Non c’è stata partita, gente: il premio giornalistico “Un uomo, un perché” è stato vinto a mani basse dall’ineffabile Antonio Socci, autore della seguente perla:

«E se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero – per esempio – né università, né ospedali. E nemmeno la musica».

E’ stata una finale senza storia, il cui risultato non è mai stato seriamente in discussione: il solo Davide Rondoni ha opposto una timida resistenza, senza peraltro lasciar intravedere, nemmeno per un istante, la possibilità di ribaltare le sorti della gara.

Ora si tratta di decidere insieme che premio assegnare al vincitore; a tale scopo, vi chiedo di scrivere nei commenti le vostre proposte, di discuterle e di arrivare a una determinazione conclusiva, in modo che il premio possa essere consegnato davvero.
In attesa delle vostre idee, vi mando un saluto, non senza preannunciarvi che il premio “Un uomo, un perché” potrebbe conoscere presto la sua seconda edizione: ora che abbiamo scelto il giornalista più clericale d’Italia, vogliamo rinunciare alla soddisfazione di fare altrettanto con i politici?

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L’ultima puntata delle eliminatorie del nostro concorso, quella dedicata a Francesco D’Agostino, si è conclusa sul filo di lana; alla fine la frase vincente è stata quella che segue:

«Eluana è in coma persistente da anni e anni. Non è morta; è malata».

Detto questo, siamo all’epilogo: come vi avevo promesso, riassumo qui di seguito le otto esternazioni vincitrici di ogni tappa, invitandovi a scegliere quale sia la migliore.
Mi raccomando, gente: votate, votate, votate.
E preparatevi a una proclamazione senza precedenti.

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Mentre scrivo non ho ancora ovviamente i dati sull’ascolto del dibattito televisivo voluto da Michele Santoro intorno a un discusso filmato Bbc preti sui pedofili. Ma comunque vada, una cosa è certa: la Chiesa esce da questa faccenda a testa alta. (Davide Rondoni)
La cosa più importante per un politico è la capacità di pensare e agire secondo categorie cristiane, anche senza esserlo. (Mario Palmaro & Alessandro Gnocchi)
Tocca al Papa difendere i fondamenti della civiltà. (Marina Corradi)
E se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero – per esempio – né università, né ospedali. E nemmeno la musica. (Antonio Socci)
Perché la democrazia è opera di Dio, fatemelo dire provocatoriamente, cioè della presenza di un concetto di Dio nella storia. (Giuliano Ferrara)
Non ci siamo riusciti. Non siamo riusciti a trattenere in vita Piergiorgio Welby. (Eugenia Roccella)
Bisogna cominciare a rendersi conto che forse Welby non sarebbe arrivato a chiedere di morire se avesse accettato di farsi sostenere non solo nella respirazione. (Assuntina Morresi)
Eluana è in coma persistente da anni e anni. Non è morta; è malata. (Francesco D’Agostino)

La scorsa puntata del nostro concorso, dedicata ad Assuntina Morresi, è stata caratterizzata da un discreto equilibrio nella fase iniziale, per poi concludersi con una vittoria piuttosto netta; alla fine si è imposta (non senza merito, debbo ammetterlo) la frase che segue:

«Bisogna cominciare a rendersi conto che forse Welby non sarebbe arrivato a chiedere di morire se avesse accettato di farsi sostenere non solo nella respirazione».

Tanto premesso, eccoci alla stretta finale: quella di oggi, infatti, è l’ultima puntata della fase eliminatoria. Vista la solennità del momento, non potevo esimermi dallo scegliere un protagonista di alto profilo istituzionale: sto parlando del Prof. Francesco D’Agostino, ex Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica e prestigioso editorialista di Avvenire.
Sperando di mettervi di nuovo in difficoltà al momento di scegliere la sua esternazione migliore, vi rivolgo il solito invito: votate, votate, votate.
E ricordate: dopo questa tappa passeremo alla scintillante finalissima.
Allora, gente, ne vedremo delle belle.

