Rewind

July 18, 2008

Incollo qua sotto uno stralcio dell’articolo con il quale Luca Volontè, lo scorso 30 maggio, commentò la vicenda del piccolo Davide Marasco; il corsivo, lo ricordo, era intitolato “L’incredibile cinismo di quei genitori di Foggia“.
Davide è morto la scorsa notte, in un reparto di rianimazione, dopo un’accuratissima e dolorosa tortura; la medicina attuale, attraverso le pronunce unanimi di molti suoi esponenti, non gli accordava alcuna speranza di sopravvivenza superiore a qualche mese: cionondimeno, Volontè trovò il modo (o la faccia, fate voi) di scrivere quello che state per leggere.
Credo che non ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Se tutto andrà bene, sino all’età di dieci anni, Davide dovrà sottoporsi a
dialisi e poi sarà trapiantato e starà benone. I genitori vogliono consegnarlo invece alla morte, interrompere le cure e lasciarlo morire… lui che vuol vivere. Con loro, oltre ai radicali, il solito suono stridulo dei compassionevoli sacerdoti della “perfezione”, del bambino pubblicitario, settebellezze e successi. Non sarebbe giusto curarlo per dieci anni per poi guarirlo, meglio accopparlo subito così si spende meno, si ha un impiccio in meno e poi si consente la vita più agiata agli “adatti”. Cartagine sacrificava i fanciulli al demone per aggraziarselo, in Italia si sacrificano i neonati al “dio” consumistico della perfezione. Strano solo che nessuno si chieda che i sacerdoti di tale criterio, siano essistessi imperfetti e, aggiungo, con molte rotelle fuori posto. Davide vivrà, lo ha deciso il tribunale e il medico se ne prenderà cura, sempreché i genitori non montino una campagna per il funerale del proprio figlio.

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Ormai conoscete la storia: a Bari una madre e un padre, privati della loro potestà genitoriale da un Tribunale, sono costretti ad assistere impotenti all’agonia del figlio, che viene torturato con terapie invasive e dolorose senza avere alcuna possibilità di guarigione.
Non pare anche a voi che si debba essere incredibilmente cinici, per arrivare ad accusarli di incredibile cinismo?

Abrogazione assistita

March 3, 2008

Da Alice notizie:

In presenza di segni di vitalità, il feto venuto alla luce va sempre rianimato, anche col no dei genitori. Lo dice il Comitato Nazionale di Bioetica.

Dal programma elettorale della lista Pro-Life di Giuliano Ferrara:

I nostri candidati si impegnano a promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo.

Marina Corradi su Avvenire:

Scopriranno con un sussulto di aspettare un figlio che non vogliono, e si rincuoreranno: beh, c’è la pillola, ora. Una pillola semplice, e nessun complicato pensiero. (…) Quello che però torna tagliente come una lama di coltello il giorno in cui stringi felice fra le braccia un figlio (in un pensiero lacerante: il figlio che non è nato, era come lui). Quello che rode dolorosamente se poi nessun figlio, quando lo vuoi, arriva, e tu continui per sempre a ricordarti di ‘lui’.

Mi sembra che non ci siano più dubbi. Il disegno è chiarissimo, l’operazione culturale fin troppo scoperta: prendi le donne che abortiscono e poi lavoratele, con pazienza e cinismo, facendo tutto quello che è possibile fare per accentuare il suo senso di colpa e portarlo ben oltre il limite che è umanamente possibile sostenere.
Mostrati accogliente, ma fai in modo che quel feto debba essere rianimato o seppellito, così che resti al suo posto, nei panni di un individuo drammaticamente disabile o di una piccola croce bianca, a ricordare il peccato commesso; non smettere di sorridere, ma ricorda con un sospiro i laceranti rimorsi da cui quelle donne dovranno difendersi; dichiarati solidale, ma lasciati scappare due o tre parole sulla possibilità che dopo aver abortito non riescano più ad avere figli, nemmeno se lo vorranno.
Dicono che non la vogliono toccare, la 194: e io, che fino a qualche giorno fa scuotevo la testa scettico, adesso ci credo davvero.
Non la vogliono toccare (e io ci credo) perché non avranno alcun bisogno di farlo: di questo passo (è un passo veloce, badate) saranno proprio loro, le donne, a implorare di abrogare quella legge, in modo da poter tornare ad abortire dalle mammane, proprio come quarant’anni fa.
E, finalmente, non dover più sopportare questo stillicidio.

