; trombate guardandovi negli occhi, guardando la televisione o bendati; trombate avvinghiati, di fronte, di lato, di fianco, di sguincio, uno sopra all’altro; trombate nudi, seminudi, con tutti i vestiti addosso o mascherati da Batman; trombate in silenzio, sussurrando, gridando o cantando l’Aida; trombate a casa, al mare, in macchina, in ufficio, dietro un cespuglio o dentro a un garage; trombate al buio, a lume di candela o con un faro puntato addosso.
Insomma, trombate come cazzo vi pare ma trombate, in barba agli anatemi di chi vorrebbe mettere bocca anche nelle nostre mutande, pontificando, maledicendo e minacciando scomuniche.

Quindi, amici miei, aderite numerosi, e fate aderire quante più persone riuscite a coinvolgere diffondendo l’iniziativa: cliccando qua potete scaricare il codice del banner da inserire nel vostro blog.
E mi raccomando, gente: trombate, trombate, trombate.

Denunciateli

February 5, 2008

La Stampa di oggi racconta l’odissea notturna di una donna che cerca inutilmente di farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, compiendo una vera e propria via crucis negli ospedali romani e ottenendo in risposta una interminabile serie di dinieghi, motivati dall’obiezione di coscienza dei vari medici di turno.
Stante il fatto che questa stucchevole tiritera, a quanto risulta, si ripete continuamente in numerosi ospedali italiani, mi corre l’obbligo di ricordare che la pillola del giorno dopo non è un presidio abortivo, e che la legge 194/78 prevede la possibilità dell’obiezione di coscienza esclusivamente nel caso di interruzione di gravidanza.
Tanto premesso, invito le donne che dovessero vedersi rifiutata la prescrizione della pillola del giorno dopo a seguire i suggerimenti che seguono:

  1. farsi sempre registrare all’entrata del Pronto Soccorso;
  2. chiedere al personale medico e infermieristico con cui vengono in contatto di qualificarsi;
  3. se viene detto loro che il ginecologo di turno non può riceverle, chiedere cosa glielo impedisce e farsi dare le sue generalità complete;
  4. farsi rilasciare una cartella di Pronto Soccorso contenente i motivi della mancata prescrizione;
  5. in caso di non adesione del personale ospedaliero alle legittime richieste di cui ai punti precedenti, chiamare immediatamente le forze dell’ordine e denunciare l’accaduto sul posto e in loro presenza.

Una volta ottenuti questi dati sarà possibile denunciare il medico che non ha voluto prescrivere la pillola del giorno dopo dichiarandosi obiettore (già che ci sono, aggiungo che identica misura può essere adottata nei confronti dei farmacisti che si rifiutano di venderla).
Qua tutte le informazioni; qua e qua i modelli da utilizzare per le denunce.
Svegliamoci, gente, o questi ci si mangiano.
Vivi, ché godono di più.