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Eluana è in coma persistente da anni e anni. Non è morta; è malata. (Avvenire, 18 ottobre 2007)
Benedetto XVI pone in chiaro come la legge naturale sia l’unica condizione di possibilità per un dialogo onesto, pacificante e credibile tra tutti gli uomini. (Avvenire, 6 ottobre 2007)
La pretesa di sopprimere una vita biologica nel nome della difesa delle dignità della vita biografica andrebbe chiamata con il proprio nome: è, né più ne meno, che una pretesa eutanasica. (Avvenire, 15 settembre 2007)
Nell’immagine della Madonna si riassumono infatti quei valori che danno sostegno e rendono in definitiva possibile la nostra stessa vita. (Avvenire, 1° agosto 2007)
Attraverso un testamento biologico non si possono avallare surrettiziamente richieste di eutanasia. (Avvenire, 31 luglio 2007)
Viviamo davvero in tempi tristi, se la lotta per il diritto alla vita giunge a dissociarsi dalla lotta contro la pena di morte e attivare una serie di equivoci così preoccupanti. (Avvenire, 11 aprile 2007)
Riflettiamo sui diritti e capiremo che non è lecito confonderli con le pretese soggettive e arbitrarie dei singoli; riflettiamo sulla sessualità e arriveremo a concludete che esiste una sola grande dicotomia, quella maschio/femmina, che è semplicemente illusorio negare. (Avvenire, 4 marzo 2007)
Ogni norma positiva che, per assecondare desideri e interessi privati, anziché il bene umano, vada contro la legge naturale, è intrinsecamente ingiusta e attiva ulteriori ingiustizie, perché è norma che ferisce la verità dell’uomo, e nello stesso tempo sovverte la verità di Dio. (Avvenire, 13 febbraio 2007)
I Pacs attivano nell’immaginario collettivo l’idea che la convivenza affettiva sia essenzialmente autoreferenziale, che cioè i conviventi debbano trovare in una serie di interessi reciproci garantiti dalla legge la ragione ultima della loro unione. (Avvenire, 8 febbraio 2007)
A Welby, come ad ogni essere umano, bisogna invece fare auguri di vita: perché questa e solo questa è la cifra reale e riassuntiva della nostra comune esperienza. (Avvenire, 21 dicembre 2006)
Una legge sull’eutanasia è infatti la peggiore soluzione che si possa ipotizzare per dare risposta a un problema reale. (Il Foglio, 6 dicembre 2006)
Gli scienziati dunque si tranquillizzino e rinuncino a sterili dietrologie: chi vuole mostrare i limiti della scienza non è nemico né della democrazia, né a maggior ragione della scienza: è piuttosto chi con Pascal (un altro che di scienza se ne intendeva!) è convinto che solo chi ama la verità è in grado di conoscerla. (Avvenire, 31 ottobre 2006)
Non si può, in buona sostanza, non valutare se non come parassitaria e quindi indebita l’intenzione di coloro che pretendono un riconoscimento pubblico della loro convivenz per ottenere diritti senza doveri. (L’Osservatore Romano, 14 gennaio 2006)

Carissimi,
la tappa numero 6 del nostro concorso ha registrato l’ennesimo risultato plebiscitario; d’altra parte la frase vincitrice di Eugenia Roccella è di quelle destinate a rimanere nella storia:

«Non ci siamo riusciti. Non siamo riusciti a trattenere in vita Piergiorgio Welby».

Ciò detto, veniamo alla puntata odierna, nella quale vi sottopongo le perle di un altro vero e proprio pezzo da novanta: si tratta di Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, nonché editorialista di Avvenire, l’Occidentale, il Foglio e tanti altri ancora.
Anche stavolta, me ne rendo conto, scegliere potrà essere un problema: perciò vi toccherà armarvi di santa pazienza e leggere il tutto almeno un paio di volte prima di procedere.
Come di consueto votate, votate, votate.
E andate a messa ogni tanto, razza di miscredenti.

