Davide Rondoni su Avvenire:

E comunque la si metta, sta di fatto che il 21 inizia la primavera [caspita, iniziamo con uno scoop…]. San Benedetto la rondine sotto il tetto, ecc ecc. [chi la fa l’aspetti, chi non risica non rosica, trentatré trentini andarono a Trento…] Rondine o non rondine [questo è il problema: se sia più nobile d’animo…], il calendario dice che la primavera inizia quel giorno [giusto, attenersi ai fatti: quello che si dice una cronaca lucida e spietata].
E visto che tra cambiamenti del clima, caldi che si susseguono a ghiacci [caspita, la storia deve essere ambientata nel Precambriano: interessante…], venti gelidi a mattini tiepidi [eh no, signora mia, non si sa più come vestirsi, guardi, non ci sono più le mezze stagioni], e nel bailamme di notizie, tra climatologi d’opposte scuole, non si capisce più quasi niente [questo è poco ma sicuro: non si capisce niente], teniamoci a quel che è certo [la legge di gravitazione universale?]: la data sul calendario [ah, mi aspettavo meglio], e i segni nella natura [ecco, la natura. mi pare che stiamo venendo al punto].
In questi giorni poi, la retorica elettorale abbonda dei soliti vecchi richiami al fatto d’esser ‘nuovi’. E a sentir parlar di ‘nuovo’ in quella maniera vien voglia di portare i signori candidati all’aperto, farli inginocchiare con le mani legate dietro la schiena [immagine di rara leggiadria], e compiere la stramba allegra esecuzione: abbassare il loro viso fino alla terra, a sentire il profumo d’erba, il lieve odore speziato di un fiore [roba che manco nelle comunità hippy].
Quelli sì, nuovi. Insomma, la data è quella, e i fiori, il fermento delle semine [Rondoni bucolico], le dolci allegrie del sangue [Rondoni ematologico], le luci chiare in cielo [Rondoni astronomico: quando si dice una personalità eclettica, eh?] ci sono. Dunque, se pure come capita per tante altre faccende nella vita di oggi, pare più difficile riconoscerla e chiamarla con il suo nome, ecco: la primavera sta iniziando [oddio, non mi pareva che fosse in atto un attacco laicista contro la primavera, ma insomma…].
Indizi intorno, segni addosso [mmm, andiamo sull’erotico…]. C’è un rinnovarsi di energie, un erompere di nuovi colori [dipende da quello che ti cali: una volta, per esempio, uno che conoscevo ha visto l’arcobaleno nella tazza del cesso].
Il fortissimo e commovente Giacomo Leopardi [aho, forte ‘sto Leopardi, eh? proprio ganzo, cazzarola] si rivolge così alla luna: «Tu sai, tu certo a qual suo dolce amore/ rida la primavera?». Questo sorridere della natura, dei fossi [i fossi sorridono?], delle cime degli alberi, ma anche in noi, l’aprirsi di sensibilità, di gusti, è rivolto a un ‘dolce amore’? O è un sorriso scemo, un ridere a vanvera? [a vanvera, effettivamente, mi pare piuttosto appropriato] Una specie di sorriso demente? [ecco, ci stiamo avvicinando] Se lo chiede il grande poeta dando voce alla domanda di ogni persona che non sia sfigurata dai colpi di rasoio [dev’essere la giornata delle immagini leggere, non c’è che dire] della superficialità. Questo promettersi di vita, irrefrenabile corsa a sbocciare, a offrire frutti è solo un’inutile generosità momentanea della natura? Un’illusione? [temo di non aver capito la domanda] Oppure la luna sa, anche se i nostri occhi non vedono, che c’è un dolce amore che è destinatario di questo sorriso… [giuro che non ho capito una parola: ma di che parla ‘st’articolo?] Non è per spegnersi nel niente [come? devono essersi mescolate le parole: sarà la primavera…]. Da sempre gli uomini hanno atteso e propiziato l’arrivo della primavera. L’hanno chiamata. Con riti di ogni genere, e con opere di parole, di ritmo [opere di ritmo? cos’è, un nostalgico richiamo alle vecchie catene di montaggio della FIAT?]. Riconoscendo che la vita desidera la vita, non la morte [l’acqua desidera l’acqua, non il fuoco, e il silenzio desidera il silenzio, non il rumore: vado bene? imparo in fretta, eh?]. Diciamo di saperlo, che è ovvio [ma cosa?].
Però la primavera ci sorprende [oddio, pure questo articolo non scherza, eh?]. Questo suo sorriso in cerca di un dolce amore ci stupisce, anche solo per un istante. E un poco inquieta [in effetti mi sto inquietando parecchio]. La natura stessa provvede a non farci sembrare tutto, letteralmente, solo ‘rosa e fiori’ [rosa? una rosa sola? che tirchieria…]. Già nel fiorire dei giardini avvengono tante lotte [ahhh ecco, arriviamo al dunque]. In questo slancio di desiderio vitale si incontrano contrasti, difficoltà, e contraddizioni [ci siamo: immigrazione, pensioni, disoccupazione, conflitto generazionale, insomma i temi importanti: vai così che vai bene]. Come quella da molti patita [ecco che arriva la denuncia sociale]: le allergie [maddai, no, ma come le allergie? una rincorsa di un chilometro per parlare delle allergie?].
Strana contraddizione nel momento in cui i sensi si accendono. E soprattutto, proprio nei giorni dell’inizio della primavera arriva la festa cristiana della Pasqua.

Adesso ho capito: una trentina di righe per dire che domenica è Pasqua.
In occasione del prossimo Natale, se tanto mi dà tanto, dobbiamo aspettarci un volume intero.
Auguri.

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