Crediti esofagei

June 14, 2007

Il Giornale dà conto della recente pronuncia del Consiglio di Stato, secondo la quale, in occasione dei prossimi esami di maturità, l’insegnamento della religione cattolica dovrà essere valutato nell’attribuzione del credito scolastico :

«L’ora di religione cattolica resta quindi facoltativa, ma risulterà decisiva nell’attribuzione del voto finale degli esami di Stato che circa 450mila studenti, giunti all’ultimo anno delle scuole superiori, sosterranno a partire dal 20 giugno. Il provvedimento di Palazzo Spada stabilisce che “fin da subito” i docenti di religione partecipino “a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento”».

Dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, com’era prevedibile, si registra il tripudio degli ambienti clericali; sul sito Cultura Cattolica, ad esempio, è possibile leggere quanto segue:

«Ma valore culturale del cattolicesimo non significa insegnamento dimezzato o di un generico cattolicesimo che non conosca i suoi aspetti caratteristici e individualizzanti, ma conoscenza precisa nella sua interezza, che comprende fonti, contenuti della fede, aspetti di vita, espressioni di culto e quant’altro è necessario per apprenderlo. E il tutto orientato alle finalità scolastiche che sono di conoscenze di quella specifica cultura italiana, e oggi dovremmo dire europea ed occidentale, che non è possibile spiegare e conoscere in tutte le sue forme (letteratura, arte, musica …) senza il cattolicesimo».

Non posso farci niente, se tendo a ricordare quello che leggo; l’unica misura che posso adottare è costituita da un paio di pastiglie di Maalox, allorché tali reminiscenze siano tali, come nel caso di specie, da provocarmi improvvisi ed intensi bruciori lungo tutta la linea gastroesofagea. A fornirmi l’occasione di ingoiarle, stavolta, è un articolo apparso sul sito Asianews appena quattro mesi fa:

«Eliminare l’obbligo degli studi islamici nelle scuole, stanziare maggiori fondi per l’Istruzione, prestare più attenzione al corpo docente e maggiore considerazione alle proposte delle minoranze. Sono alcune delle richieste che la Chiesa pakistana ha presentato al ministro per l’Educazione, Javed Ashraf Qazi, impegnato nella riforma nazionale dei curricula scolastici, tesa ad eliminare ogni pregiudizio contro le comunità non-islamiche in tutta la nazione.
(…)
Per prima cosa la Chiesa invita a “rimuovere dall’insegnamento qualsiasi pregiudizio o condanna basati su religione, sesso o etnia”. A riguardo – continua la lettera – “gli studi islamici in arabo, come materia obbligatoria e la scelta dell’‘etica’, come alternativa per i non musulmani isola e aumenta la discriminazione delle minoranze”. Per questo i vertici della Chiesa pakistana suggeriscono che gli studi religiosi siano impartiti solo al College o all’Università, ma solo come corsi facoltativi, in cui tutte le religioni sono trattate con lo stesso rispetto”. I nuovi curriculum, che si auspicano uniformi su scala nazionale, “dovranno fondarsi su valori umani universali, lasciando la responsabilità dell’educazione religiosa alle famiglie e alle istituzioni delle singole comunità”, aggiunge la lettera».

Non c’è che dire: soffrire di buona memoria, in questo paese, è un fattore di rischio.
Il mio farmacista, sentitamente, ringrazia.

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