Rewind (*)

August 9, 2008

Ogni volta che vado alle recite scolastiche dei miei due figli finisco per ritrovarmi in mezzo a un nugolo di genitori con il pallino della regia, armati fino ai denti con videocamere di ogni tipo, forma e dimensione.
L’apertura del sipario, generalmente, ha l’effetto dello sparo di uno starter: le apparecchiature vengono accese all’unisono, con un diffuzo ronzio e un abbacinante bagliore azzurroverde che illumina a giorno la sala, e i convenuti iniziano a contorcersi spasmodicamente, cercando di accaparrarsi le postazioni migliori, spostandosi da una parte all’altra, piegandosi faticosamente sui polpacci atrofizzati da anni di scrivania, alzandosi goffamente in punta di piedi, arrampicandosi ovunque nonostante i ponderosi addomi, ostacolandosi malignamente l’uno con l’altro e sibilando tra i denti irripetibili insulti: il tutto allo scopo di disporre, alla fine della recita, di un filmato da portare a casa e catalogare insieme agli altri in rigoroso ordine alfabetico o cronologico (ovvero entrambi, nel qual caso si rende necessario un apposito software, compreso nell’acquisto della videocamera, che stampi etichette con complicati codici alfanumerici da apporre sui prezioni DVD).
Un paio di volte ci ho anche provato, a spiegare a questi emuli di Kubrick che i loro figli avrebbero piacere di essere guardati, e che la febbrile attività di ripresa cinematografica, a mio modo di vedere, impedisce a chi la pone in essere di godersi appieno lo spettacolo: c’è tuo figlio che sta facendo Geppetto, cristo. Siediti, spegni quell’arnese e guardatelo, invece di saltare di qua e di là fissando catatonicamente quel monitor a cristalli liquidi.
Inutile aggiungere che non c’è mai stato niente da fare: per molti (quasi tutti, a onor del vero) è meglio la gallina di domani (una bella gallina in risoluzione PAL 720×576 a bitrate variabile compressa in Mpeg-2, non c’è che dire) che l’uovo di oggi (anche se quell’uovo è tuo figlio, in carne e ossa, che ti cerca disperatamente con lo sguardo e ti trova intento a ficcare la pupilla dentro a un mirino del cazzo).
Sarò un tradizionalista, ma io i miei figli preferisco guardarli, quando si arrabattano sul palcoscenico di scuola.
Tra qualche anno, s’intende, potrei avere voglia di rivederli, mentre interpretano Zorro che prende per il culo il sergente Garcia, Mosè che spalanca le acque, Pinocchio che schiaccia sul muro il grillo parlante: e allora non avrò a disposizione che la mia memoria sbiadita, mentre qualcun altro potrà ficcare il suo DVD dentro a una fessura e rivederli tali e quali, senza sbavature, omissioni, dimenticanze.
Resto convinto, tuttavia, che per qualche motivo i miei ricordi saranno più veri.
E forse il punto è proprio questo.

(*) Liberamente ispirato a un post del maestro.

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