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Sarebbe bene invece tenere a mente che i fedeli cattolici sono sparsi in quasi tutto il globo terracqueo. (L’Occidentale, 1° novembre 2007)
L’uso della contraccezione non sembra far diminuire drasticamente, sempre e comunque il numero degli aborti, o quantomeno non argina il fenomeno. (L’Occidentale, 30 ottobre 2007)
Come se la partita della scienza non fosse l’eterna sfida tra la ragione umana e la possibilità di comprendere il significato della realtà, ma il tentativo – finora inutile – di sostituirsi a Chi quella realtà l’ha creata. (Avvenire, 7 ottobre 2007)
La diagnosi preimpianto, invece, non ha nulla a che fare con la salute della donna, ma introduce la possibilità di scegliere il figlio in base al patrimonio genetico: tu sei sano, ti prendo, tu sei malato, ti scarto. (L’Occidentale, 26 settembre 2007)
C’è dell’altro, c’è di peggio (dell’11 settembre, n.d.r.). Sto parlando del fatto che un uomo e una donna possono concepire i propri figli in un laboratorio, fabbricarne tanti e decidere di scegliere il migliore, quello che è venuto meglio, e di buttare nel cesso quelli brutti, o malati, o che forse si ammaleranno un giorno. Oppure li congelano. (StranaU, 11 settembre 2007)
Si vuole giocare a fare Dio, cercando di far nascere nuovi esseri dall’identità indefinita e indefinibile. (Avvenire, 6 settembre 2007)
Marcare con un colorante il feto selezionato, per sopprimerlo senza commettere errori: espressioni che, nel migliore dei casi, evocano pratiche veterinarie – di solito si marcano le greggi, le mandrie, oppure gli esemplari malati o difettati, o comunque con qualche particolarità. Nel peggiore, invece, ricordano i lager nazisti. (L’Occidentale, 28 agosto 2007)
In altre parole, con il tentativo di costruire nuove forme di vita in laboratorio si abbatte la barriera fra esseri viventi e materia inerte. (Avvenire, 12 luglio 2007)
Quando si cancellano le parole madre e padre, si cerca di riscrivere tutta l’umanità. Ciò che unisce tutti questi provvedimenti è il tentativo di eliminare i limiti dell’uomo. (Ariminol.it, 3 marzo 2007)
Per Welby i Radicali hanno proposto una veglia notturna, un’espressione con cui di solito si intende una precisa preghiera comunitaria cristiana, che non poteva non richiamare il grande indimenticabile malato, Giovanni Paolo II. (Il Foglio, 28 dicembre 2006)
Bisogna cominciare a rendersi conto che forse Welby non sarebbe arrivato a chiedere di morire se avesse accettato di farsi sostenere non solo nella respirazione. (19 dicembre 2006)
Contro la RU486 ci ha unito l’ostilità nei confronti della banalizzazione dell’aborto, che niente ha a che fare con l’eliminazione delle sofferenze fisiche o psicologiche, ma porta con sé una nuova solitudine femminile. (Avvenire, 3 luglio 2006)
Nessuno vuole avere a che fare con l’arcaica fisicità dell’aborto, nessuno ne vuole condividere il peso. Molto meglio trasformarlo in procedura apparentemente asettica, e ridurlo concettualmente all’assunzione, semplice e pulita, di una pillola. (Avvenire, 15 giugno 2006)

Per una volta è stato necessario il fotofinish: la quinta tappa del grande concorso “Un uomo, un perché”, dedicata a Giuliano Ferrara, è stata in bilico fino all’ultimo. Alla fine la frase che ha prevalso (per una manciata di voti) è stata la seguente:

«Perché la democrazia è opera di Dio, fatemelo dire provocatoriamente, cioè della presenza di un concetto di Dio nella storia.».

Ciò premesso, possiamo passare alla sesta puntata, che ha come ospite un personaggio a dir poco straordinario: si tratta di Eugenia Roccella, editorialista di Avvenire e portavoce del Family Day.
Scegliere la sua esternazione migliore, ne sono certo, non sarà facile: per questo vi lascio tutto il fine settimana, in modo che possiate pensarci come si deve e arrivare serenamente a una scelta consapevole.
Nient’altro. Come sempre, votate, votate, votate: perché questa, gente, è la democrazia.
Opera di Dio, naturalmente…

