Buio, controbuio, over/ 6

October 15, 2008

E il primo che si azzarda a dire che sono razzisti è un negro.

Buio, controbuio, over /5

October 13, 2008

Ho l’orribile sensazione che ‘sta rubrica sia destinata a diventare un evergreen

Buio, controbuio, over /4

October 3, 2008

Quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni, va verso la libertà. Ma il razzista non vuole la libertà. Ne ha paura. (Tahar Ben Jelloun)

Cliccare qua per un’adeguata colonna sonora.

Buio, controbuio, over /3

October 1, 2008

Dalla Repubblica.it:

L’hanno fermato all’uscita da scuola, braccato, pestato: un piede sopra alla testa, le manette e poi le botte, anche all’interno della macchina di servizio. Sette agenti della polizia municipale di Parma – questa la denuncia fatta in mattinata ai carabinieri del Comando locale – hanno aggredito alle 18,25 di ieri al parco cittadino ex Eridania Bonsu Emmanuel Foster, giovane studente ghanese di 22 anni – riducendolo con un occhio nero, una gamba malmessa (il ragazzo zoppica) e diverse lesioni, come testimonia il referto ospedaliero.
(…)
Il giovane racconta di essere stato insultato: insulti razzisti. Gli è stato negato il permesso di telefonare a casa: solo alle 23 è arrivato il padre dello studente. Senza spiegazioni plausibile davanti a quell’occhio nero “mi hanno detto che era caduto ed era stato fermato perché non voleva dare le sue generalità” ha detto il padre, il giovane è stato rilasciato. E la polizia ha consegnato alla famiglia Bonsu una busta del Comune di Parma contenente i verbali con scritto sopra: “Emmanuel negro”.
(…)
Emmanuel chiede più volte di telefonare. “Mi è stato negato, ma sono maggiorenne e ne avevo diritto. Mi dicevano “negro muoviti” e poi…poi alle 22 hanno chiamato mio padre.

Mi sono permesso di incollare gli stralci più significativi, ma credetemi: vale la pena di leggerla tutta, questa edificante impresa dei vigili urbani di Parma.
Qualche giorno fa mi chiedevo quante volte dovrò ancora vergognarmi, per essere nato in un paese che si è ridotto così.
Mi punge vaghezza, tuttavia, che farei prima a contare quelle in cui non sarò costretto a farlo.

Buio, controbuio, over /2

September 25, 2008

Milano, 14 settembre 2008:
Castelvolturno, 18 settembre 2008:
Roma, 24 settembre 2008:


Torno a ripetere: quante volte dovrò vergognarmi, ancora, per essere nato in un paese che si è ridotto così?

Buio, controbuio, over /1

September 23, 2008

L’altra sera, dovendo andare a prendere una persona alla stazione ed essendo arrivato con qualche minuto di anticipo, ho pensato di ingannare l’attesa fermandomi da McDonald’s per mangiare un cheeseburger.
Così, dopo aver parcheggiato ed essere entrato nel locale, mi sono messo diligentemente in fila (cercando di scegliere la fila più breve, si capisce), e proprio davanti a me ho trovato un signore sui sessanta con i capelli bianchi tagliati a spazzola, presumibilmente arabo, che teneva per mano un bimbetto (su due piedi si sarebbe detto suo nipote, o il figlio di un caro amico) di sei o sette anni.
Orbene, quando è arrivato il suo turno il mio occasionale vicino di coda, invece di chiedere a voce come fanno tutti, ha mostrato al commesso un biglietto su cui qualcuno aveva appuntato in bella grafia (probabilmente per fargli un favore) i panini e le bibite da ordinare.
Il bel giovanotto che lavorava alla cassa, dall’aspetto vigoroso e decisamente ariano, ha letto attentamente la nota (con l’aria grave di chi sta esaminando un passo della Divina Commedia), e dopo aver stipato (non senza una certa accidia) le vivande in una busta di carta (sul foglietto c’era anche scritto “a portar via”) si è premurato di chiedere al canuto signore: «Voi ‘a sarza?»
L’avventore, che evidentemente non parlava italiano (il che, onestamente, appariva intuitivo: ci sarebbe stato bisogno del biglietto, in tal caso?), ha sgranato gli occhi, e subito dopo ha scosso la testa con una certa timidezza, come per dire “mi spiace, ma non capisco”.
Il virile inserviente (il quale, sia inteso, non aveva dato gran prova di conoscere l’italiano neppure lui) ha allora increspato le labbra in un’espressione tra il disgustato e l’esasperato, degnandosi al contempo di esperire un ulteriore tentativo: «Du iu uant som soze?»
Il signore dalla pelle bruna, non si sa bene perché non conoscesse l’inglese o perché non riuscisse a interpretare nel modo corretto lo sgorbio anglofono maldestramente pronunciato dal suo interlocutore, ha scosso nuovamente il capo, stavolta con un’espressione più marcatamente dispiaciuta (al limite della sottomissione), che pareva dire “mi dispiace davvero, ma non parlo nemmeno l’inglese”.
Il nerboruto cameriere, a questo punto, ha perso decisamente la pazienza: sbuffando, scuotendo la testa e assumendo un’espressione di aperta insofferenza, ha sbattuto con mala grazia la busta in mano al cliente (il quale, sia chiaro, aveva già regolarmente estratto il denaro necessario a pagare quanto acquistato), scandendo a voce alta, in modo che tutti potessero udirlo, la seguente frase: «Aho nun parli itajano, nun parli inglese, ma che cazzo de lingua parli? La parlerai ‘na lingua der cazzo, no?»
L’arabo ha afferrato il pacco con delicatezza e subito dopo ha abbassato gli occhi, rivolgendoli al bambino con un’aria mortificata che sembrava dire “mi dispiace che tu sia finito con me in questo posto, e che ti sia toccato sentire questo tizio che alza la voce senza motivo; ma che vuoi farci? E’ la vita, che va così” (diceva tutte queste cose, quello sguardo, o almeno a me è parso che le dicesse).
Fosse stato un altro giorno (un giorno qualunque, uno dei tanti giorni in cui mi capita, e chi mi conosce sa che mi capita spesso) l’avrei sbranato vivo, quel cameriere; invece, assistendo a quella scena, l’unica cosa che mi è riuscita è stata provare una grande stanchezza, una prostrazione profonda, un senso di debolezza che mi pervadeva dalla testa ai piedi.
Così, per una volta, non ho detto una parola.
Mentre pagavo il mio cheeseburger, mi sono sorpreso a domandarmi quanta vergogna dovrò ancora provare, per essere nato in un posto che si è ridotto così.

