Il contagio della libertà

September 2, 2008

Beppino Englaro sull’Unità di oggi:

Ho notato, con amarezza, che le persone restie ai condizionamenti – delle quali Eluana era una evidente esemplare – vengono mal tollerate dalla nostra società perché, reclamando l’esercizio delle loro libertà fondamentali, sovvertono l’ordine prestabilito, e questo infastidisce e spaventa. Non si coglie che essi sono una ricchezza per la collettività, uno sprone al pensare da sé, un contributo al pacifico e prezioso fermento civile. Forse si teme il contagio che la libertà, come l’allegria, sanno muovere tra le persone dalle sensibilità affini.

All’affollato esercito dei blateranti suggerirei sommessamente di leggere e rileggere, se possibile imparando a memoria.
E di vergognarsi un bel po’.

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Distanze terminali

August 4, 2008

Cliccare sulle immagini per ingrandirle.
Quanto alla distanza tra la cosiddetta opinione pubblica e la cosiddetta politica[1], ci vorrebbe invece un link per rimpicciolirla un po’.
In scala 1:1, nel blog, non ci sta.

Corriere.it

Repubblica.it

[1] Con le dovute eccezioni, s’intende.

Da Avvenire di oggi:

Scienza e Vita auspica che “Eluana possa continuare ad essere accudita amorevolmente dalle suore che da anni le garantiscono l’alimentazione e l’idratazione”.

Regalare alle suorine una barbie no, eh?

Converrete con me che più si aggiungono pezzi, più il mosaico diventa inquietante…

I giudici italiani discriminano espressamente una categoria di malati: quelli incurabili che mancano di “coscienza e percezione del mondo esterno”. D’ora in poi, verso questi malati, la domanda non sarà più: come curarli e assisterli al meglio? Ma piuttosto: quando e come ucciderli? (Comitato Verità e Vita)

Fate attenzione al metodo: vado in giro a blaterare che nessuno può decidere, e così facendo finisco per decidere io.
Niente male, eh?

Chi può decidere sulla vita di questa ragazza, e delle centinaia di persone in stato vegetativo, o malate, che ogni giorno vengono seguite e curate con amore negli ospedali e nelle varie strutture di accoglienza del nostro Paese? (Avvenire, Speciale “Eluana: una vita”)

Ci siamo, mi pare: la sovranità della volontà del paziente è “pretesa” e l’obbligo del medico di rispettarla è “inedito”.
Sono incerto se rubricare la dichiarazione alla voce “Zitto, stronzo, e fatti la puntura” o “La Costituzione, questa sconosciuta”.
Fate un po’ voi.

In questa paradossale zona bioeticamente grigia, il principio ippocratico di “garanzia” è stato svuotato dall’interno e il dovere dei medici, da quello di operare per la vita,­ è stato riformulato in quello (del tutto inedito!) di porsi al servizio di una pretesa (peraltro nel nostro caso ben poco documentata) volontà sovrana del paziente di interruzione di ogni terapia. (Francesco D’Agostino, Avvenire)

Anche oggi ho poca voglia di scrivere, e come se non bastasse a studio non ho una cam degna di questo nome.
Dovrete accontentarvi della voce, ammesso (e per niente concesso) che abbiate la pazienza di arrivare fino in fondo.
Saluti.

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Mi punge vaghezza che se Eluana Englaro potesse parlare avrebbe qualcosa da ridire sul fatto che la sua faccia venga usata impunemente per una campagna contro il testamento biologico.
In altre parole: c’è qualcuno che cerca di far rispettare la sua volontà, e qualcun altro che si avvantaggia del fatto che non possa più esprimerla.
C’è bisogno di aggiungere altro?

Non so se sia ragionevole aspettarsi di tutto dalle sentenze dei tribunali, come dice Don Chino: quello che è certo è che da quelle degli integralisti mi aspetto di tutto già da un po’…

«Di questo passo aspettiamoci di tutto, nei prossimi anni. Qualche tribunale sentenzierà che i menomati, i malformati dei ricoveri non dovranno più vivere, perché sono un peso ai parenti e un onere economico alla società». (Don Chino Pezzoli, Fondazione Promozione e Solidarietà Umana, Libero, 22 luglio 2008)

Post ricevuto da un amico, e volentieri pubblicato.

Scusate il mio stile un po’ messianico. Credetemi, lo faccio senza compiacimento. Se vi dà fastidio, prendetemi con ironia. Da cristiano, sono fissato con la figura di Gesù Cristo. Per me leggere il Vangelo è come essere preso a schiaffi, o ricevere un pugno nello stomaco, o essere svegliati con un secchio d’acqua gelata. È la mia coscienza ad essere svegliata, perché Gesù parla il linguaggio della verità senza compromessi.
Il percorso della verità, quella religiosa, non è un percorso di freddo e distaccato ragionamento, come a dimostrare un teorema matematico o la colpevolezza di un imputato. È piuttosto un percorso di empatia e misericordia, un percorso di commozione e di dolore. È per questo che Gesù parla per parabole e non per sillogismi. E per capire cosa dice il Cristo, bisogna salire con Lui sul Calvario, bisogna aiutarlo a portare la croce per almeno un piccolo tratto, come fece il Cireneo.
È proprio per questo che Madre Teresa di Calcutta diceva che la missione di ogni cristiano è riconoscere Gesù nel proprio prossimo e condividerne il dolore. Perché solo condividendolo potremo capirlo veramente, e veramente provare ad alleviarlo. Ora prendetevi 5 minuti, rilassatevi, respirate profondamente, liberate la mente… e poi cominciate a leggere la storia di Eluana e di suo padre, con calma, senza pregiudizi, senza certezze deduttive… Immedesimatevi in lei, immedesimatevi in lui… ma non troppo, no, perché altrimenti la commozione vi toglierà il respiro, comincerete a piangere, e il vostro dolore si trasformerà presto in rabbia, rabbia contro il diabolico Ferrara, i viziosi teocon, i virtuosi teodem, il severo Bagnasco e perfino il cioioso Ratzinger. Contro tutti quei farisei, perché farisei li avrebbe chiamati Gesù, che invece di immedesimarsi in una donna e in un uomo, invece di volere mettere fine alla loro insopportabile tortura, si immedesimano in Dio (niente di meno!) e pretendono di sapere, attraverso impeccabili e asettici ragionamenti, cosa Egli voglia, giustificati dal fatto che Dio avrebbe incaricato proprio loro (ma che caso!) dell’interpretazione della Sua legge.
Queste persone parlano continuamente di Ciòia… parlano continuamente di Vita. Invece di compassione e morte parlano raramente, forse perché ne hanno troppa paura.

Paolo Di Muccio, logico matematico