Ad libitum

May 11, 2007

Bighellonando per la rete nella pausa pranzo, mi imbatto in una pagina web in cui ci si occupa di pubblicità:

«Ecco i venti passi che un utente percorre per diventare un cliente grazie alla pubblicità:

  1. La prima volta che una persona vede una pubblicità non la vede.

  2. La seconda volta, non la nota.

  3. La terza volta, si accorge della sua esistenza.

  4. La quarta volta, si ricorda solo di averla già vista prima.

  5. La quinta volta, la legge.

  6. La sesta volta, punta il naso all’insù verso di essa.

  7. La settima volta, la legge e dice “O signore!”

  8. L’ottava volta, dice: “Ecco ancora quella confusa cosa!”

  9. La nona volta, si domanda che cosa sia.

  10. La decima volta, chiede al suo vicino se ha provato il prodotto pubblicizzato.

  11. L’undicesima volta, si chiede quanto possa costare.

  12. La dodicesima volta, pensa che potrebbe essere una cosa interessante.

  13. La tredicesima volta, pensa che forse potrebbe valere qualcosa.

  14. La quattordicesima volta, si ricorda di aver sempre voluto una cosa del genere.

  15. La quindicesima volta, è tormentato perchè non è in grado di acquistarlo.

  16. La sedicesima volta, pensa che un giorno o l’altro lo comprerà.

  17. La diciassettesima volta, scrive un appunto per ricordarsi di comprarlo.

  18. La diciottesima volta, impreca contro la sua povertà.

  19. La diciannovesima volta, conta i suoi soldi con attenzione.

  20. La ventesima volta che vede quella pubblicità, la persona compra ciò che viene offerto.

La progressione descritta è stata stilata da Thomas Smith nel 1885 a Londra. A quel tempo in cui Internet non esisteva ed il marketing era basato sopratutto sul passa parola, la natura umana si era già rivelata a Thomas Smith facendogli descrivere i passi che spingono una persona ad acquistare un prodotto dopo averlo visto e rivisto in una pubblicità. Al giorno d’oggi a seconda dell’audience, del prodotto pubblicizzato, della pubblicità e di altri fattori il numero di impressioni necessarie a portare il consumatore all’acquisto può variare sensibilmente sia in positivo che in negativo, resta comunque valido un concetto fondamentale: la ripetizione è una delle chiavi del successo di una campagna pubblicitaria».

Dopo appena cinque minuti, mentre qualcuno mi porta su un caffè, trovo su Zenit il testo della nota con la quale i vescovi brasiliani hanno espresso le loro preoccupazioni per la situazione politica del paese:

«La svalutazione della dignità umana e la mancanza di criteri evangelici ed etici sono alla base della banalizzazione della vita, che porta alla violenza crescente nel nostro Paese. Torniamo a condannare tutti i tentativi di legalizzazione dell’aborto e di manipolazione di embrioni umani a scopo terapeutico. E’ necessario difendere la vita dal concepimento alla fine naturale».

Google mi conferma che le ripetizioni, in questo caso, sono decisamente più di venti: anche in questo caso gli utenti, immancabilmente, comprano.

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14 Responses to “Ad libitum”

  1. Petite Julie said

    Ma come le pensi… 😉

  2. bleek said

    Non ho tempo di leggere tutto…
    che post lunghi…..
    ripasso questa sera.
    Bel template, se mai avro’ bisogno di una mano mi rivolgero’ a te allora. 😉

  3. giulia said

    Non ho letto neanche una parola ma devo dirti bravo, verrò più volentieri a trovarti ed i miei occhi godranno di più di quello che scrivi … ora vado a leggerti.

    P.S. Una volta ho provato a dirtelo in modo diverso (chissà se il messaggio era arrivato!). In modo tortuoso avevo scritto: “Ogni tanto bisogna saper dare un po’ di colore” (il mio pensiero vero però era “Alessandro, perchè non togli tutto quel nero?”)

  4. giulia said

    Adesso ho letto proprio tutto. Sulla pubblicità qualcuno si sottrae in modo così scientifico che la “ripetizione” non è proprio possibile. Non guardo le pubblicità, mai e talvolta mi trovo in difficoltà quando qualcuno dice “… come nella pubblicità …” e poi mi guardano come una extraterrestre quando candidamente confesso che “non la conosco, non guardo la pubblicità”. Riguardo alla parte finale del post e ad altre ripetizioni, il discorso è diverso. Se uno può sottrarsi a google (senza fare le ricerche che fai tu) è un po’ più difficile sottrarsi ai telegiornali.
    Che la “Chiesa” però difenda il “valore della vita” è una cosa che non dovrebbe stupire nessuno.
    Peccato che non difenda allo stesso modo il “valore di tutte le vite”, questo sì, si potrebbe dire.
    L’aborto è un tema delicatissimo e una donna che vi ricorre inevitabilmente si porta dietro una ferita aperta sempre. Scusa se sono stata molto prolissa, ma era da un po’ che non lo facevo qui da te. Un abbraccio.

  5. Alessandro Capriccioli said

    @petite julie-> ma come le pensano loro…

    @bleek-> 😀

    @giulia-> visto che telepatia?

