Lucetta Scaraffia chiarisce il suo pensiero (sic) sulla morte cerebrale in un’intervista al Giornale:

C’è un dibattito aperto, libri che ne parlano. Ci sono stati due casi di donne, per le quali era stato dato il permesso di espiantare gli organi e, poi, si è scoperto che aspettavano un figlio; una ha avuto un aborto spontaneo, l’altra ha partorito. Se una rimane incinta vuol dire che non è proprio così cadavere.

A parte il fatto che, com’è stato giustamente segnalato, una donna che rimane incinta è un conto, mentre un insieme di organi che vengono artificialmente mantenuti vitali allo scopo di lasciar sviluppare un feto concepito in un momento antecedente è tutto un altro paio di maniche; che, com’è stato altresì rilevato, il maschilismo dilagande nel mondo cattolico si spinge fino al punto di ritenere che per stabilire se una donna sia viva o morta risulti dirimente la circostanza che il suo corpo sia nelle condizioni di svolgere efficacemente il ruolo di scatola; e che, com’è stato infine sottolineato, il concetto di persona, a volerne parlare seriamente, implicherebbe qualche considerazione di maggiore spessore; a parte queste riflessioni, dicevo, il sillogismo ha tutta l’aria di non avere alcun fondamento scientifico, e di non essere che uno dei tanti giochi di parole che ci capita di concepire quando l’ozio ci assale e non sappiamo che cazzo fare (il colmo per un idraulico? avere un figlio che non capisce un tubo, o giù di lì). Una cosa morta, parrebbe di capire, non può portare a termine lo sviluppo di una cosa viva: se tanto mi dà tanto, dobbiamo aspettarci da un momento all’altro la nascita un movimento per la tutela dei diritti umani delle incubatrici.

Ci sono questioni che spettano agli scienziati, ma sulle quali anche i profani possono riflettere.

Ecco, la chiave è proprio il verbo “riflettere”, che secondo il Garzanti online significa letteralmente “applicarsi con la mente, considerare con attenzione, ponderare”; certamente non “aprire bocca e dare fiato”.

La definizione di morte cerebrale non è un dogma. I cattolici pensano, hanno idee.

Non vorrei fare la parte del cinico, ma se tutte le idee fossero come questa quasi quasi sarebbero meglio i dogmi.

Per fortuna le donne laiche iniziano ad avere voce nella chiesa: è un segnale importante.

Importantissimo, direi: se si dovesse giudicare da questo episodio, si direbbe che le donne vengano mandate avanti a fare qualche figuraccia lanciando sassi nello stagno, in modo da consentire alla Chiesa di esaminare con tutta calma l’effetto che fa e riservarsi, se del caso, di scaricarle.

I sostenitori del rapporto di Harvard possono esporre le loro ragioni, ma di queste cose si deve parlare.

Sono decisamente confortato. La Scaraffia, che è una storica, si pronuncia con argomentazioni da bar dello sport contro il rapporto di Harvard, ma accorda magnanimamente ai suoi sostenitori, che sono degli scienziati, il permesso di esporre le loro ragioni (cosa che peraltro, evidentemente, è stata già ampiamente fatta, se la parola “rapporto” ha un significato). Che generosità, eh?

Le minoranze possono cambiare il modo di pensare. La scienza non è democratica.

Su questo, debbo ammetterlo, sono d’accordo. D’altronde, dev’essere la stessa considerazione che avranno svolto gli scienziati leggendo questa intervista.
Dopo aver smesso di ridere, s’intende.

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