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Abolire le garanzie offerte dall’assistenza sanitaria pubblica, riportare l’aborto tra le mura domestiche, in una forma legale di clandestinità, lavarsene finalmente le mani, evitando qualunque intervento di prevenzione: è questo che davvero si vuole. (Avvenire, 31 ottobre 2007)
Aiutare un mambino a nascere: ecco il modo per applicare la 194. (Avvenire, 5 ottobre 2007)
Stiamo approdando a risultati di pulizia etnica che nemmeno la peggiore violenza razzista dei governi totalitari è mai riuscita ad ottenere. (Avvenire, 29 agosto 2007)
L’aborto non si può considerare un diritto, anche le femministe lo sanno e lo dicono. (Avvenire, 19 agosto 2007)
Non c’è bisogno di nessuna legge sul diritto a morire. (Avvenire, 25 luglio 2007)
Sospendere le terapie non vuol dire accettare la fine naturale della vita; può voler dire provocarla. (Avvenire, 12 giugno 2007)
Una donna che abortisce sa che quello che strappa via da sé è un figlio. Le fantasie tornano a galla, oppure vengono rimosse, ma abitano dentro di noi. (Avvenire, 1° giugno 2007)
Un omosessuale può essere una madre o un padre meraviglioso, può creare una comunità di affetti e una casa (in questo senso una famiglia), ma una coppia gay non può assumersi quei compiti di sussidiarietà che lo Stato affida a una famiglia. (Avvenire, 12 maggio 2007)
L’aumento delle unioni di fatto corrisponde regolarmente a un’alta percentuale di separazioni, a una crescita delle madri sole, all’eclissi o alla transitorietà della figura paterna, all’impoverimento femminile, a un calo delle opportunità per i figli, e talvolta, com’è stato messo in evidenza nel caso inglese, a un drammatico incremento della violenza e del disagio giovanile. (Avvenire, 20 marzo 2007)
Il corpo femminile si ribella alle pillole, cerca di vanificare la disciplina innaturale che gli imponiamo, fa emergere una voglia indicibile di essere madri che non sappiamo nemmeno di avere. (Avvenire, 18 febbraio 2007)
Da oggi, se qualcuno non interviene, un medico può decidere di praticare le intertruzioni di gravidanza in modo fantasioso e creativo, applicando una ricetta personale, un po’ come un grande chef. (Avvenire, 1° febbraio 2007)
Ritenere che sia necessaria un’ulteriore opzione, per promettersi fedeltà e aiuto, ma solo a tempo determinato e fino a un certo punto, equivarrebbe a considerare i cittadini come persone incapaci di assumersi le proprie responsabilità. (Avvenire, 10 gennaio 2007)
Non ci siamo riusciti. Non siamo riusciti a trattenere in vita Piergiorgio Welby. (Il Giornale, 22 dicembre 2006)

Cari amici,
la quarta tappa del nostro concorso giornalistico era dedicata all’inimitabile Antonio Socci. Anche in questo caso la frase vincente è risultata da un vero e proprio plebiscito; la riporto qui di seguito, riflettendo tra me e me sul fatto che si tratta effettivamente di un capolavoro di rara bellezza:

«E se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero – per esempio – né università, né ospedali. E nemmeno la musica».

Ciò detto, veniamo alla puntata di oggi. Come vi avevo preannunciato, con il procedere del concorso sarebbero entrati in campo i veri e propri big: siccome sono una personcina di parola, oggi vi invito a votare la bomba più dirompente di Giuliano Ferrara; con la speranza, come sempre, di mettervi in imbarazzo al momento di scegliere.
Nient’altro, se non il solito invito: votate, votate, votate.
E fatevi il segno della croce ogni volta che avete la tentazione di rileggerle tutte da capo.

