Essere o sentirsi?

February 11, 2007

Mario Gabriele Giordano torna ad affrontare, sulle pagine dell’Osservatore Romano, il tema dell’omosessualità nelle fiction RAI: «A ben considerare, però, di fronte all’intera vicenda, più che di lungimiranza, bisogna parlare di coerenza, di quella coerenza, naturalmente, spicciola e lucrosa che è propria della Rai da quando, entrata in concorrenza con le emittenti private, si è piegata alle tiranniche esigenze dell’audience e che consiste nella passiva subordinazione agli umori, alle mode, ai gusti anche deteriori di momento in momento maggiormente diffusi nelle più larghe zone del pubblico».
L’omosessualità, quindi, non sarebbe che una moda: essere o non essere gay equivarrebbe ad aggiungere o togliere un bottone dalla giacca, aumentare o diminuire la lunghezza della gonna, scegliere un paio di scarpe dalla punta più o meno arrotondata.
L’argomento non è nuovo: lo stesso (ineffabile) Luca Volonté, in un suo recente “redazionale” sul tema dei Pacs, affermava che «intervenire per una legge-privilegio a favore di poche migliaia di persone, solo per il semplice fatto che essi dichiarino di sentirsi omosessuali, è un aborto giuridico».
Ce ne voleva, obiettivamente, per partorire un’argomentazione addirittura più offensiva di quella in base alla quale l’omosessualità consisterebbe in una malattia: eppure, incredibile ma vero, i nostri beniamini vaticani e i loro infaticabili servi sono riusciti nell’impresa; a prezzo, bisogna ammetterlo, di chissà quali inenarrabili sforzi di immaginazione.
Chissà se ai dispensatori di simili idiozie accada, sia pure occasionalmente, di sentirsi un po’ coglioni: ancorché di questi tempi la moda di provare un barlume di vergogna risulti assai poco diffusa.