Pusher terapeutico

April 24, 2008

Consentitemi un paio di parole, tutt’altro che scherzose, sulla sentenza di stamattina, con cui la Cassazione ha stabilito che coltivare la cannabis in casa è sempre reato.
Non starò qua a ripetere che a mio parere il consumo di droghe leggere andrebbe legalizzato, né a rilevare che la pronuncia costituisce, in buona sostanza, la condanna di uno stile di vita inoffensivo nei confronti di se stessi e degli altri (il che, sia detto per inciso, in uno stato di diritto dovrebbe essere inammissibile); sono cose già dette, sulle quali, vista l’aria che tira, dovremo combattere ancora un bel po’ prima di cavare un ragno dal buco.
Ma c’è di più.
Non so se siete al corrente del fatto che i dolorosissimi sintomi di alcune gravi malattie (AIDS in testa) possono essere ridotti attraverso l’utilizzo di farmaci (peraltro assai costosi) sintetizzati dalla cannabis; e che tale riduzione diventerebbe decisamente più rilevante se coloro che soffrono di quelle malattie potessero utilizzare la cannabis naturale.
Sta di fatto che la sentenza della Cassazione, impedendo la coltivazione domestica, pone quei malati e i loro familiari davanti a una scelta tutt’altro che semplice: o rinunciare agli effetti benefici della cannabis, oppure procurarsela rivolgendosi al mercato nero della droga.
Il tutto, presumibilmente, con buona pace dei vicini di casa, che non saranno più costretti a vedere quelle fastidiose piantine nei vasi del balcone di fronte, e potranno quindi astenersi dalla faticosa operazione di recarsi dai carabinieri a sporgere denuncia.
Commentate voi, ché io ho i conati.
E manco una canna per farmeli passare.

Per gli amanti del genere, qua la versione ufficiale.

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