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L’ipotesi illuminista di un radicale smantellamento dello spirito religioso in favore del positivismo scientista o di altri profetismi era fallita. (Il Foglio, 26 ottobre 2007)
Avanzare i diritti di Dio nella vita pubblica è un messaggio di gigantesco coraggio, da parte di Benedetto XVI. (Il Foglio, 10 ottobre 2007)
Come quelle del Signore, anche le vie della scristianizzazione radicale sono infinite. (Il Foglio, 16 giugno 2007)
Parlo invece di Monsignor Rino Fisichella, che è uscito pulito da un tuffo nella spazzatura perché è gagliardo e bravo. (Il Foglio, 2 giugno 2007)
Perché la democrazia è opera di Dio, fatemelo dire provocatoriamente, cioè della presenza di un concetto di Dio nella storia. (Il Foglio, 19 maggio 2007)
Noi siamo il paese delle libertà e della laicità cristiana. E’ anche il crocifisso che fa la guardia a queste libertà. (Panorama, 17 maggio 2007)
In realtà l’amore civile è un modello culturale prescrittivo, che vuole rubare la famiglia e l’antropologia cristiana e laica del matrimonio antico e moderno sotto il falso mantello dei diritti. (Il Foglio, 15 maggio 2007)
Questo papa impressiona e seduce molti intellettuali laici in Europa perché non è solo un uomo di Dio, non si limita a Possedere saldamente una fede testimoniata anche dalla mitezza d’acciaio del suo linguaggio pastorale, ma dimostra in sovrappiù una fiducia luminosa nella persuasione razionale. (Avvenire, 15 aprile 2007)
Famiglia e riproduzione sono ormai una variante a capriccio del caso e del caos che governa il mondo. (Panorama, 8 marzo 2007)
Il problema non è la legge, buona o cattiva che sia, ma la proibizione fatta alla Chiesa di cercare di fermarla o di cambiarla. (Panorama, 22 febbraio 2007)
Noi stiamo facendo di tutto per consumare come un cerino il senso stesso della famiglia. (Panorama, 25 gennaio 2007)
Insomma, se non posso uccidere per ragioni di principio io, illuminista a quaranta carati, dovrò pure interrogarmi con qualche coerenza etica e logica sull’aborto e sull’indifferenza verso le forme di vita embrionale che caratterizzano la cultura della libertà procreativa, e magari anche sull’eutanasia. O no? (Panorama, 11 gennaio 2007)
Ma il matrimonio omosessuale, nelle sue diverse forme e nei suoi diversi stadi, realizza anche di più: abroga un’idea di società e di giustizia che per alcuni valeva la pena o vale la pena di una difesa, per altri assolutamente no. (Panorama, 26 dicembre 2006)

Carissimi,
la terza puntata del grande concorso, quella dedicata a Marina Corradi, ha registrato un altro plebiscito; la (notevolissima) frase premiata, che entra di diritto nella finalissima dei magnifici otto, è stata la seguente:

«Tocca al Papa difendere i fondamenti della civiltà».

Detto questo, veniamo alla tappa di oggi, che ha come protagonista un vero e proprio pezzo da novanta: sto parlando di Antonio Socci, editorialista di Libero e strenuo difensore dei valori cristiani. Lascio a voi il compito (arduo, per la verità) di scegliere la sua affermazione più geniale: quindi (come sempre) votate, votate, votate.
E stasera, per l’amor di Dio, concedetevi una mezz’ora di cilicio.
Dopo aver partecipato ad una nefandezza come questo sondaggio, mi sembra il minimo.

