Badate bene a quel che dite

February 27, 2008

Mi interrogo spesso sulla preghiera e su quanto questa, col suo formulario antico e preciso, possa dirci sugli esseri a cui la rivolgiamo, se, lontani da ogni turbamento emotivo e nel pieno delle nostre facoltà razionali, ascoltiamo parola per parola quello che ci fu detto di dire.

Il bambino che si prepara a frequentare il primo anno della scuola elementare, inizia a fare i conti con le prime forme di apprendimento, es: lettura di un testo, memorizzazione, elaborazione delle nozioni apprese, ricostruzione delle stesse. In questo processo il bambino inizierà a sperimentare le proprie capacità cognitive e metacognitive fino ad arrivare, col tempo, a rielaborare le nozione apprese, a decontestualizzarle, applicandole ad ambiti diversi da quelli scolastici. Nel caso della preghiera, invece, tutto ciò non sussiste. Questa ti viene presentata come un ipse dixit (ma ipse chi?) che prescinde dal ragionamento e da interpretazioni personali. Nient’altro è che una sequenza di formule da memorizzare, una sequenza vuota se alla cantilena non accompagni una certa passionalità emotiva che ti porta a credere o a sperare che la sola recitazione possa quantomeno renderti meritevole di ciò di cui hai bisogno. E così ti ritrovi, adulto, a riuscire a recitare a memoria un intero rosario pensando ad altro senza sbagliare neanche una parola. E qui casca l’asino. Questa recitazione passiva, frutto di un apprendimento altrettanto passivo, ci spinge a dire qualunque cosa si crede dovremmo dire per essere degni abitanti di queste terre.
Sorvoliamo su Ave Maria e Padre Nostro, omaggi reverendissimi a Maria e al nostro Padre e soffermiamoci sull’ Atto di Dolore e l’Atto di Fede.


L’ Atto di Dolore, espressione di pentimento ed ammissione dei propri peccati recita così: “Atto di dolore, mio Dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi.”. Castighi è la parola chiave. Questa sola parola porta con se due grandi verità che noi, a nostra insaputa, confermiamo ogni qual volta ci doliamo dei nostri peccati.
A) Dio è vendicativo. Il chè mi va a cozzare con l’idea del Dio misericordioso. Non c’è perdono per te, peccatore. Eppure sul finale la preghiera accenna proprio alla divin misericordia: “Signore, Misericordia, perdonami”. Mhm.
B) Se si è detta una bugia, se si è nominato il nome di Dio invano, se ci si è dimenticati di santificare le feste, ammettiamo di essere meritevoli del castigo al pari di chi ha rubato, ucciso, o peggio ancora, fornicato!


L’Atto di Fede, dichiarazione di fede e d’amore, recita così: “Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo tutto quello tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere”.
Tentativo un po’ goffo da parte dell’umana Chiesa di assicurarsi una fedeltà cieca e sorda, ottusa, acritica, che noi, nel dichiararci fedeli a Dio, le assicuriamo ..con tutte le amare conseguenze che una tal total fedeltà comporta.


Il post è finito,
andate in pace.

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