(Prostituta nigeriana, Parma, comando dei Vigili Urbani)

Odio l’estate

August 7, 2008

Dal Corriere.it:

Di misure contro il «rovistaggio», una pratica diffusa soprattutto tra anziani, nomadi e senza fissa dimora che nella spazzatura trovano una risorsa per sopravvivere, si era già parlato durante il consiglio straordinario sulla sicurezza il 7 luglio. (…) L’odg impegnava il sindaco ad emettere «apposita ordinanza comunale al fine di vietare in maniera tassativa il rovistaggio e recupero di rifiuti già collocati all’interno dei cassonetti, incaricando il Corpo della Polizia Municipale e le Forze dell’Ordine al rispetto del succitato provvedimento».

Ibidem:

Sarà armata la polizia urbana di Roma. Lo ha annunciato ieri sera il sindaco Gianni Alemanno. «Dopo 35 anni — ha detto — la polizia municipale di Roma torna ad avere un armamento per garantire l’autodifesa e la difesa dei cittadini». È stata una lunga trattativa con il sindacato quella che ha portato all’accordo. Hanno firmato tutte le sigle, salvo gli RdB. E alla fine c’è stato un applauso. A settembre ci sarà il voto del Consiglio comunale.

Per la serie: polizia municipale, mani in alto e giù la monnezza!
Meglio cantarci su, va’…

Bruno Martino
Estate, 1960

Ricevo e pubblico questo testo, redatto da alcuni operatori di una struttura di accoglienza per minori e pervenuto a un mio amico attraverso un Consigliere Comunale di Torino.

Invio a tutti voi il racconto di un episodio a dir poco imbarazzante per le forze dell’ordine e rivelatore del clima che aleggia nei confronti dei nomadi presenti sul territorio.
Venerdì sera alle ore 19.30 circa due carabinieri hanno fermato un ragazzo minorenne di etnia rom durante “un normale controllo” in un parco rionale di Torino. Quello che non è normale è che il ragazzo, che risiede in una struttura di accoglienza, è stato ammanettato dietro la schiena con violenza, presi a pugni e sbattuto più volte con violenza contro il muro semplicemente perché NON IN POSSESSO DI DOCUMENTO IDENTIFICATIVO. I carabinieri si sono limitati a portare il ragazzo presso la struttura di accoglienza (dove peraltro sta effettuando un percorso di reinserimento all’interno della società con buoni risultati), richiedere conferma dell’identità del ragazzo ed i documenti dell’operatore presente, commentare l’episodio con frasi come “Verrà segnalato il fatto a chi di dovere”, “Ora il clima è cambiato, vi facciamo chiudere”, “La prossima volta che lo troviamo senza documenti lo arrestiamo per resistenza a pubblico ufficiale”, “I ragazzi italiani non hanno strutture come queste”, frasi che denotano atteggiamenti stereotipati, razzisti ed ignoranti. Se ne sono andati SENZA AVER LASCIATO UN VERBALE, cercando quindi di non lasciare tracce.
Evidentemente non sono bastate le rassicurazioni delle altre persone presenti al parco che hanno spiegato la provenienza del giovane e le sue difficoltà linguistiche, le continue richieste di spiegazioni dell’operatore e l’evidente non pericolosità del ragazzo per preservarlo da un trattamento che indica una chiara volontà politica di intimidazione nei confronti dei diversi.
Provate a pensare se vostro figlio, al parco, senza documenti perché li ha dimenticati a casa o perché ha meno di 15 anni, ricevesse un trattamento simile e vi fosse riportato a casa ammanettato e picchiato, con due energumeni che sbraitano frasi come “Non c’è più rispetto per la divisa che porto” e ancora “Dovreste insegnare l’educazione a vostro figlio”. La domanda che pongo a tutti è: Quale sarebbe la vostra reazione? Non credo solo indignazione, credo anche denuncia e mobilitazione. Ed è proprio quello che dovremmo fare tutti insieme: denunciare il clima, i mandanti (visti gli episodi di questi giorni non mi sembra sia un caso isolato) e gli esecutori,
nonché mobilitarci e far sentire la nostra voce per porre fine a questi vergognosi abusi.