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D’altra parte alla fine i crocifissi vincono sempre. (Libero, 25 ottobre 2007)
Cari laici, tutti gli atei finiscono in chiesa. (Libero, 6 settembre 2007)
E’ uno strano destino quello della Chiesa cattolica. Parla con rispetto e stima di tutti ed è ripagata spesso con asprezza. (Libero, 11 luglio 2007)
Nelle contestazioni all’ingerenza dei cattolici in politica c’è un atteggiamento tipico dei regimi. (Libero, 31 maggio 2007)
E’ dimostrabile che le cifre tanto sbandierate del cosiddetto aborto clandestino non erano vere e che in ogni caso le leggi non hanno cancellato il fenomeno. (Libero, 10 maggio 2007)
Si arriva addirittura a mettere in discussione il diritto di parola del Papa e dei vescovi, com’è avvenuto durante il referendum sulla Legge 40. (Libero, 3 maggio 2007)
Questo Papa è molto più laico di tanti laici. (Libero, 15 aprile 2007)
Sarà un’altra coincidenza, ma i Trattati di Roma che si sono appena celebrati e che segnarono l’atto di nascita dell’Europa unita furono firmati il 25 marzo 1957, festa dell’Annunciazione a Maria e dell’Incarnazione del Verbo divino. (Libero, 30 marzo 2007)
Difendo gli incoerenti del centrodestra, pur avendoli mazziati su altri aspetti della loro politica. La loro opposizione ai Dico, avendo alle spalle famiglie sfasciate, è più credibile non meno credibile. (Libero, 21 febbraio 2007)
Siamo una generazione che convive tranquillamente con la soppressione legale di milioni di bimbi nel seno delle madri. E anzi pretendiamo pure di rivendicare la cosa come conquista civile e qualificare l’aborto tra i diritti dell’uomo. (Libero, 13 gennaio 2007)
Welby, scudo umano per proteggere Prodi. (Libero, 28 dicembre 2006)
E se Gesù non fosse nato? Non ci sarebbero – per esempio – né università, né ospedali. E nemmeno la musica. (Libero, 24 dicembre 2006)
La laicità vera è entrata nella storia proprio col cristianesimo. (Libero, 12 dicembre 2006)

Cari amici,
la seconda tappa del Premio Giornalistico “Un uomo, un perché”, dedicato alla strana coppia Gnocchi-Palmaro, ha registrato un vero e proprio plebiscito in favore della seguente frase:

«La cosa più importante per un politico è la capacità di pensare e agire secondo categorie cristiane, anche senza esserlo.».

Non c’è che dire, stiamo mettendo insieme un bel campionario di amenità: roba da lasciar presagire, dopo le eliminatorie, una votazione finale pirotecnica.
Questo fine settimana, per la terza puntata del nostro concorso, vi lascio in compagnia di un vero e proprio pezzo da novanta: sto parlando dell’inimitabile Marina Corradi, incisiva ed appassionata editorialista di Avvenire. Anche in questo caso, ne sono certo, scegliere sarà un problema:
d’altra parte ve l’avevo detto, che stiamo parlando di fuoriclasse, no?
Stavolta avete tutto il fine settimana, per esprimervi: perciò votate, votate, votate.
E confessatevi, domenica.

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Certa educazione sessuale, che pretende di spiegare il corpo e ignorare tutto il resto del desiderio dell’uomo, è invece un povero libretto di istruzioni messo in mano ai ragazzi. (Avvenire, 11 ottobre 2007)
Se l’embrione ibernato è portatore di dignità umana tanto da essere adottabile, come pensare di poter creare altri orfani? (Avvenire, 20 settembre 2007)
Che però ci si chini sul ventre di una donna, e diagnosticando una malattia si pratichi l’aborto affermando di difendere il figlio, è una notevole manipolazione della realtà. (Avvenire, 29 agosto 2007)
Pacs o Dico paiono nascere anche in questa logica: minore impegno, e facilità di scioglimento. (Avvenire, 27 giugno 2007)
L’idea di alterare le cellule che originano un uomo non piace alla gente semplice. Che avverte istintivamente il sapore, in queste manipolazioni, di un limite trasgredito. (Avvenire, 18 maggio 2007)
E se il matrimonio è regolato giuridicamente, lo è per la sua funzione sociale orientata ad avere ed educare figli. (Avvenire, 17 maggio 2007)
Che un medico, per quanto fautore dell’eutanasia, possa decidere quando è l’ora di dare la morte al paziente, appare difficilmente credibile. (Avvenire, 25 aprile 2007)
Rifiutando l’irrilevanza culturale che le si voleva imporre, e la pretesa che le cose di Dio fossero solo in cielo, la Chiesa ha abitato il campo di battaglia della modernità. (Avvenire, 20 marzo 2007)
Il presunto difetto intravisto fra le ombre dell’ecografia è un dubbio insopportabile, nel tempo in cui il diritto alla salute è dato per scontato, e si comincia a parlare di una eugenetica buona. (Avvenire, 8 marzo 2007)
La ratifica del documento da parte di quegli stati che ancora non ammettono l’aborto potrebbe introdurre nelle loro legislazioni le premesse perché la facoltà di abortire sia concessa a disabili e portatori di malattie ereditarie, in una opzione preferenziale che odora pesantemente di eugenetica. (Avvenire, 2 febbraio 2007)
Sotto le apparenze democratiche, l’ideologia del gender è totalitaria. (Avvenire, 31 gennaio 2007)
Se, poi, a invocare l’eutanasia legale sono gli stessi che sostengono lo scarto degli embrioni difettosi, o l’utilizzo della vita nascente nella tentata terapia dei già nati, in una logica in fondo efficientistica, non si può evitare il dubbio che questa loro pietà sia una strumentalizzazione dei sentimenti comuni, ai fini di un mondo più efficiente. (Avvenire, 26 settembre 2006)
Tocca al Papa difendere i fondamenti della civiltà. (Avvenire, 19 settembre 2006)

