Giovanilismo clericale

June 4, 2007

Carlo Valerio Bellieni, Dirigente del Dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario “Le Scotte” di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita, ci delizia su Zenit con la sua teoria sul desiderio di “eterna giovinezza” e le sue nefaste conseguenze sui destini della collettività.

Insomma: si è preso ad ideale della vita l’infanzia, con il suo egocentrismo, insicurezza e capricciosità; si è chiamata giovinezza, dilatandone i confini temporali fino ad oltre i 50 anni; e si è asserito che il resto della vita non conta.
(…)
Si spiegano così alcuni dei più gravi disastri sociali degli ultimi decenni: ad esempio il prolungarsi dell’età alla quale il giovane si allontana dal nucleo familiare, il procrastinarsi dell’età del matrimonio e del primo figlio, con conseguenze che ben possiamo immaginare: pochi figli e rischi per la gravidanza dovuti all’età materna avanzata.

«Ehi, Carlo, come stai? Sei poi andato a vivere da solo?»
«Macché. Sto cercando un appartamento, ma sai com’è, qua a Roma ci vogliono almeno ottocento euro al mese per un monolocale, e io ne guadagno appena milleddue…»
«Ecco, lo vedi allora che hanno ragione quelli di Zenit? Sei proprio un immaturo…»

Ma questa lettura spiega anche la reazione di fuga da ogni avvenimento che implichi una qualche accettazione dell’imprevisto e di conseguenza una responsabilità… che magari rischi di incrinare questo stato di “giovanilità perenne”. Rientrano in quest’ottica la facilità con cui si ricorre all’aborto,…

«Che facciamo stasera, amore? Una birra a Ponte Milvio, un rave party o una canna con gli amici sotto casa?»
«Mah, non so, tesoro, oggi vorrei sentirmi giovane, ma giovane davvero: quasi quasi, sai che facciamo? Vado a abortire (non te l’avevo detto, che sono incinta?), tu mi porti in ospedale qualche Mars e poi, quando mi dimettono, facciamo un giro in due sul Ciao».

…il moltiplicarsi degli esami prenatali nel tentativo di eliminare tutti i “figli imperfetti”.

«Sai, amore, ieri stavo leggendo delle cose agghiaccianti sulla Spina Bifida, sulla Fibrosi Cistica, sulla Sindrome di Turner…»
«…non parlarmene, poi chi glielo dice agli amici del muretto che abbiamo un figlio disabile? Va a finire che non ci chiamano più per andare in discoteca! No no, io ho deciso, domani faccio l’amniocentesi!»

Ma anche il ricorso sempre più diffuso agli stupefacenti è leggibile in quest’ottica, così come il nascere di spinte sempre maggiori verso la “libertà di morte”, cioè l’eutanasia: se essere vecchio significa essere non-giovane, è in fondo una forma di non-essere.

Capito, gente? Nuvoli mica chiede di morire perché soffre come un cane: è solo che gli girano i coglioni perché, immobilizzato com’è, non gli riesce più di fare il gioco della bottiglia alle feste dei suoi compagni di classe.

Così come non-essere sarà la vita prenatale, e quella infantile, bersagli sempre di maggiori abusi e cattiva considerazione, fino a negare ai neonati e ai bambini lo status di persona: un altro non-essere.

«E con tuo figlio, quello piccolo, come va?»
«Mah, mica tanto bene: l’altra sera gli ho proposto di andare insieme in un disco-pub e lui si è rifiutato, allora ho acceso la TV per vedere Top of the Pops e lui si annoiava… manco una chat su internet ha voluto fare, e allora, cosa vuoi, mi è toccato violentarlo…»

Cosa dire infine dell’antinomia tra questa versione del termine “giovinezza” e la disabilità? L’handicap è non-giovane (implica responsabilità e fatica), dunque è un non-essere, e deve essere censurato o fatto scomparire.

«Sei poi riuscito a iscrivere a scuola tuo figlio?»
«Eh, sai, è difficile…»
«Be’, capisco, con la Sindrome di Down…»
«Ho provato anche dai preti, sai quella scuola privata dietro casa mia?»
«Sì, e che ti hanno detto?»
«Be’, l’avrebbero pure preso, ma sai, hanno detto che potrebbe rallentare gli altri ragazzi, oppure impressionarli, insomma si sono rifiutati.»
«Ma questa è una discriminazione bella e buona!»
«Mmm, non lo so. Il fatto è che il preside, hai presente quel frate con la barba bianca?»
«Sì, embe’?»
«Ecco, è nervoso perché vive un momento un po’ difficile: sai com’è, gli hanno sequestrato il motorino perché andava in giro senza casco, e allora i genitori, per punizione, gli hanno ridotto la paghetta…»

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Eugenetica confessionale

March 20, 2007

Marina Corradi su Avvenire di oggi:

«Ma se, a fronte della pressione secolarizzatrice che cerca di relegare il cristianesimo in un retrivo oscurantismo, gli italiani continuano a desiderare che i figli siano cattolici, forse è proprio grazie a una Chiesa che non è rimasta in una spirituale altitudine, ma è entrata tra le strade, dentro le case: dichiarandosi, netta».

Non sono certo di aver capito.

Se i genitori desiderano un figlio sano ci si straccia le vesti agitando il fantasma dell’eugenetica; se invece lo desiderano cattolico si è in presenza un’aspirazione legittima, per la quale congratularsi con la capillare opera di apostolato posta in essere dalla Chiesa.

Mi piacerebbe che domani mattina un giovane ricercatore scoprisse il gene responsabile della fede in Dio: tanto per verificare la nuova posizione del Vaticano sulla diagnosi prenatale.