La Sindrome di Ferrara

February 14, 2008

Da Wikipedia:

Gli individui affetti da sindrome Klinefelter sono maschi (perché con almeno un Y, che porta il gene per la determinazione del sesso maschile) aneuploidi, cioè con un assetto di cromosomi alterato. Il quadro clinico è caratterizzato da: insufficiente virilizzazione, testicoli piccoli, sterilità, azoospermia, elevata statura, aumento delle gonadotropine plasmatiche. Una minoranza dei soggetti affetti dalla sindrome di Klineferter presenta un ritardo mentale, molti invece hanno difficoltà verbali. I bambini imparano spesso a parlare molto più tardi rispetto ai coetanei e possono avere difficoltà ad imparare a leggere ed a scrivere. I soggetti affetti hanno testicoli piccoli, disturbi della personalità fino al ridotto q.i., ginecomastia (mammelle simil-femminili) pene piccolo, alterazioni ossee, prolasso della valvola mitralica 55%, diabete franco 10%, incidenza del carcinoma della mammella 20 volte superiore al normale, leucemie gravi, disturbi psicologici legati alla loro condizione legata all’abitus enucoide.

Qualche giorno fa, a Napoli, una donna ha effettuato un’interruzione di gravidanza perché il feto era affetto, appunto, dalla Sindrome di Klineferter: il caso è finito sulle prime pagine di tutti i giornali, non già per l’intervento in sé (del resto perfettamente in linea con quanto disposto dalla Legge 194), ma piuttosto per l’irruzione nell’ospedale da parte della polizia, che ha sequestrato il materiale abortivo al fine di accertare la sussistenza di un presunto (quanto fantasioso) reato di “feticidio”.
Ebbene, questa mattina il buon Giuliano Ferrara, intervistato da Maurizio Belpietro, ha avuto modo di ironizzare sulla vicenda, affermando che si recherà quanto prima ad effettuare le analisi per accertare se non sia possibile che soffra egli stesso (fornito, a suo dire, di testicoli piccoli e mammelle grandi) della medesima patologia; con ciò volendo significare, evidentemente, di ritenere la decisione della donna di Napoli inopportuna (e quindi arbitrariamente omicida), giacché coloro che sono affetti dalla sindrome in questione possono evidentemente condurre una vita del tutto normale; cosa della quale lo stesso Ferrara costituirebbe, nel caso di specie, la prova vivente.
Ora, già altri blogger hanno messo in risalto il cattivo gusto di questa esternazione, in modo più preciso e perentorio di quanto potrei fare io; eviterò, quindi, di ribadire il mio sdegno per la volgarità di una simile provocazione, così come mi asterrò, per non contribuire alla becera banalizzazione di una notizia tanto drammatica, dal dispensare (facili) battute sulle altri sindromi dalle quali Giuliano Ferrara potrebbe scoprirsi afflitto una volta ricevuto il risultato delle analisi.
Diciamo, invece, che provo accettare la provocazione; e, accettandola, mi dichiaro disposto ad ammettere (per amor di discussione, ché i testi medici affermano chiaramente il contrario) che la Sindrome di Klinefelter non rechi altri effetti negativi sulla salute di un feto, se non quello di renderlo simile, in tutto e per tutto, al promotore della moratoria sugli embrioni, facendolo quindi capace, una volta venuto alla luce e cresciuto, di concepire un’infamia del genere.
Ditemi la verità: non basterebbe?