Allora, gente, ho un po’ di cose da dirvi. Tanto per cominciare, il primo sondaggio del Premio Giornalistico “Un uomo, un perché”, quello dedicato all’ineffabile Davide Rondoni, si è concluso con la schiacciante vittoria del seguente brano:

«Mentre scrivo non ho ancora ovviamente i dati sull’ascolto del dibattito televisivo voluto da Michele Santoro intorno a un discusso filmato Bbc preti sui pedofili. Ma comunque vada, una cosa è certa: la Chiesa esce da questa faccenda a testa alta».

Ciò premesso, veniamo al sondaggio odierno (il secondo delle eliminatorie), che ha per oggetto le esternazioni di una coppia di giornalisti: Alessandro Gnocchi (saggista e scrittore) e Mario Palmaro (Docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma). La combinazione tra i due, che sono soliti scrivere insieme sulle colonne del Giornale, è davvero esplosiva: anche stavolta, insomma, avrete l’imbarazzo della scelta.
Perciò votate, votate, votate.
E ricordate: come in ogni gara che si rispetti, il bello deve ancora arrivare…

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Sotto il vello di pecora si nasconde il solito vizio della sinistra radical chic, che drena voti dai moderati per perseguire la trasformazione in senso nichilista della società. (Il Giornale, 6 ottobre 2007)
Dunque non è stato Bagnasco ad entrare in tackle scivolato sulla politica. Il Presidente della CEI, per continuare con il paragone calcistico, è stato fermo al centro della sua area ed è entrato pulito sul pallone. (Il Giornale, 18 settembre 2007)
Era ora di finirla con quei sacerdoti in jeans e chitarra che pensavano di essere più vicini ai loro fedeli e, invece, erano solo più lontani dal Cielo. (Il Giornale, 16 settembre 2007)
L’aborto è innanzitutto il prodotto di una cattiva cultura. (Il Giornale, 9 settembre 2007)
La cosa più importante per un politico è la capacità di pensare e agire secondo categorie cristiane, anche senza esserlo. (Il Giornale, 30 giugno 2007)
Il concepito d’uomo minacciato di aborto procurato sarebbe il destinatario perfetto delle preoccupazioni filantropiche di Amnesty, che preferisce stare dalla parte dei più forti quando in gioco c’è la vita di un essere umano innocente, ma invisibile. (Il Giornale, 21 giugno 2007)
Maschio e femmina sarebbero solo delle categorie culturali, che debbono essere superate dalla libera determinazione del singolo. Dai post-comunisti siamo approdati ai trans-comunisti. (Il Giornale, 9 giugno 2007)
I nostri nonni avevano magari dieci o quindici figli, ma non li avevano messi al mondo con il miraggio del tesoretto procuratogli dallo Stato. Li avevano messi al mondo per la certezza della loro fede. (Il Giornale, 27 maggio 2007)
Il matrimonio e la famiglia sono un bene oggettivo, patrimonio di tutti gli uomini, credenti e no. (Il Giornale, 15 maggio 2007)
Cominciò con il divorzio, invocato solo per i casi drammatici: e oggi siamo alla parificazione delle coppie omosessuali al matrimonio. (Il Giornale, 4 febbraio 2007)
Ma compulsare il catalogo online alla ricerca dell’ovulo migliore significa proprio questo: ridurre l’uomo a una cosa. (Il Giornale, 1° febbraio 2007)
Non esiste affatto un principio giuridico che riconosca agli uomini il diritto a qualsiasi cosa desiderata. C’è sempre un giudizio sulla accettabilità, sulla bontà del contenuto della richiesta: e questo è, a ben guardare, il nodo da sciogliere quando si parla di eutanasia. (Il Giornale, 19 dicembre 2006)
Povero uomo occidentale, che buttando dalla finestra dei grandi magazzini le statuette del presepe si illude magari di essere veramente civile e tollerante. (Il Giornale, 30 novembre 2006)

