Per il fine settimana vi invito a fare un piccolo esercizio: leggete, se non l’avete già fatto, l’articolo del Corriere nel quale Monica Ricci Sargentini parla dei centomila figli di coppie omosessuali che vivono in Italia; dopodiché, se avete altri cinque minuti liberi, fate un salto su Cultura Cattolica e sciroppatevi il commento a quell’articolo ad opera di Fabio Cavallari.
Qualcuno, se ne ha il tempo e la voglia, mi spieghi in parole semplici in quale punto dell’articolo della Ricci Sargentini viene affermato, come Cavallari sembra sostenere, che le istanze degli omosessuali costituirebbero un attacco alla cosiddetta “famiglia naturale” e alle politiche di sostegno che lo Stato dovrebbe destinarle.
L’invito, naturalmente, è retorico, poiché nell’articolo viene semplicemente sottolineato che alcune persone chiedono di vedersi riconosciuti diritti per sé, senza mettere minimamente in discussione quelli legittimamente attribuiti ad altri.
L’esercizio, tuttavia, è ugualmente meritevole di attenzione, specialmente nella misura in cui si riesca a farlo andare al di là del semplice caso di specie; l’argomentazione secondo la quale gli omosessuali sarebbero un branco di guastatori col coltello tra i denti, determinati a fare di tutto per distruggere la famiglia tradizionale ed impedire che le vengano concesse delle agevolazioni, è infatti un vero e proprio cavallo di battaglia del fronte clericale.
Il punto è, tanto per essere chiari, che si tratta di un’asserzione completamente falsa.
Il meccanismo, fateci caso, è di stampo marcatamente pubblicitario: si propone un’affermazione senza fornire alcuna argomentazione logica a suo sostegno, e la si ripete all’infinito per farla entrare nelle zucche della gente come se fosse un dato acquisito.
Qualche anno fa era in gran voga uno spot televisivo nel quale una ragazza, sostenendo di non volersi ridurre “tutta ciccia e brufoli“, addentava sorridendo una barretta di cioccolato: col che lasciando intendere che tale barretta, pur essendo tanto buona da soddisfare appieno la sua golosità, non fosse affatto calorica.
La barretta in questione, che tutti conoscerete, si chiama Kinder Bueno, e dalla lettura dei suoi ingredienti (zucchero, burro, pasta di cacao, burro di cacao, nocciole etc.) è chiaramente desumibile che si tratta di un prodotto tutt’altro che dietetico: eppure nell’immaginario delle persone quella barretta viene tuttora considerata il meno calorico tra gli snack al cioccolato; non certo, evidentemente, perché la cosa abbia un fondamento logico di qualche genere, ma semplicemente perché una tipa in jeans e maglietta attillata l’ha ripetuto centinaia di volte tra il TG e il film delle nove.
Ebbene, amici miei, a questo si riduce il livello del dibattito sui diritti degli omosessuali che costoro sono in grado di offrirci: un assortimento di slogan privi di qualsiasi logica ripetuti fino alla nausea, e così facendo ficcati per forza nella testa di chi è troppo distratto per prendersi la briga di verificarli.
“Mi vuoi tutta ciccia e brufoli?”, chiede la ragazza della pubblicità, con un sorriso a centoventi denti e i riccioli che spuntano fuori dal casco; a me verrebbe da rispondere che tutto sommato non mi importa della ciccia, né dei brufoli, né della cioccolata, né di quello che che si intravede sotto la sua magliettina leggera.
Mi basterebbe, una volta ogni tanto, poter leggere qualche fregnaccia in meno.

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Ad libitum

May 11, 2007

Bighellonando per la rete nella pausa pranzo, mi imbatto in una pagina web in cui ci si occupa di pubblicità:

«Ecco i venti passi che un utente percorre per diventare un cliente grazie alla pubblicità:

  1. La prima volta che una persona vede una pubblicità non la vede.

  2. La seconda volta, non la nota.

  3. La terza volta, si accorge della sua esistenza.

  4. La quarta volta, si ricorda solo di averla già vista prima.

  5. La quinta volta, la legge.

  6. La sesta volta, punta il naso all’insù verso di essa.

  7. La settima volta, la legge e dice “O signore!”

  8. L’ottava volta, dice: “Ecco ancora quella confusa cosa!”

  9. La nona volta, si domanda che cosa sia.

  10. La decima volta, chiede al suo vicino se ha provato il prodotto pubblicizzato.

  11. L’undicesima volta, si chiede quanto possa costare.

  12. La dodicesima volta, pensa che potrebbe essere una cosa interessante.

  13. La tredicesima volta, pensa che forse potrebbe valere qualcosa.

  14. La quattordicesima volta, si ricorda di aver sempre voluto una cosa del genere.

  15. La quindicesima volta, è tormentato perchè non è in grado di acquistarlo.

  16. La sedicesima volta, pensa che un giorno o l’altro lo comprerà.

  17. La diciassettesima volta, scrive un appunto per ricordarsi di comprarlo.

  18. La diciottesima volta, impreca contro la sua povertà.

  19. La diciannovesima volta, conta i suoi soldi con attenzione.

  20. La ventesima volta che vede quella pubblicità, la persona compra ciò che viene offerto.

La progressione descritta è stata stilata da Thomas Smith nel 1885 a Londra. A quel tempo in cui Internet non esisteva ed il marketing era basato sopratutto sul passa parola, la natura umana si era già rivelata a Thomas Smith facendogli descrivere i passi che spingono una persona ad acquistare un prodotto dopo averlo visto e rivisto in una pubblicità. Al giorno d’oggi a seconda dell’audience, del prodotto pubblicizzato, della pubblicità e di altri fattori il numero di impressioni necessarie a portare il consumatore all’acquisto può variare sensibilmente sia in positivo che in negativo, resta comunque valido un concetto fondamentale: la ripetizione è una delle chiavi del successo di una campagna pubblicitaria».

Dopo appena cinque minuti, mentre qualcuno mi porta su un caffè, trovo su Zenit il testo della nota con la quale i vescovi brasiliani hanno espresso le loro preoccupazioni per la situazione politica del paese:

«La svalutazione della dignità umana e la mancanza di criteri evangelici ed etici sono alla base della banalizzazione della vita, che porta alla violenza crescente nel nostro Paese. Torniamo a condannare tutti i tentativi di legalizzazione dell’aborto e di manipolazione di embrioni umani a scopo terapeutico. E’ necessario difendere la vita dal concepimento alla fine naturale».

Google mi conferma che le ripetizioni, in questo caso, sono decisamente più di venti: anche in questo caso gli utenti, immancabilmente, comprano.