Embè?

May 21, 2007


Grazie a Leilani mi imbatto in questo piccolo capolavoro:

«Capitando sul sito dell’arcigay si trovano dei saggi delle argomentazioni a favore per i “matrimoni” gay e sulla normalità dell’omosessualità. Ad esempio si trova scritto “X dice “ho due mamme”, Y lo guarda stranito e risponde “due mamme?” e X replica “sì, due mamme””. L’argomentazione insomma è “ho due mamme. Embé?”. Ciò vale anche per far vedere la normalità dell’omosessualità. Cacciari ha fatto recentemente (un paio di mesi fa al massimo) affigere per Venezia dei manifesti con scritte frasi del tipo “la mia compagna di banco è lesbica. E allora?”. Insomma, l’argomento incontrovertibile che portano è “embé?”. Il che vuol dire “se ti scandalizzi sei un omofobo, perciò se sei una persona per bene ci accetti, e dato che ci accetti l’omosessualità è normale”. Far mancare nel pubblico la possibilità di alzare la voce contro l’omosessualità è ciò che si può chiamare “normalizzazione culturale” per far accettare acriticamente un fatto. Ovvio che in ciò di scientifico non c’è nulla. Anzi, è una fallacia logica nota come “ricorso alla popolarità”. Torniamo però al punto nodale: se ad un ceto punto qualcuno dicesse “embé?”, allora rispondiamo semplicemente “no”. Se chiedono “Perché no?”, replichiamo con un “perché no”. Come argomentazione è sullo stesso piano di “embé?”».

Vi invito ad ammirare insieme a me questo splendido esemplare: contemplatene l’italiano stentatello, le commoventi incertezze grammaticali e sintattiche, il gusto saccente della trovata finale; ecco, se siete d’accordo vi propongo di immaginarlo proprio in quel momento, mentre il sagace botta e risposta che chiuderà il post gli si affaccia alla mente: vedete anche voi gli occhietti che si illuminano come in un’estasi, la boccuccia che si increspa in un sorriso compiaciuto, le manine che volano svelte sui tasti per tradurre in parole l’ispirazione prima che svanisca nel nulla? E poi, ditemi, lo immaginate mentre si reca al lavoro, come sillaba fra sé e sé l’ingegnoso calembour di cui ancora non si capacita, trattenendo a stento gli sbotti di ilarità che inevitabilmente gli percorrono il gozzo all’insù e gli gonfiano le gote, ancora arrossate per l’emozione di aver saputo partorire una simile arguzia?
Tanta compiaciuta gaiezza, ne converrete con me, non deve essere delusa: perciò, ve ne prego, fate un salto anche voi suo blog del nostro amico, e postate semplicemente un “embè?”.
In modo che egli possa opporre, con virile determinazione e serena risolutezza, quel pungente “perché no!” che non vede l’ora di sfoderare.
Questa, sì, è una questione di coscienza.