Vi comunico che ho deciso di istituire un grande concorso, avente lo scopo di premiare il più geniale tra i giornalisti che sono stati citati su questo blog.
I concorrenti che ho scelto, ve lo annuncio sin d’ora, sono otto: altrettanti, quindi, saranno i sondaggi che vi sottoporrò; una volta scelta, per ciascuno di loro, l’esternazione più efficace, procederemo ad una votazione finale, grazie alla quale potremo assegnare una specie di Premio Pulitzer tutto nostro, intitolato per l’appunto “Un uomo, un perché”.
Come immaginerete, non potevo non iniziare con Davide Rondoni, l’editorialista di Avvenire che negli ultimi tempi ci ha regalato moltissime soddisfazioni.
Allora, gente, siamo pronti a partire?
Votate, votate, votate.
E non pentitevi, date retta. Non ne vale la pena.

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E dunque di fronte alla vita difficile di Eluana, e a quella eroica dei suoi, dico: date a noi un po’ di quel peso. Datelo a me. (Avvenire, 19 ottobre 2007)
Dire embrione e dire figlio è la medesima cosa, giocare con le parole non è consentito. (Avvenire, 20 settembre 2007)
Aprire un contenzioso fiscale con la Chiesa è un tentativo anacronistico e violento di leggere la storia. (Avvenire, 20 agosto 2007)
Artisti che hanno il coraggio di prendersela solo con chi non può fare nulla contro di loro: la Madonna non nomina i direttori di Biennali o le commissioni ministeriali. (Avvenire, 21 giugno 2006)
Mentre scrivo non ho ancora ovviamente i dati sull’ascolto del dibattito televisivo voluto da Michele Santoro intorno a un discusso filmato Bbc preti sui pedofili. Ma comunque vada, una cosa è certa: la Chiesa esce da questa faccenda a testa alta. (Avvenire, 1° giugno 2007)
Chi infatti, se non la Chiesa, in questi anni ha preso così seriamente a cuore la faccenda della sessualità umana? (Avvenire, 22 maggio 2007)
Nel caso di Welby, dinanzi a una manifestata e ripetuta presa di posizione contraria alla fede sul valore della vita come dono di Dio indisponibile a noi mortali, la Chiesa rispettando la libertà di quell’uomo e avendo a cuore la fede e libertà di tanti in condizioni simili, si assunse una responsabilità dolorosa e coerente. (Avvenire, 5 maggio 2007)
Che strana rabbiosa serenità porta a dire che l’affermazione che due cose sono diverse coincida con una discriminazione? Dire che una susina è differente da una pera significa riconoscere la realtà. (Avvenire, 7 aprile 2007)
Uno dei problemi attuali è che pochi fanno fino in fondo il proprio mestiere. Beh, il Papa lo fa. (Avvenire, 14 marzo 2007)
Come mai tutta questa attenzione a un tema politicamente e socialmente poco rilevante, in termini di numeri attuali, come i pacs? (Avvenire, 1° febbraio 2007)
Come può pensare un qualsiasi autentico uomo di cultura che sia lecito presentare il crocifisso, figura e segno protagonista nell’arte e nella devozione secolare di popoli di tutto il mondo, come un “oggetto” su cui riferire solo il breve scampolo di recenti polemiche? (Avvenire, 7 gennaio 2007)
Per l’anima di Welby, come per quella di chiunque, ci si affida alla misericordia di Dio e la si invoca. (Avvenire, 27 dicembre 2006)
Dio c’entra con la vita pubblica. (Avvenire, 10 novembre 2006)