    @giulia (reprise)-> sottolineavo un altro aspetto: la curiosa ripetizione delle stesse parole, esatte, a percussione. Uno spot, appunto. Del resto si può discutere, anche se -come sai- io ho le mie idee.
    Un bacio.

  6. giulia said

    Mi sfugge sempre qualche cosa … non c’è niente da fare! Un abbraccio.

  7. Dyotana said

    Personalmente (io, io, io)ho amici omosessuali che vivono insieme, e il problema di doverli discriminare non me lo pongo nemmeno.L’unica mia perplessità (mia, mia, mia) riguarda l’adozione di figli. Lo so che altrove è possibile, ma mi chiedo se questo non produca confusione mentale nei piccoli. Sto qui a pensare ancora alla storia di Mara Siclari, e soprattutto, ai suoi bambini.

  8. ILLAICISTA said

    Mettiamoci anche la Tv, la radio…e i giochi sono fatti.

  9. ILLAICISTA said

    @Dyotana
    Non sono informatissimo, ma secondo anellidifumo (trovi il link da me) dagli studi effettuati all’estero, risulta che i bambini adottati da coppie omosessuali, hanno una crescita non distinguibile dai figli di coppie etero.
    Comunque, ovviamente, comprendo bene le perplessità..

  10. marcop said

    alleluja dopo un giorno e 9 commenti ci sono arrivato ,(veloce e!)mi viene in mente una frase di bennato – i migliori in questo campo siamo noi è una ditta specializzata……….- penso che nel marketing la chiesa sia ai primi posti nella classifica mondiale.
    marco

  11. Anonymous said

    Ripropongo qui, stimolata dalle riflessioni di Dyotana e Illaicista, un commento che ho scritto nel mio blog:

    cominciamo con un sorriso: http://www.unita.it/vignette.asp?IDcanale=101&tema=VIGN01

    che introduce un pensiero: l’istituto del matrimonio serve a regolare i rapporti economici, di responsabilità e le linee ereditarie all’interno della famiglia. (Forse è per quest’ultimo argomento che il potere chiesastro ha sempre osteggiato il matrimonio dei religiosi. Diversamente non sarebbero così ricchi.)
    L’esperienza mi dice che non basta una firma su un contratto matrimoniale per garantire quelle funzioni solidaristiche, protettive, di sviluppo, di educazione ai sentimenti che sono il contrappeso positivo alle problematiche così ben descritte dai sacri mostri che citi. (Laing, Cooper …) Quindi il differenziale non sta nella legge ma nei sentimenti e nella qualità degli individui che compongono il nucleo. Per me è famiglia anche una coppia senza figli, quindi.
    Mi pare anche di leggere un’evoluzione dell’aggregazione umana – dalla tribù, al clan, alla famiglia, al nucleo monoparentale – man mano che crescono le garanzie di sopravvivenza fornite dalla comunità più allargata – lo Stato – si riducono i livelli di protezione delegati al nucleo familiare. Per me è una famiglia anche una coppia omosessuale. Ho già detto che sono contraria ai DICO perché, oltre ad essere di un’ipocrisia siderale, li trovo inutili: vedrei meglio il matrimonio esteso agli omosessuali. Quest’ultimo aprirebbe l’argomento adozioni, argomento che affronterei in un passo successivo, con molta cautela e sperimentando passo dopo passo. Continuando a pensare, comunque, che la differenza la fanno i sentimenti, la texture delle persone e non il genere. Per secoli, nei periodi di guerra, le famiglie erano composte, principalmente, da donne e figli. Senza dimenticare che non in tutto il mondo la cultura dei popoli ha espresso lo stesso modello solidaristico di cura parentale.
    E per finire mi fa molta paura la doppia coscienza, oltre che dei gerarchi vaticani, dei politici democristiani, più o meno demo, che si ergono paladini della famiglia, come se negli ultimi sessant’anni ci fossero stati al governo dei comunisti mangiabambini o dei velleitari anarchici. Richiedono la responsabilità storica solo agli ex-comunisti, tutti gli altri possono rinnovarsi ogni due per tre, tanto la strada la conoscono: una bella confessione e tutto si dimentica. Tutto non è mai esistito.
    E purtroppo abbiamo ancora il pentapartito al governo.
    Strada difficile quella della civiltà. :))
    Buon sabato
    Valeria

  12. Anonymous said

    Dimenticavo:
    facci sapere com’è andata eh…
    ciao v.

  13. Anonymous said

    Dimenticavo 2:

    – l’Alzheimer è contagioso :))))

    – sì, bello il nuovo template, più arioso :))

    – arioso fa rima con contagioso 🙂

    v.

  14. Alessandro Capriccioli said

    @giulia-> a tutti sfugge sempre qualcosa…un bacio.

    @dyotana-> è un bel problema, quello dei figli. ma temo che riguardi qualunque coppia…

    @illaicista-> ecco, appunto.

    @illaicista2-> ecco, appunto (once again).

    @marcop-> direi al primo posto in assoluto, è in top ten da 2000 anni…

    @valeria-> impervia, direi.

    @valeria2-> senz’altro.

    @valeria 3-> ariosità contagiosa? Niente male…

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