La vicenda della mostra omosessuale vietata ai minori da Vittorio Sgarbi si fa sempre più grottesca. (*)
L’ultima notizia sulla mostra dell’arte omosessuale di Milano è che l’Assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi ha deciso di rimuovere il divieto di ingresso ai minori, ma prima si è premurato di eliminare dall’esposizione l’opera a suo dire più scandalosa, consistente nell’immagine di un vecchio seminudo con parrucca biondo platino e calze autoreggenti, le cui fattezze del volto ricordano Papa Benedetto XVI.
A questo punto i lettori si domanderanno come abbia fatto, il nostro eroe, ad ottenere l’esclusione dalla mostra di quel quadro. Nulla di più semplice: l’ha comprato.

«L’opera che rimanda alla figura del Papa l’ho comprata e ne faccio quello che mi pare. La terrò per me e potrò così risarcire il Papa del decoro che egli merita».

Il Corriere non chiarisce se Sgarbi, nel rilasciare la dichiarazione, fosse ancora appecoronato o avesse già avuto il tempo di rialzarsi.

(*) Paragrafo abrogato, in omaggio alla pregnanza, su prezioso suggerimento di Perdukistan.

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Diritti minori

July 10, 2007

L’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Vittorio Sgarbi, vieta ai minori di 18 anni la mostra «Arte e omosessualità, da von Gloeden a Pierre et Gilles», in programma a Milano al Palazzo della Ragione, e motiva così la sua decisione:

«Qui, essendo contemplati anche artisti contemporanei che rappresentano un’estetica omosessuale in modo esibito e orgoglioso, ci si muove su un terreno che tocca questioni politiche, di affermazione di diritti».

Credo di aver capito: se una manifestazione contempla questioni politiche, e quindi implica l’affermazione di diritti, essa deve essere vietata ai minori.
Qualcuno, per favore, mi illumini sul Family Day.

Boomerang

March 12, 2007

Grazioso incipit di Vittorio Sgarbi nel suo articolo odierno sul Giornale:

«Dunque, non è una richiesta di diritti la ridicola pretesa giuridica di ottenere approvazione e previdenza sociali per il libero esercizio dei propri piaceri, spesso confinanti, per chi avesse il coraggio di ammetterlo, con la pedofilia e la prostituzione».

Non credo sia necessario alcun commento per sottolineare quanto le quattro righe che precedono siano gravemente (oltre che gratuitamente) offensive: mi limito a sottolineare che al posto di Sgarbi mi guarderei bene dal maneggiare con tanta disinvoltura la categoria del ridicolo e il concetto di prostituzione.