«Inoltre, l’atto eutanasico, anziché garantire una morte con dignità, non contribuirà forse a far diminuire la nostra attenzione e la nostra responsabilità verso i malati nel lenire il loro dolore e nell’assisterli?» (Comitato Verità e Vita)

Advertisements

Nella prova e nella malattia Dio ci visita misteriosamente e, se ci abbandoniamo alla sua volontà, possiamo sperimentare la potenza del suo amore. (Joseph Ratzinger durante la visita all’ospedale San Giovanni Battista del Sovrano Militare Ordine di Malta, 2 dicembre 2007)

Dire di no all’eutanasia non significa togliere al singolo il diritto di autodeterminarsi, ma combattere la deriva della burocratizzazione del morire che si sta imponendo nel nostro mondo. (Francesco D’Agostino, Avvenire, 27 novembre 2007)

Desideravo soffrire e sono esaudita. Ho sofferto molto, da parecchi giorni. Una mattina, durante il ringraziamento, ho provato come le angosce della morte, e con ciò nessuna consolazione! Accetto tutto per amore del buon Dio, perfino i pensieri stravaganti che mi vengano alla mente e mi danno noia. (Santa Teresa di Lisieux, 4 giugno 1897)

«La tentazione dell’eutanasia appare come uno dei sintomi più allarmanti della cultura della morte che avanza soprattutto nelle società del benessere». (Joseph Ratzinger al Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, 17 novembre 2007)

E’ sempre umanamente e deontologicamente apprezzabile che il medico mantenga stretti rapporti con la famiglia del malato, purché non le ceda mai il potere decisionale ultimo e definitivo della sospensione dei trattamenti: è un potere che spetta solo a lui. (Francesco D’Agostino, Avvenire, 16 novembre 2007)

Non possiamo pretendere di essere i padroni assoluti della nostra vita e del nostro destino, né che la sofferenza sia eliminata del tutto. (Paola Binetti durante la conferenza “La questione di fine vita”, 26 ottobre 2007)

«Eluana è in coma persistente da anni e anni. Non è morta; è malata». (Francesco D’Agostino, Avvenire, 18 ottobre2007)

Niente arricchisce gli altri come il dono gratuito della sofferenza.

(Karol Wojtyla, dal discorso ai medici, agli infermieri e agli operatori del mondo sanitario polacco presso la nuova clinica cardiochirurgica dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Cracovia, 9 giugno 1997)

Dal Corriere della Sera:

Matrimonio in articulo mortis. Si chiama così nel diritto canonico il legame indissolubile tra due persone di cui una in punto di morte. È il caso dell’agente del Sismi Lorenzo D’Auria, in coma irreversibile dopo essere rimasto ferito lunedì in Afghanistan nel corso dell’operazione che ha portato alla sua liberazione e a quella di un commilitone rapiti da una banda afghana.
(…)
Come ha confermato Mario D’Auria, il padre del paracadutista 33enne, il figlio e la compagna avevano da tempo manifestato il desiderio di convolare a nozze, ma gli impegni militari avevano sempre fatto rimandare la loro unione. La coppia ha già tre figli, l’ultimo dei quali di soli due mesi. Il trentatreenne è tenuto in vita solo grazie a un respiratore artificiale.

Niente da dire.
Tuttavia, siccome sono un laicista della peggiore specie, non posso fare a meno di pormi una domanda: come mai, se il padre del paracadutista avesse aggiunto che il figlio aveva da tempo manifestato la propria volontà di non vivere grazie a un respiratore, non avrebbero acconsentito a staccarglielo?
Ho consultato accuratamente il Codice di Diritto Canonico, ma non sono riuscito a trovare gli articoli che disciplinano la “Tortura in Articulo Mortis”.
Deve far parte della prassi.